mercoledì 22 ottobre 2014

Monti Prama: 1974-2004. I Gigantinos: sovrani e Bue Api

Vd prima parte: Monti Prama: 1974-2004. E il tempio16 Ottobre 2014
Continuiamo la lettura del capitolo 10 di Sardôa Grammata del 2004, di Gigi Sanna.  
#Blog_Post #Giants_Of_Monte_Prama #Sardinia 

Cap. 10. IL TEMPIO NURAGICO A "COLONNE SOLARI" DI MONTI PRAMA DI CABRAS E I SACERDOTI GUERRIERI FIGLI DEL DIO YHW. 
[..vd. Introduzione..]

[..]10.2. I sei "Gigantuli" o Ggh[n]loy divini delle tavolette A3, A4, A5 di Tzricotu di Cabras
 
Il ritrovamento nel Sinis, a pochi passi da Monti Prama, delle tavolette bronzee che non a caso abbiamo chiamato da tempo (11) regali e magico-sacrali di Tzricotu consente forse oggi, proprio in virtù di una loro incontestabile forza oggettiva, quella che promana dalla scrittura/e particolare/i, dai nomi e dagli appellativi, dai numeri, dai simboli e dai disegni e da altro ancora, di offrire una risposta ad alcuni di questi interrogativi, anzi l'unica risposta, almeno per ora, possibile.    
   Le numerose statue di Monti Prama, i manufatti che gli archeologi tendono a collocare in un periodo che non va oltre l'VIII secolo a.C. vanno, così come molti dei bronzetti nuragici, riportate ad un periodo molto più antico perchè non sono, a nostro parere, che la riproduzione monumentale, post mortem, dei Re divini sacralizzati,di quei ggh[n]l'oy o Piccoli Giganti o Gigantinos (12) che dir si voglia, che tre delle tavolette mostrano (13) con i loro nomi, cognomi, soprannomi ed appellativi, figli del Padre Yahw, nome della divinità unica ma che si esplicita con chiarezza oltre che nel dio Sole Padre alato ('ab,'ab) e forza vitale taurina maschile dell'universo ('ag) anche nella Grande dea Luna -Terra o Yana, anch'essa necessariamente partecipe del bivalente simbolo sessuale taurino (14)
   La cultura cananea della tavolette sia con la superstizione per il numero divino tre e nove, astrazione alfabetica matematico-geometrica di Yah come divinità fondamentale maschile e femminile (associata talora a parche simbologie zoomorfiche) sia con il ricorso alla scrittura di tipo ugaritico, 'gublita' e paleo-cananeo, non possono non far pensare che anche i reges sardi del Sinis, chiaramente raffigurati e evidenziati con il determinativo divino (15) sotto il nome genitlizio, rientrino in qualche modo nella concezione escatologica cananea dell' immortalità, della non-morte (blmt) e della vita futura (hym), e quindi nel culto degli spiriti sacralizzati in genere (Rapi'uma) e dei re divini sacralizzati (malikuma) di Ugarit; culto anch'esso di origine siro-cananea e testimoniato nelle tavolette d'argilla ugaritiche (16); quello che, da tempo praticato in Israele, sarà, dopo il regno di Giosia, così sdegnosamente respinto e oggetto di continua esecrazione da parte dei seguaci israeliti dell' unico Dio Yahweh (17)
   Nel particolare rito riguardante la morte e sacralizzazione del re yh 'ag 'ab 'ab-y sardo di ispirazione cananea sembra inseririsi però, come si evince dai documenti di Tzricotu, un dato di cultura egiziana assai difficile da interpretare data la mancanza di informazioni dirette o indirette in proposito. Il sovrano toro divino è infatti espresso anch'esso dalla protome taurina (capovolta diventa, come si è visto, bn) la quale nella parte destra della gloria frontis, sembra manifestare un vistoso particolare che non solo che non solo tende a corroborare la la lettura da noi fatta della parola 'ab (18) ma pone anche il dilemma se l'allusione si esaurisca in sé e non vada oltre il significato dato dal simbolo, da ritenere solo onorifico, oppure se essa contenga un valore più esteso e intenda richiamare una cerimonia ciclica del potere e un rito del tutto simbolico o, all'opposto, un rito reale e drammatico. Ci riferiamo allo speciale corno sinistro che manifestamente in tutte e quattro le tavolette appare, più marcatamente, rispetto agli altri, "specie lunae corniculantis", secondo la nota espressione di Ammiano Marcellino (19) (Figura 1, ndr).  E pertanto sul re sardo defunto c'è da domandarsi se bue 'abi egli lo sia in quanto singolare figlio di Yahw e provvisto di titolo di eccellenza fisica e spirituale oppure se il segno e l'appellativo alludano a tutta la nota sequenza mitologica e rituale sulla morte violenta del toro egiziano. In altre parole: il sovrano sardo muore di morte naturale oppure, come il toro unico egiziano sacro alla luna, muore ucciso ed immerso nel "sacro fonte" (o con qualche altro specifico rituale) assieme ad un "bos femina", dal momento che per lui è finito lo "spatium vivendi praestitutum" (20)?

