mercoledì 10 dicembre 2014

Scrittura nuragica: gli Etruschi allievi dei Sardi (II)

10.  Perchè l'obliquità centrale destrorsa e anomala rispetto alle altre due? Il chi, il quando, il come.

     Cerchiamo ora di capire a fondo  il dato dell'obliquità centrale che è chiaramente segnalata dal fatto che, come si è detto, le lettere iniziali della scritta in caratteri di tipologia romana si presentano tutte e tre sfalsate rispetto ad una linea teorica verticale. Se è vero che detta obliquità serve a notare il segmento che accostato agli altri due contribuisce a dare lo schema a zig -zag è vero anche che essa tende a segnalare, a mettere in una certa evidenza,  i tre segni costituiti apparentemente da soli segni fonetici alfabetici. Infatti non è chi non capisca che lo scriba con i segni 'G' 'V' 'V' ha voluto realizzare anche dell'altro, ovvero  degli ideogrammi nascosti così da comprendere nella scritta un dato ormai comune nelle lapidi mortuarie e cioè l'età del defunto. Ha scritto cioè il numero 110 (centodieci) approfittando del fatto che praenomen, nomen e cognomen di Giorre Utu Urridu ( il segno di C agglutinato a G e le due apparenti 'U' ) davano l'opportunità, grazie alla combinazione delle lettere iniziali, di rendere i simboli grafici numerici in uso nella numerazione convenzionale romana: C + V + V. 
 Si noti ancora che il dato numerico dell'età, ricavato con l'obliquità, consente ancora allo scriba di ottenere un esito davvero spettacolare: il fatto cioè che la lettera iniziale 'G' di GIORRE  diventa organicamente  di valore 'tre' (serpente, lettera alfabetica e lettera numerica); cosa questa  che le consente di affiancare efficacemente il tre del serpentello a tre spire a sua volta affiancato dal tre della scritta etrusca in bustrofedico o, meglio,  a serpente con tre spire.
  Ora, l'età del defunto potrebbe sembrare sulle prime eccessiva, tale da inficiare l'ipotesi, se non osservassimo due aspetti ancora dell'iscrizione. Il primo è che lo scriba ha realizzato il manufatto sempre attento a rispettare ed esaltare  il numero sacro e cioè il 'tre'. Quindi  in ragione di ciò ha riportato sulla destra (con lettura destrorsa) il 'chi', ovvero  l'identità del defunto a cui appartiene la lapide, il 'quando' (l'età della morte) e il 'come'  o perché' di essa (v. fig. 23). 
    Il secondo aspetto lo si avrà con l'esame, con l' interpretazione e la traduzione del testo in caratteri etruschi che sappiamo già, con assoluta certezza, essere in bustrofedico. Vedremo come il testo in etrusco (ma non tutto in lingua etrusca)  con la sua chiara terminologia, ovvero con un preciso lessico, spieghi molto bene quella data straordinaria e l'età della morte così avanzata. Spieghi bene cioè il 'come' della morte di Giorre Utu Urridu.
                                                                       
