sabato 22 novembre 2014

SI ERGE DAVANTI A ME TUTTA L'ARTE DEL PASSATO

di Angelo Ledda

Al Museo MAN di Nuoro è in corso la mostra “A un passo dal tempo. Giacometti e l'arcaico”, due sale allestite all'ultimo piano del museo (foto 1), interamente bianche per consentire alle ombre di Giacometti di convivere (senza tempo) tra piccole sculture sarde, etrusche, egizie e di altri luoghi e altri tempi ancora.



FOTO 2: “Le rêve, le sphynx et la mort de T” 1946 (dal catalogo della mostra)
Sembra in altro modo spazializzarsi il pensiero di Giacometti che generò i disegni de “Le rêve, le sphynx et la mort de T” del 1496 (foto 2), dove “tutte queste cose si situano oggi sullo stesso piano, come lo spazio avesse preso il posto del tempo” (A. Giacometti).

Nel tessuto urbano di Nuoro, a un passo dal Museo, è invece ritagliata la Piazza Sebastiano Satta di Costantino Nivola (del 1967): un piedestallo-isola tra edifici bianchi e suolo granitico che raduna sette menhir nei quali è ospitato il tempo-vita del poeta barbaricino (foto 3)


FOTO 3: Costantino Nivola, Piazza Sebastiano Satta, Nuoro 1967
Rappresentato attraverso la simultanea presenza di piccoli bronzi che evocano scene di vita e le diverse personalità del poeta (come diceva Nivola stesso, foto 4) - alcune più intime altre più “istituzionali” - dobbiamo cercarlo attraversando questo brano di paesaggio di fancelliana memoria (foto 5) e così facendo rompiamo ogni distanza tra noi e l'opera.

FOTO 4: i menhir e i piccoli bronzi che li abitano (Costantino Nivola, Piazza Sebastiano Satta, Nuoro 1967)
FOTO 5: Plastico di Piazza Sebastiano Satta di Costantino Nivola  ed estratto dal Bestiario di Salvatore Fancello del 1936;
Non vi è alcuna evocazione nostalgico-folkloristica del passato né in Giacometti né in Nivola; non c'è (soltanto) un “andare verso” come nel moderno, ma casomai un “attraversare” frammenti di culture, tempi e luoghi che si fanno presenti con-temporaneamente, a patto di avere memoria.
Finiamo così per ricordare che già i nostri paesaggi (compresi quelli urbani) con le loro infinite stratificazioni (positive e negative che siano) altro non sono che una medesima simultaneità di ciò che è stato, di ciò che è e di ciò che sarà.
Tanto più i nostri spazi e i nostri luoghi saranno disponibili a trasformarsi e a trasformarci, tanto più sarà possibile dar forma anche al tempo, e farne memoria.
C'è un destino comune ad archeologi e architetti, condiviso specularmente: è la condanna ad operare nel campo del frammento. I primi a ragionare e indagare su frammenti di mondo antico, da cucire insieme per restituirne una storia; i secondi a ragionare su frammenti di mondo presente da assumere per pro-gettare  avanti nel futuro.  In entrambi i casi ciò che è conosciuto dovrà inevitabilmente trasformarsi.
Ricordiamo che siamo condannati ad essere perennemente con-temporanei, o se vogliamo, simultanei.
Sarà per questo che l'inquietudine non ci manca?


IMMAGINI E DIDASCALIE TRATTE DAL CATALOGO DELLA MOSTRA

FOTO 6: Ombra della sera, (arte etrusca, III secolo a.C., Volterra Museo Guarnacci) e Divinità di Nemi, (arte etrusca, III secolo a.C., Parigi, Museo del Louvre);
FOTO 7: Kouros, offerente, (arte etrusca VI-V secolo a.C. Volterra Museo Guarnacci)

FOTO 8: Gruppo scultoreo di Maenekhet e famiglia, Nuovo Regno, prima metà della XVIII dinastia, Bologna, Museo Civico Archeologico;

FOTO 9: Bronzi votivi raffiguranti: Dea Neith gradiente e Neferhotep gradiente (Epoca tarda, XXVI-XXX dinastia, Bologna, Museo Civico Archeologico)

FOTO 10: Statuetta di prefica inginocchiata, (Epoca tarda, Bologna, Museo Civico Archeologico)

FOTO 11: Gruppo scultoreo di Meri e Suiro (Nuovo Regno XVIII dinastia, Bologna, Museo Civico Archeologico);

FOTO 12: A. Giacometti, Lotar III, 1965 (Collezione Privata)

FOTO 13: Statuette di Aurispice con copricapo conico (III secolo a.C., Collezione Kircheriana/ Roma, Museo Nazionale di Villa Giulia);

FOTO 14: Offerente e Portatrice d'acqua (Età del Ferro, Cagliari, Museo Archeologico Nazionale)

FOTO 15: Donna Orante  (Età del Ferro, Cagliari, Museo Archeologico Nazionale)

FOTO 16: Offerente  (Età del Ferro, Cagliari, Museo Archeologico Nazionale) e Statuina d'arciere  (IX-VIII secolo, Cagliari, Museo Archeologico Nazionale)

FOTO 17: Testa di offerente di Narbolia  (Età del Ferro, Cagliari, Museo Archeologico Nazionale)

FOTO 18. A. Giacometti, Lotar I, 1964 (Collezione Privata)

FOTO 19: Fegato divinatorio etrusco (copia del bronzo originale, fine II secolo a.C., Piacenza, Musei Civici di Palazzo Farnese)

FOTO 20: Devoto con le mani lungo i fianchi (Kouros), (prima metà del VI secolo a.C., Bologna, Museo Civico Archeologico)

FOTO 21: Bronzetto con figura muliebre di offerente (fine VII – inizi V secolo a.C., Bologna, Museo  Civico Archeologico)

FOTO 22: Bronzetto votivo raffigurante il toro Api, Epoca tarda, XXVI dinastia – Epoca tolemaica, Bologna, Museo Civico Archeologico);

FOTO 23: Ushabti femminile (Nuovo Regno, fine XVIII – inizi XIX dinastia - Bologna, Museo  Civico Archeologico)

FOTO 24: Bronzetto votivo raffigurante Horo Apocrate gradiente (Epoca Tarda,  XXVI dinastia – Epoca tolemaica, Bologna, Museo Civico Archeologico);

FOTO 25: A. Giacometti, Projet pour la Chase Manhattan Plaza, 1959 (Collezione Privata)

FOTO 26: A. Giacometti, Femme debout au chignon, 1949 (Collezione Privata)

FOTO 27: Parte inferiore di statua templare a nome di Nekao (Epoca Tarda,  fine XXVI – inizi XXVII dinastia tolemaica, Bologna, Museo Civico Archeologico);

FOTO 28: A. Giacometti, Annette assise (grande), 1958 (Collezione Privata)

FOTO 29:  Donna Orante (IX-VIII secolo a.C., Cagliari, Museo Archeologico Nazionale);

FOTO 30: Bronzetto raffigurante guerriero con elmo crestato (fine VIII – inizi VII secolo a.C., Bologna, Museo  Civico Archeologico)