martedì 28 ottobre 2014

Monti Prama 1974-2004. III. ll pettorale hošen e i signori giudici (šrdn)

Continuiamo la lettura del capitolo 10 di Sardôa Grammata del 2004, di Gigi Sanna.   
vd. seconda parte: Monti Prama: 1974-2004. I Gigantinos: sovrani e Bue Api22 OTTOBRE 2014

Fig. 1 Busto con pettorale (hošen) di šrdn di Monti Prama (G. Sanna, da Santoni). Figura presa da:  Lilliu 1977, p. 74, n.213. (Dal betilo aniconico alla statuaria nuragica, in «Studi Sardi», XXIV (1975-76), 1977, pp. 73-144.

Cap. 10. IL TEMPIO NURAGICO A "COLONNE SOLARI" DI MONTI PRAMA DI CABRAS E I SACERDOTI GUERRIERI FIGLI DEL DIO YHW. 
10.2. I sei "Gigantuli" o Ggh[n]loy divini delle tavolette A3, A4, A5 di Tzricotu di Cabras

[........] Comunque, sia presente o non l'aspetto rituale oltre che culturale di matrice egiziana, c'è da registrare un altro dato, stavolta 'israelitico' (in realtà di precedente cultura 'cananea') assai rilevante che viene offerto da un particolare dell'abbigliamento dei guerrieri di Monti Prama, vale a dire dal pettorale (hošen), quello che è stato generalmente inteso come parte pratica per la difesa del corpo o sacca per la custodia di oggetti funzionali all'uso delle armi (22). Si tratta invece con ogni probabilità, così come per il pugnale ad elsa cosiddetta "gammata" (23) che spesso lo sovrasta, di un vistoso oggetto simbolico legato alla sfera del sacro e del prestigio, quello che, nel Vecchio Testamento, viene descritto tra i famosi paramenti sacri creati appositamente, dietro ordine divino, da Mosè per il fratello, il guerriero-sacerdote Aaronne, al fine di celebrare i riti sacri davanti a Yahweh (24).
    Ora poichè non risulta da dati archeologici e linguistici che il cosiddetto pettorale sia appartenuto ad altre culture di altre popolazioni (se si escludono quelli ornamentali di Biblo e d'Egitto: cf. p. 411, figg. 6-7), si può pensare che questa parte del vestito dei guerrieri della piccola statuaria in bronzo e di quella in pietra di Monti Prama sia di derivazione cultuale cananea e israelitica, esito di quello stesso culto che, anche dal punto di vista della pratica religiosa, influenzò per tanto tempo la religione israelita seguace del Dio-solo Yahweh
   Del resto il pettorale di Aaronne nella Bibbia è detto 'del giudizio', termine questo assai significativo come quello che tende a suggerire che coloro che i faraoni chiamavano šrdn o 'signori giudici' siano da ricercarsi (raffigurati nei bronzetti e nelle statue di Monti Prama) espressamente in coloro che, tra le persone di spicco e di rango, portano il pettorale "in segno di dignità e gloria" (25), così come lo portavano il fratello di Mosè e i suoi figli per ordine di Dio. 
   Nel racconto biblico si dice esplicitamente che Yahweh vuole, attraverso la creazione di questo paramento con gli strumenti divinatori, che ci siano in terra, così come lui lo è in cielo, 'signori giufici', quelli che fanno rispettare la legge e danno, in casi assai difficili o impossibili da risolvere, 'responsi' sulle sue volontà. Stesso rapporto Dio-Giudice, interemdiario quest'ultimo dell'autorità e dei voleri divini, si riscontra non solo nei simboli della statuaria, piccola e non, ma negli stessi documenti epigrafici nuragici sardi che mostrano, come si è visto (26), che Yhw ha l'appellativo di šrdn, appellativo però che si trova, con buona probabilità, anche distintivo di un principe 'ag 'ab šrdn nel sigillo di Quirra (27) (figura 2, ndr). 
Figura 2: le pp. 262-263 di Sardôa Grammata, con il "sigillo di Quirra".   Si noti che nella pubblicazione originale di R. Ledda, l'oggetto in bronzo viene denominato "cartiglio". 
    Le tavolette-sigillo di Tzricotu per ora mostrano, con tanto di praenomen, di casato e di appellativi, solo tre re e tre padri di re (28) ggh[n]l'oy del Sinis, ma si può legittimamente sostenere che essi fossero tanti quanti quante erano le statue collocate nel "nuovo" tempio nuragico dei figli del Dio e della Dea celesti di forza taurina.
    Le statue dei "gigantuli", così come abbiamo ipotizzato nel nostro precedente lavoro (29), venivano in origine collocate nella tholos del tempio nuragico (piccoli o grandi manufatti lignei, quelli che, presumibilmente, avranno fatto da modello assieme ai bronzetti nuragici alle statue del Sinis) ed in seguito, con la costruzione a Monti Prama di un tempio a colonne (30) saranno stati di volta in volta collocati in questa sorta di tempio monumentale di famiglia, "palazzo" degli dei ma anche pantheon dei re figli degli Dei, riproducente verisimilmente, come si è detto, la stessa forma e le simbologie dell'architettura del nuraghe. 
       Non è da escludere che nel periodo dell'inizio dell'anno agrario (mesi di Settembre-Ottobre) avvenisse la cerimonia cultuale, il marzahu testimoniato dai testi ugaritici (31), una festa durante la quale "nella sala dei re divinizzati" si celebravano i sacrifici, i canti e le musiche (con cembali, arpe, launeddas ed altri strumenti evocatori degli spiriti dei nobili defunti) affinchè concedessero benessere e salute. Festa nella quale si consumava infine, con le carni delle vittime, il grande banchetto della comunità (32).
       Quanto alla domanda relativa alla tipologia architettonica del tempio in cui giacevano le statue si può sostenere che essa ripetesse qualle tradizionale in base a due argomenti che reputiamo di non poco peso. 
    Il primo è offerto dalla cultura magica e religiosa della società nuragica la quale mostra, attraverso le immagini delle tavolette-sigillo e degli altri documenti che si sono esaminati, il forte attaccamento (anche per motivi strettamente vincolati al concetto di inscindibilità tra immagine e parola) agli schemi monumentali consueti ed inamovibili del nuraghe, della tomba dei giganti e del pozzo sacro.
     Il secondo è dato dalla chiara documentazione archeologica, specificamente locale, vale a dire dai modellini di nuraghe complesso provenienti dalla stessa collina di Monti Prama. Ci riferiamo al cosiddetto betilo multiplo con nove torri in arenaria gessosa, presentato erroneamente dal Barreca come oggetto del IV-III secolo a.C., della civiltà fenicia (33), nonchè al modellino, ancora a nove torri, di nuraghe complesso, sempre proveniente da Monti Prama, riportato senza datazione dal Santoni (34) (vd. figura 3, ndr).


