mercoledì 17 dicembre 2014

La barchetta nuragica iscritta di Teti: la cronistoria

#Navicella_di_Teti: 17.12.2009-17.12.2014. Buon anniversario! 


Dal dicembre 2013, quando la navicella fu presentata "ufficialmente" al pubblico, autenticata come originale degli inizi del I millennio a.C., classificata nuragica, è stata dimenticata.

La notizia non è mai comparsa sui giornali della Sardegna.

Nessun archeologo, storico o epigrafista dell'Università o della Soprintendenza, ha pubblicato alcun articolo o rilasciato dichiarazioni in proposito. L'ultima notizia risale al TG1 del 26 dicembre 2013 (fig. 2): la navicella è ora esposta al museo, ma dimenticata dall'archeologia sia sarda che internazionale. Dopo il dicembre 2013 l'unica eccezione è stata Massimo Pittau (Università di Sassari) che ha dichiarato, dietro sollecitazione di un lettore in un noto blog: " Io non sono in grado di dire nulla sulla navicella nuragica di Teti, perché non me ne sono mai interessato. E, data la mia non più giovane età, è molto improbable che me ne possa interessare nel futuro."
Ne ripercorriamo la storia di questa navicella, da quando Gigi Sanna ne parlò per la prima volta, il 17 dicembre 2009: sono passati 5 anni.
L'archeologia continua a sostenere con immutata veemenza, su giornali e riviste specializzate, che i Nuragici non hanno mai conosciuto la scrittura e che non esistono prove scientifiche a favore del contrario. MP



L'inizio...
 


Ecco la risposta ministeriale arrivata nel 2011, che nega l'esistenza della barchetta scritta: “Per quanto riguarda la Navicella nuragica fìttile da Teti devo riferire che l'immagine trasmessa dai promotori della petizione è risultata assolutamente incomprensibile agli archeologi delle nostre Soprintendenze che, d'altra parte, non hanno alcuna notizia in merito al ritrovamento "nei pressi di Teti" di una navicella nuragica "con evidenti segni di scrittura". Se un ritrovamento è stato fatto potrebbe essere stato effettuato al di fuori delle ricerche ufficiali e da persone non autorizzate. Assicuro, a tale proposito, ogni attività utile al recupero del reperto”. (Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 491 del 20/01/2011). 

Altri post del 2011 (fig. 4,5,6): 



Fig. 4. "Segni potenti" che Lilliu conosce da 63 anni? Solo una barbarica sintesi  Stella del Mattino e della Sera
 7 febbraio 2011
  
Gianfranco Pintore blogspot 
 Fig. 5: Ultime news sulla (non) scrittura nuragica. Stella del Mattino e della Sera 9 marzo 2011 Gianfranco Pintore blogspot


Fig. 6. Le 3 vite della navicella fittile di Teti - Atropa Belladonna 29 aprile 2011 Gianfranco Pintore blogspot 
La storia della navicella viene ripresa su queste pagine, assieme alla lettura di Gigi Sanna, rimasta l'unica finora (fig. 7, 8, fig. 9). 
 Fig. 7. Auguri da Teti. Firmato: NuR Hē ’AK Hē ’ABa Hē Atropa Belladonna 9 dicembre 2013 Monte Prama Blog 
Fig. 8. La navicella di Teti (immagine da questo sito)


Fig. 9. a. Barchetta fittile epigrafica del museo di Tetib. ansa di brocca askoide dal nuraghe Santu Antine di Torralba (SS) (1, 2); c. "doppiere" in bronzo con doppia faccina e segni incisi a puntinato (vd. anche fig. 7) (3); d. Museo del territorio di Sedilo, vaso piriforme capanna 7, villaggio nuragico Iloi e. vaso piriforme con decorazione antropomorfa, dal complesso nuragico di Genna Maria, Villanovaforru (CA)
I segni incisi sono "pre-firing" cioè fatti in fase di pre-cottura della navicella, e non in epoca successiva (Fig. 10).


Fig. 10: Da: The epigraphic, nuragic boat model at the Archaeological Museum of Teti (NU, Sardinia): what now? 3 DICEMBRE 2013

Il pugnaletto nuragico spicca tra gli altri segni, così come 'aleph di tipologia semitica molto arcaica (fig. 11):

Fig. 11: una delle 'aleph di tipologia arcaica sulla barchetta fittile di Teti. 

