lunedì 15 dicembre 2014

L'astuccio penico e il perizoma: raro sì, ma già nel Neolitico?

Si veda anche : Foto del giorno: la "concrezione" di Barbetta,  21 NOVEMBRE 2014

Fig. 1b. Frammenti di due statuine maschili in argilla, con perizoma e astuccio penico. Considerati di epoca prenuragica. Entrambe le statuine sono raccolte di superficie.  Da: G. Lilliu, Arte e religione della Sardegna prenuragica 1999, Delfino Carlo Editore

N. 131. Cabras, insediamento preistorico di Conca Illonis, statuina maschile in argilla. [...]Pure questa figurina è di sesso maschile. Ciò si arguisce dall’indumento che, come nel n. 130, si avvolge intorno ai fianchi, con ritorti in rilievo ben modellati, lasciando in evidenza i glutei sporgenti. Però si differenzia in quanto il panno si arricchisce di due strisce in forma di tre quarti di ellisse pendenti verticalmente sul davanti e nel dietro. La striscia anteriore più larga e vistosa ricopre, a mo’ di astuccio penico, la protuberanza del pube del quale, per meglio significarlo, è stata rappresentata la peluria con una fitta serie di puntolini oblunghi. La minore striscia posteriore si insinua tra le natiche, ben distinta e modellata, a proteggere il solco anale[..]
N. 132: Cabras, insediamento preistorico di S' Arrieddu (oggi Sa Osa),statuina maschile in argilla.  [..]Sul davanti della figurina si osserva l’avvolgimento inferiore del perizoma che cingeva l’addome al di sopra delle natiche che sporgono nude con minore accentuazione anatomica rispetto ai nn. 130-131. La striscia ricoprente il sesso maschile è stata cancellata dalla vasta abrasione superficiale. Conservato è invece il lembo che protegge i glutei,  scendente nel loro mezzo in forma d’una lunga benda rettangolare plastica, dal contorno sinuoso per svelta fattura.[..] (1)

Fig. 1b,  da: ATZENI, E. 1978. La Dea Madre nelle culture prenuragiche, Studi Sardi, XXIV(1975-1977): 3-69.


Fig. 2. Bronzetto nuragico denominato "Barbetta", alt. 12 cm, Museo Archeologico Nazionale di Cagliari. Provenienza: Villacidro (CA), loc. Mazzanni: " [..]Il corpo è coperto da una semplice pezza rettangolare di rude stoffa stretta intorno ai lombi, chiusa sul davanti e rilevata in una specie di borsa che si sarebbe tentati di identificare con un astuccio penico se non la si potesse anche - o meglio - ritenere il lembo ricadente sul davanti, a velare le pudenda, d'un legaccio annodato nel mezzo dell'orlo superiore. [...]. Da:  Sculture della Sardegna Nuragica G. Lilliu 1966  A. Moravetti Illisso 2008

Fig. 3. Bronzetto nuragico  "Offerente", alt. 13.5 cm, Museo Archeologico Nazionale di Cagliari. [..]il sesso non è scoperto, ma si apprezza ugualmente dal gonfiore sotto il gonnellino [...]. Da:  Sculture della Sardegna Nuragica G. Lilliu 1966  A. Moravetti Illisso 2008

Fig. 5. Offerente "cantore" dal nuraghe Santa Lulla, Orune (NU) (Gianfrancesco Canino 2014)
(1). G. Lilliu, Arte e religione della Sardegna prenuragica 1999, Delfino Carlo Editore: [...] Senza dubbio è maschile la figurina con busto a placca compatta cruciforme n. 130 da Cùccuru Arrìus, alla quale dobbiamo ritenere simili le effigie del n. 131 da Conca Illonis e n. 132 da S'Arrieddu, purtroppo ridotto al moncherino della parte inferiore del corpo sunteggeggiata da un volume conico. Nel n. 130 il busto contornato dalla simulazione delle braccia ricondotte ortogonalmente al petto, è basso e stretto (altezza cm. 2,2) come nelle statuine nn. 58-60 da Cùccuru Arrìus, alle quali la n. 130 si ricollega (unitamente ai frammenti nn. 131 e 132) per stile e foggia così da ipotizzare l'insieme produzione d'una stessa bottega di vasaio operante nel territorio,  ora di Cabras, dove insistono le citate località di rinvenimento degli idoletti in argilla d'impasto bruno-nerastro. Ai nn. 58 e 59 il n. 130 si stringe anche per la forma estesa dell'addome. Ma sta a sé, come i nn. 131 e 132, perché è cinta alle anche, lasciando scoperto il deretano assai pronunziato, da un perizoma arrotolato con più giri al corpo. Lo stesso panno stringe la vita delle figurine di Conca Illonis e S'Arrieddu, con l'aggiunta di due lembi, a code, a segmento ellittico, che scendono a coprire e proteggere il pube (di cui è indicata la peluria con punti leggermente incisi) e il solco anale. Il tipo di indumento, assai succinto (si presume nudo il resto del corpo), è eccezionale e sembra singolare degli idoletti sardi tardo-neolitici.Come interpretare gli idolini nn. 130-132? La veste succinta e l'aspetto trascurato ne escludono la natura divina andromorfa, si confanno invece a ex-voti personali donati per impetrare la protezione della Dea madre, alla figura della quale gli offerenti si adeguano nello schema delle braccia conserte al petto, segno di devozione[..].