Figura 1 (ndr). In alto la tavoletta in bronzo Tzricotu A1 e le foto dei calchi delle tavolette A3, A4, A5. La tavoletta denominata in precedenza A2 (3) è risultata essere un calco mal riuscito di A4. In basso, disegni degli ideogrammi e lettere lineari incisi sulle tavolette (elaborato da: Gigi Sanna, Sardôa Grammata.’Ag ’ab sa’an yahwh-il dio unico del popolo nuragico, 2004, S' Alvure Editore) 

    Domanda che ne pone inevitabilmente anche un'altra, sempre scaturente dal mito e dal rito, e cioè se una volta 'morto' il sovrano dio 'ag abi non si andasse, così come per lo straordinario toro egiziano, a cercarne un altro,  con particolari segni spirituali e materiali. Dato questo che parrebbe confermato sia da un'appellativo singolare che è quello di ggh[n]l'oy che significa "piccolo gigante" (alludente verisimilmente alle sue qualità fisiche) sia dal fatto che le tavolette A3, A4, A5 non mostrano il rex con il nome di una medesima gens (21), quindi come emanazione dinastica, ma con il nome di gentes differenti tra le quali i sacerdoti -se così stavano le cose- avranno cercato, tra le tribù dell'Isola, il nuovo giovane "gigante" sovrano Bue Api.[...]

(continua)

11. Cf. Atzori -  Sanna 1996, p. 117
12. Per il significato e l'importanza documentaria di questo nome appellativo cf. la pp. 499-500, cap. 12. Che si tratti dei figli del Dio Yhw lo dimostra anche lo schema MF cosiddetto a zig-zag riportato da uno dei guerrieri (cf. fig. 5 p. 410). 
13. Per quest’ipotesi, da noi già avanzata (sia per affinità artistiche sia ideologico-culturali) tra le tavolette di Tzricotu e la statuaria di Monti Prama, si veda Sanna 2002 (in Quaderni Oristanesi, 47/48, pp. 81-82)
14. V. p. 158 tab. 20.
15. Il determinativo infatti, oltre che segnalare il nome e la presenza della divinità yhw, segnala anche quelli dei due antropomorfi centrali (del Figlio del Dio e del Padre terreno). V. tab.n. 14 alla p. 451.
16. Baldacci 1998, pp. 95-97
17. Idem 1998, cit. p. 162
18. V. p. 102 nota 8 del cap. 4 e tab. 25 e 4.13.10 p. 169
19. Hist. XXII, 14,7 (a cura di G. Viansino). E' vero che il torello egiziano è "insignis" anche per testimonianza tramandataci (Bue Apis del Museo del Cairo), per dei particolari diversi, come l'avere il ventre bianco, la punta della coda bianca, le zampe bianche e, soprattutto, il "latus dexterum" con figura di crescente lunare.  Ma potrebbe essere che i dettagli sulla straodinarietà dell'animale non fossero tutti elencati (Ammiano Marcellino ad es. cita solo il crescente lunare del fianco destro) da quanti ci parlano del bue menfitico. E' da ritenere che lo scriba sardo si è trovato, per al realizzazione dell'allusione grafica circa questo mito, di fronte all'insormontabile difficoltà di avere di fronte una protome taurina disarticolata e schematica e quindi impossibilitato a "scrivere" se non in quel particolare modo (e non solo cf. p. 361) il dettaglio significativo del bue (che poteva, o non, appartenere strettamente al mito), con la solita arte criptica e sottilmente allusiva. Il pugnaletto "distintivo" e l'amuleto delle tre colombe sembrano però, secondo la nostra lettura, confermare il dato del aprticolare riguardante il corno sinistro del toro di Tzricotu (cf. p. 193 e p. 124). 
   Comunque sia c'è da aggiungere che il dato mitico-rituale di cultura egiziana, che va a sommarsi nelle tavolette di Tzricotu anche ad un certo modo di scrivere le lettere e di usare il codice logografico e pittografico, potrebbe però non contrastare con i dati prevalenti di cultura cananea se si considera che il culto menfitico del bue Api è culto legato ad Osiride, il dio del sole o della luce, divinità questa con qualità e prerogative assai vicine a quelle del yahweh cananeo. 
20. Marcellino, ibid. XXII, 14, 17.
21. Cf. le pp. 119 e 123, cap. 4