22. Cf. Lilliu, 1966, pp. 58, 60, 62, 66, ecc.
23. V. p. 193-195, cap. 5
24. Es. 28, 15: Farai pure il pettorale del giudizio, artisticamente lavorato..[...]..Sarà quadrato, doppio; avrà una spanna di lunghezza e una spanna di larghezza. Vi ncastonerai una serie di pietre.[...]...E si fisserà il pettorale mediante i suoi anelli agli anelli dell’Efod con un cordone violaceo, affinché il pettorale sia al di sopra della cintura artistica dell’Efod, e non si possa staccare dall’Efod.Così Aaronne porterà i nomi de’ figliuoli d’Israele incisi nel pettorale del giudizio, sul suo cuore, quando entrerà nel santuario, per conservarne del continuo la ricordanza dinanzi all’Eterno.Metterai sul pettorale del giudizio l’Urim e il Tummim.." Sull'Urim e il Tummim si è già detto (cf. p 36 nota 8). Aggiungiamo che il passo più illuminante per il loro uso si trova in 1 Sam. 14: 36-46: "E Saul disse:" O Dio d'Israele, perché oggi non hai risposto al tuo servo? Se l'iniquità è in me o nel mio figlio Gionathan, dà Urim; ma se tu dici così: l'iniquità è nel tuo popolo Israele allora dà Tummim. E Saul e Jonathan furono designati ma il popolo fu escluso". 
25. Esodo, 28, 2
26. Vedi pp. 276-278, cap. 6.
27. Vedi p. 262, cap. 6.
28. Cf. pp. 483, 484, 485, cap. 11
29. Cf. Atzori -  Sanna 1996, p. 131
30. Le colonne solari esecrate da Isaia?: "non volgerà più lo sguardo verso gli altari/opera delle sue mani// non guarderà più a quel che le sue dite han fatto//agl'idoli d'Astarte e alle colonne solari" (17, 8).
31. Cf. Baldacci 1998, cit.  pp. 166-167
32. Questa cerimonia ricorda tanto i riti "pagani" sardi all'interno delle chiese registrati da Sigismondo Arquer e che, ancora nel 1500 d.C., erano oggetto di scandalo: "Cum rustici diem festum alicuius sanctii celebrant, audita missa in ipsius snactitemplo, tota reliqua die et nocte saltant in templo, prophana cantant, choreas viri cum foeminis ducunt, porcos, arietes, et armenta mactant, magnaque laetitia in honorem sancti vescuntur carnibus illis": Arquer (in Münster) 1550; v. Cocco 1987, p. 114. 
33. Cf. Barreca 1986, p. 136
34. Santoni 1989, cit. p.123

Figura 3. Cabras, M. Prama. Betilo multiplo in arenaria gessosa. Da: F. Barreca, La civiltà
fenicio-punica in Sardegna, Carlo Delfino Sassari, 1986

F. BARRECA, A proposito di una scultura aniconica rinvenuta nel Sinis di Cabras (Oristano): RSF, 5 (1977), pp. 16579Pubblicazione di un blocco parallelepipedo «in una pietra particolarmente tenera, nativa del luogo, di colore giallo chiaro», proveniente da Monti Prama. Alla sommità si trovano nove protuberanze equidistanti tra loro disposte in quadrato, formanti tre terne, mentre sulle superfici laterali appaiono, in due zone sovrapposte, dei pilastrini. La lettura che si propone è di una base unica di tre terne betiliche, databile tra il IV e il III sec. a.C.

(continua)