11. Il codice di scrittura nuragico e i requisiti (griglia di Sassari). Sardo, egiziano, etrusco, latino.

  Da qualche tempo  sappiamo che il codice della  scrittura nuragica, documentato ormai da decine e decine di  scritte (21) si fonda su una serie di requisiti ben precisi. E' normato cioè, in tutto o in parte, da particolari regole; tanto che se esse non si riscontrano nei documenti si può dire tranquillamente  che non si tratta di scrittura nuragica. E' questa una scrittura complessa che si è illustrata numerosissime volte in questa sede  (22) e riteniamo che non sia  il caso di riparlarne.
  Basterà solo far presente che detta scrittura, sempre usata in mix, con chiari codici orientali semitici di riferimento (ugaritico, protosinaitico, protocananaico, gublitico e fenicio arcaico e recente), stavolta non li adopera per un chiaro motivo: perché il destinatario di essa ha un nome strettamente sardo, con tanto di vocali oltre che di consonanti e forse fa parte di una comunità templare all'interno della quale è ben noto sia il codice di scrittura etrusca che quello di scrittura latino. .
   Il nome GIORRE UTU URRIDU non può essere espresso, per il notevole impiego delle vocali  (soprattutto per la loro posizione  iniziale e finale) con il codice semitico perché un GRR T RRD sarebbe un non senso, costituirebbe una sequenza fonetica del tutto incomprensibile. Così come non può essere espressa la lingua etrusca della parte sinistra del documento che,  con il suo lessico indoeuropeo metà greco  e metà latino (come si vedrà) basato anch'esso sulla presenza massiccia delle vocali, non può servirsi efficacemente di nessun codice semitico.
   Però  non è chi non noti che la scritta di Allai, pur non essendo  riportata con grafemi semitici (tranne nel caso del nome YHH ottenuto con lo schema a zig -zag), segue però 'in toto' quelle che sono  le caratteristiche del codice di scrittura usato dai sardi nuragici semitici per circa un millennio. E' ancora scrittura in mix e a rebus, ancora profondamente numerologica, sempre leggibile con molta difficoltà, appannaggio quindi di elites scribali templari. Nel sofisticato lusus scribale ai codici strettamente semitici si sostituiscono i due codici di matrice indoeuropea: latino ed etrusco.  In fondo siamo di fronte alla stessa stupefacente operazione scrittoria di natura religiosa, riguardante ugualmente il motivo delle credenze del defunto nell'aldilà e il desiderio della rinascita, individuata per la prima volta dalla dott. Aba Losi da pochissimo tempo (23); quella che gli scribi sardi attuano con i sigilli amuleti mortuari, impiegando oltre che il sardo nuragico il codice egiziano. Il sincretismo religioso templare di Monte Sirai e di Tharros li porta  a sostenere magicamente le sorti del defunto attraverso la forza  di TUTHMOSI, di BONARGAN, di AMUN RA e di YHH; invece  il sincretismo templare di Allai attraverso l'energia di YHH e di TIN/UNI. L'unica differenza consiste nel fatto che nei sigilli 'egittizzanti' intercessori dei defunti sono i prediletti figli carnali della divinità;  nella lapide di Allai i figli di Dio sono assenti perché la lapide non è un amuleto -sigillo. Quest'ultimo forse sarà stato sul petto del defunto. 
    Sembra così quasi chiudersi un enorme cerchio temporale  per le potenzialità d'uso della scrittura nuragica in mix. Partiti con i codici semitici (praticamente tutti i codici consonantici orientali conosciuti) e quello egiziano, usati per 700 -800 anni e forse di più , gli scribi usano le ultime 'novità', stavolta  'occidentali', in fatto di scrittura, impiegando nel V-IV secolo a.C. anche il sistema latino e quello etrusco. Se solo si pensa che l'etrusco è chiaramente derivato dall'alfabeto greco si può dire che nessun sistema di scrittura manchi nella documentazione scritta nuragica. Tutto ciò in un  lunghissimo, consapevole, sapientissimo corso 'storico' di scrittura del tutto impensabile fino a poco tempo fa.        
 Si veda ora, per comprendere la relazione tra la scrittura scribale nuragica sarda del V -IV secolo a.C e quella ugualmente nuragica dell'età del bronzo finale, la seguente tabella (fig. 24) dove i requisiti della 'griglia di Sassari' ci sono proprio tutti,  compreso il 'tre' del determinativo; quello che nei documenti semitici nota anche e soprattutto la lettera aspirata del pronome  'hē' (Lui/Lei).    

Fig. 24

12. La posizione nel terreno della lapide di Allai

   Da quanto detto sopra non è ora difficile capire come la lapide originariamente si trovasse collocata nel terreno . Essa era disposta con la parte in latino (praenomen, nomen e cognomen + data) poste di fronte per una lettura più o meno immediata e testo etrusco posto obliquamente per la lettura più complessa e a rebus.
   Si trovava per  un terzo circa conficcata sul terreno anche se la sofisticata composizione di essa e l'età singolare del defunto facciano sospettare che la parte più bassa potesse costituire, così come per la stele di Nora,  un 'tenone' (24) da inserire su di una base quadrata o rettangolare, forse  con le simbologie sottese ad uno schema geometrico evocatore di 'forza' e di 'stabilità', Un numero simbolico da collegare al tre (triangolo) della lapide mortuaria ( fig. 25)    


Fig. 25

13. Trascrizione, traslitterazione e traduzione della scritta della stele in caratteri e lingua etrusca da parte del Pittau (25) 

EARΘ
MI  PERI
AIΘY  NUI
UELΘ  CNE  R

vale (?)
ego paravi (?)
Orcum Novius
Velthur Cne(i)

Addio (!)