E nel 2012?
Nel dicembre 2012, un anno prima della presentazione al pubblico con tanto di autenticazione archeometrica, la navicella viene esposta al museo, con la seguente didascalia (nostra l'evidenziamento di alcune parti):

"Al piano superiore un reperto presentato alla Soprintendenza nel 2012, sul quale a causa di mancanza di chiarezza si è sviluppata un’accesa polemica. Per questo motivo, nel rispetto del principio della trasparenza, si è deciso di esporlo al pubblico nonostante siano state effettuate solo analisi preliminari. E’ una barchetta in ceramica d’impasto che reca su un lato il motivo dell’onda corrente, sull’altro, in stato frammentario, è presente la traccia dello stesso motivo e si riscontra la presenza di segni grafici incisi a crudo, tra i quali spicca uno schematico pugnaletto ad elsa gammata.
Mentre il tipo di ceramica è compatibile con la ceramica d’impasto nuragica, usata come ceramica da cucina, il pezzo è senza dubbio un unicum, sia per la presenza dei segni sia per la decorazione ad onda corrente che non è attestata in ambito nuragico, sia per la sezione dalla forma a V, che non trova riscontri se non risicati con le pur numerose lucerne nuragiche a barchetta, che si caratterizzano per avere in genere una presa a fondo piatto, oltre a un impasto ben depurato. Questi elementi, oltre alle ignote circostanze di rinvenimento, pongono dubbi sull’autenticità del reperto. Di recente la pubblicazione di un’anfora cananea iscritta dal santuario di S’Arcu ‘e Is Forros di Villagrande Strisaili mostra un analogo segno a pugnaletto ad elsa gammata, sul cui significato sono necessari studi ed approfondimenti. Nel corso dei prossimi mesi, non appena sarà possibile reperire i necessari fondi, sarà possibile avviare le analisi archeometriche, in primo luogo la termoluminescenza per la verifica dell’autenticità, e le analisi compositive per verificare il luogo di produzione. Una volta accertata l’autenticità potrà essere sottoposto allo studio da parte degli specialisti per una decifrazione dei segni grafici. Al momento, in base a considerazioni stilistiche, il reperto, autentico per chi scrive, può essere inquadrato tra l’VIII e il VI secolo a.C..
Una considerazione finale: se il rinvenimento di questo reperto fosse avvenuto durante una campagna di scavo regolamentare, sarebbe stata una scoperta eccezionale: segni grafici incisi su un supporto nuragico. Invece viste le circostanze è necessario procedere molto cautamente.
Pertanto si fa appello a tutti i cittadini, ad essere i primi custodi del patrimonio paesaggistico, storico e archeologico, a vigilare per garantirne la protezione e a segnalare immediatamente alle autorità competenti (La Soprintendenza, il Sindaco, le forze dell’ordine) eventuali ritrovamenti fortuiti, ricerche clandestine e tutte quelle circostanze che possono mettere a repentaglio l’integrità del patrimonio culturale.
Teti, 1° dicembre 2012
La Funzionaria Archeologa
Nadia Canu

Dopo di allora i fondi per la datazione sono stati reperiti, la barchetta è stata datata ed è autentica-come aveva giustamente capito l'archeologa; è solo un paio di secoli più antica di quanto pensasse la studiosa, ma ciò non toglie che avesse visto giusto. Quindi i dubbi che frenavano la diffusione e la pubblicazione sono caduti, completamente. Perché indugiare ancora?


Qui sotto la foto della didascalia (di Piero Zenoni):





(1) Vincenzo Santoni,   2012, “Il quadro culturale della produzione e dell'arte figurativa nuragica”, In: I nuragici, i fenici e gli altri, Sardegna e Mediterraneo tra Bronzo Finale e Prima Età del Ferro;  a cura di P. Bernardini e M. Perra, Carlo Delfino ed., Atti del I Congresso Internazionale in occasione del venticinquennale del Museo “Genna Maria” di Villanovaforru, 14-15 dicembre 2007
(2) G. Lilliu, La civiltà nuragica, C. Delfino ed., 1999
(3) G. Lilliu, Sculture della Sardegna nuragica, Ilisso ed., 1966 (ried. 2006)