sabato 1 novembre 2014

Tuttisanti aiutano

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Mont’e Prama? Vi prenda la giustizia
31 ottobre 2014, di Chicco Fresu

Vi prenda la giustizia. La giustizia degli dei cartaginesi, della dea Tanit o di qualche scalcagnato semidio assiro-babilonese. Non m’importa, basta che sia. Mi rivolgo a voi, chiunque siate, che maneggiate e/o gestite i Giganti di Mont’e Prama. Intendo gli scavi, il museo, l’organizzazione, la sponsorizzazione, il marketing, la divulgazione. Questo è uno sfogo personale. Volevo vederli e non li ho visti, questi Giganti. Non al museo, no. A Mont’e Prama. E non l’ho trovato, questo Mont’e Prama. Per colpa vostra. Sono quarant’anni che per un colpo di culo e uno di aratro quelle statue con gli occhi da marziani sono stati trovate. Le avete chiuse in uno scantinato, adesso sono esposte in un museo, anzi due (o tre?). Ma non avete trovato il tempo di piazzare uno stramaledetto cartello. Ma sapete che succede nei boschi americani, se racattano un pezzo di selce che forse era una punta di freccia usata da bambino da un indiano che ha combattuto contro il generale Custer? Ci costruiscono un paese intorno, ci piazzano quattro gonfiabili di indiani e cow boy e la gente paga per andarlo a vedere, cuss’arrogh’e perda. E voi?

Ieri, per una serie di concause, ero nell’Oristanese. Idea: perché non andare a vedere gli scavi? Fatte le mie commissioni, zona Abbasanta, punto l’auto verso il Sinis. Telefoni scarichi, niente iPad. Insomma, all’antica. Non sono un amante della zona, ma a Tharros ci sono andato un bel po’ di volte, al mare qualche bagno l’ho fatto. Ma non so dove sia, questo Mont’e Prama. Figurati se non ci sono indicazioni. Il Guardian, il New York Times ne parlano. Figuriamoci. E invece…non ci sono. Che si entri a Cabras o a Zeddiani è uguale: niente ti dice che a Cabras sia stato fatta la scoperta che potrebbe riscrivere la storia del Mediterraneo, e quindi del mondo antico. Non sbagli se vuoi comprare bottarga, ci sono cartelli dappertutto, ma sui Giganti niente, zero. Non un manifesto, una targa, una freccia. Nulla. Sulla strada principale ecco l’indicazione: “Museo”. Buono. Solo che punta su un bivio. Boh. Ancora vecchia maniera: “Scusi, come si può arrivare agli scavi?”. La signora: “La strada per Torregrande, poi ci sono le indicazioni”. Ah, ok, come è possibile che non ci siano, in effetti? In effetti, non ci sono. Vabbè, chiediamo a Torregrande. “La strada per San Giovanni, poi ci sono le indicazioni”. Ah. Ma non ci sono nemmeno lì. Basta. Si va a Tharros, lì è impossibile che non sappiano dare un indirizzo preciso. Impossibile? “Prendete la strada per San Salvatore, più avanti vedete le recinzioni arancioni”. Le recinzioni? A San Salvatore per la prima volta ci sono andato da bambino, per tornarci ancora da ragazzino e da adulto: è quel borgo da film western. Lo supero, tiro dritto. Le recinzioni? Vado avanti. Niente recinzioni. Niente Giganti. Solo un altro bivio. I cartelli ci sono. Sforacchiati a pallettoni.
Basta, di nuovo, decido di tornare, si sta facendo buio. Ma sono sereno. In questa isola ho la certezza che i cartelli stradali “sono sparati” (o scritti in braille per i ciechi), ho scoperto dove comprare bottarga e so anche dove sta il McDrive di Cabras: ho trovato tre indicazioni. I Giganti? Chi se ne frega, sarà per un’altra volta. Quando si metteranno d’accordo università e ministero, quando si smetterà di dire che non ci sono risorse quando io ero disposto a pagare un biglietto anche per vedere una recinzione, quando non si affideranno gli interventi a una coop di partito. Quando interverranno gli dei cartaginesi. O quando arriverà uno tsunami. Dopo tutto questo, forse, le cose miglioreranno. Intanto continuiamo a usare la Sardegna come sempre: una miniera d’oro a mo’ di pitale.

Si ringrazia Nurnet per la segnalazione dell'articolo