Io ho raggiunto (?)
l'Ade Novio
Velthur (figlio di) Cneo  R(asenna)


14. Nostra trascrizione, traslitterazione e traduzione

ΘRAE  
 MI PERI
IUNY ΘYHA
UELΘ CNER

Dissolse 
me completamente
la τύχα di Iunu
in guisa di polvere.

( La sorte in mano a Iunu
mi annientò facendomi morire
per consunzione)


15. Commento linguistico - filologico del testo in caratteri etruschi.

l.    ΘRAE: imperfetto senza aumento dal verbo gr. Θράυω. In etrusco il dittongo 'au' diviene 'a' (έθραυε > eθrae > θrae).  'Annientare, distruggere, spezzare'. Si veda per un esempio analogo Crocores 6: EΠAIE > ΠAIE > ΠAE (per la citazione del nostro articolo v. nota 26). 
li.      MI: accus. alla greca o influenzato dal latino (με/me). In etrusco solitamente l'accusativo del pronome sembra essere MINI (Cristofani 1997, pp.72 -72).
lii.    PERI: è la preposizione greca περί in anastrofe. L'accento è pertanto πέρι. Essa va collegata al verbo θράυω.  Περιθράυω è verbo abbastanza frequente,  attestato in Ari. Pr. 935Bb 2 con significato di 'break small, grind down'; si trova ancora con questi significati, principalmente al passivo, ancora in Ari. ib. A 38; Hp, Morb. 4.55; J. Ibj6.1.3; Plu. 2.6 26b; Gal.UP. 2.17. Metaf. (Ph. 1. 564);  ha anche il significato di 'to crush' cioè di 'annientare, distruggere, polverizzare'.  V. Liddel -Scott, Greek -English Lexicon, 1961 p. 805.
liii.  IUNU:  Si tratta di IUNO, Giunone, dea del pantheon latino. E' sorella e sposa di Zeus. Qui naturalmente è la Juno  del culto dei morti che sarà inferna in Virgilio, averna in Ovidio e  stygia  in Stazio.
liv.  ΘYHA: è il greco dor. τύχα (att. τύχη). Sui fenomeni di consonantismo, dentale sorda/aspirata ( θ =τ) v. Cristofani 1997, p. 48. Sulla spirantizzazione della consonante  (χ > h) e sulla 'gorgia' toscana v. in part. Agostiniani L. (1983), Aspirate etrusche e gorgia toscana: valenza delle condizioni fonologiche  etrusche; in Agostiniani L. - Giannelli L. (a cura di) 1983, Fonologia etrusca, fonetica toscana: il problema del sostrato, Firenze Olschki ed., pp. 25– 60. La voce ΘYHA del documento sardo sembra dar ragione al  Pittau sul fatto che 'è quasi certo che la cosiddetta 'gorgia toscana […] sia un relitto fonetico della lingua etrusca (v. Pittau 2002, La lingua etrusca. Introduzione; http:// web. tiscali.it/noredirect -tiscali/pittau/Etrusco/Studi; idem, 1989, Colpo di glottide barbaricino, gorgia dorgalese e gorgia toscana; in Quaderni Bolotanesi 15, pp. 285 -290). Si veda per una sintesi del problema Matteucci P.,  Fonologia etrusca e fonetica toscana: il problema del sostrato (versione corretta ed adattata dell'intervento del 28 Agosto del 2003 nel Forum di discussione dell'Accademia della Crusca). 
     Per ΘUHA qui si deve intendere il 'destino', cioè la sorte regolata dalla divinità che può essere o buona o cattiva. Ovviamente un 'destino' di vita di 110 anni come è quello di Giorre Utu Urridu è del tutto singolare e quasi impensabile, davvero una buona Θuha;  possiamo dire, stante il fatto che la vita umana aveva allora una media di neanche  sessanta anni, che la persona (a noi del tutto sconosciuta) citata nella lapide di Allai, è vissuta più del  doppio di un comune mortale.
lv.    VELΘ: lat. velut/veluti. 'Come, in guisa di'. La congiunzione si spiega con la parola seguente e cioè CNER (C(I)NER: lat. cinus, cineris). La lunghissima esistenza di Giorre Utu Urridu deve aver rinsecchito e incartapecorito la persona, rendendola come 'polvere' o 'cenere'. Praticamente dissolvendola. Non si dimentichi il significato suddetto del verbo περιθράυω che significa in greco, tra l'altro, proprio  'polverizzare'.
  Il testo come si vede presenta un lessico sia di origine greca che latina, un mix che però non è casuale ma voluto; si tratta cioè di una lingua artificiale e non naturale mirata a dare, ancora una volta, il numero divino impiegato nel resto della scritta. Si noti infatti che le parole greco- etrusche sono tre, così come tre sono le parole latino- etrusche:

ΠΕΡΙΘΡΑΕ /  ΜΙ  / ΘΥΗΑ

IUNU  VEL(U)Θ   C(I)NER

   Le due sequenze ternarie lessicali vanno ad unirsi naturalmente alla prima sequenza sarda nuragica di 'tre' parole ovvero quella di GIORRE UTU URRIDU. Tre lingue dunque e tre parole per ciascuna lingua.

16. Elenco degli aspetti particolari della scritta formanti il numero 'tre' e il numero 'nove' (26). Tabella riepilogativa.

1)               Agglutinamento: Serpente, segno fonetico, ideogramma numerico
2)               Pittogrammi: tre serpenti  con valore di 'tre'
3)               Scrittura: Obliqua verso destra – verticale - obliqua verso sinistra
4)               Lettura: destrorsa -sinistrorsa – bustrofedica
5)               NumeriC V V
6)               Alfabeti: nuragico, etrusco, romano
7)               Divinità: YHH, TIN/UNI, IUNU
8)               Lessico : sardo nuragico – etrusco greco  -  etrusco romano
9)               Supporto : triangolo.




Conclusioni e qualche riflessione ancora

   La lapide di Giorre Utu Urridu si mostra come un documento eccezionale nell'ambito degli studi di epigrafia nuragica, di etruscologia e di linguistica in genere. Del tutto travisato circa la sua identità,  ha corso il rischio d'essere addirittura classificato come un falso a motivo di una assurda  questione giudiziaria (27) su presunti falsi e dell'assoluta ignoranza nel campo dell'epigrafia isolana (e non) della scrittura nuragica; quella che è in grado oggi di mettere in luce e di accertare tutti gli aspetti  di forma e di contenuto  presenti nel testo di Allai. 
   Attraverso questa testimonianza la scuola scribale nuragica mostra così di aver influenzato non solo la scrittura etrusca sarda (quella presente in Allai nel  V-IV secolo a. C.) ma, con ogni probabilità,  anche quella precedente, dato che la scrittura a 'rebus' e in mix, realizzata disegnando, dipingendo, costruendo, la si riscontra da diverso tempo in Etruria, all'alba della nascita stessa della scrittura etrusca (28).
   Particolare significato assume tra i requisiti, come si è visto, la numerologia che è necessaria, 'sacra', inviolabile, mai trascurabile, perché la scrittura templare usa il massimo rispetto per la divinità che è  rappresentata da ben precisi numeri -simboli (in genere il tre, il sei, il nove e il dodici) che ne esprimono con 'perfezione' ed esattezza matematico-astronomica la natura e l'essenza.  Il tre 'solare' e il tre 'lunare' pertanto sono presenti nelle tavolette di Tzricotu di Cabras, nell'anello di Pallosu  di San Vero Milis o nella stele di Nora (e in numerosi altri documenti ancora) per la divinità  androgina YH; così come sono presenti  in Etruria nel famosissimo Sarcofago degli Sposi di Villa Giulia in Roma, nella Tomba della quadriga infernale di Sarteano (Siena) e in Sardegna nei documenti etruschi di Crocores di Bidonì 1, 3,4,5,6 .
   Sappiamo che è cosa dura accettare questo dato numerologico ma senza di esso, come si è visto anche per la scritta di Giorre Utu Urridu, si  rischia di non capire nulla del 'fondamentale'' , del come e del perché gli etruschi, così come i nuragici,  procedessero in un certo modo nel comporre i loro documenti. Inoltre, senza essere ben consapevoli che il testo, ogni testo, va affrontato con l'attenzione e la tensione continua nel risolvere dei rebus, spesso complicatissimi, al massimo si può restare nella superficie della comprensione.  Crediamo che l'esempio sull'interpretazione delle scene dipinte della tomba di Sarteano possa essere istruttivo: senza tener conto del significato dei numeri e del numero fondamentale, per noi oggi criptico ( ma non per gli etruschi che ben capivano l'allusione) si scambia per un banale banchetto tra amanti un motivo di triste quanto  sublime dialogo sull'aldilà; si prendono addirittura per 'mostri infernali'  gli sposi celesti dell' indice ovvero i 'rassicuranti', i potentissimi padre e la madre della 'religio' etrusca; l'uno, il due e il tre nello stesso tempo che presiedono alla rigenerazione dei defunti.
  Ma non è solo il numero che conta nell'espressione scritta nuragica ed etrusca: conta moltissimo anche la figura zoomorfa ovvero il simbolo pittografico antichissimo della divinità. E anche questo procedere nella scrittura etrusca con certi pittogrammi, cioè attraverso i simboli di particolari animali indicanti potenza, energia e vitalità, fu con ogni probabilità dovuto all'influenza della scrittura nuragica a 'tutto campo'  la quale da secoli e secoli (dalla fine del periodo del Bronzo finale)  ha in particolare nel toro e nel serpente (e non di rado  il serpente con le tre spire!) i segni più significativi, più  forti e più densi di valori mitico-religiosi.
   Sarà bene ancora sottolineare il fatto che la lapide di Giorre Utu Urridu, documento nuragico della seconda metà del primo Millennio a.C., scritto da qualche membro di una scuola scribale templare del centro  della  Sardegna, attesta l'esistenza di un impensabile fenomeno culturale attinente l'uso della scrittura,. Gli  scribi nuragici impiegarono, nell'arco di un millennio circa, quasi tutti i codici alfabetici a loro disposizione: l'egiziano, il protosinaitico, l'ugaritico, il gublitico, il fenicio.  Ma non ne usarono mai uno solo, anche se questo poteva sembrare (29), per un semplice motivo: che tutti gli scritti dovevano avere come caratteristica di 'scuola' il mix, l'impiego di più sistemi. Quello che consentiva una necessaria costante ermeticità (praticamente  solo gli scribi erano  in grado di leggere testi così complessi), nonché l'originalità e la continua varietà del documento,  pur soggiacendo questo  a ben precise regole di sistema.  La lapide mortuaria di Allai mostra che in Sardegna, stante questo criterio, si potevano usare anche il latino e l'etrusco, cioè codici occidentali non semitici o camitici (egiziani);  praticamente ogni alfabeto si mostrava sempre funzionale, senza rischi di infrangere minimamente l'antichissima  tradizione di realizzazione formale.
   Del resto prove di questo mix, ancora più recenti del documento di Allai,  si trovano ancora nel Nuraghe Rampinu di Orosei dove la scritta è in caratteri latini ma il testo in greco-etrusco (30), nel Nuraghe Sanilo di Aidomaggiore dove la scritta è in caratteri latini ma il testo è ancora in greco-etrusco (31) e nell'architrave del Nuraghe  Aidu Entos di Bortigali dove la scritta è in caratteri latini ma con testo composto da lessemi sia nuragici, sia strettamente semitici che latini (32). Scritte tutte nelle quali  sembra scorgersi l'ossessione, sino a che si mantenne viva la scuola scribale nuragica,  per il riporto del numero 'tre'.  Infatti all'alfabeto e alla lingua gli scribi associano ancora, con ogni probabilità, anche il supporto che, naturalmente è indigeno o sardo nuragico. Del resto, per ottenere una  scrittura compiuta non basta solo un alfabeto e una lingua ma è necessario  soprattutto  un supporto dove riportarli. E stavolta la superficie scrittoria risulta davvero singolare. Il supporto non è dato da una pietra a parte, simbolicamente sagomata, ma da  una o più pietre del monumento simbolico principe dell'architettura sacra sarda nuragica. Così come già testimoniato, per la scrittura protocananaica di sei secoli prima, nell'architrave della stanza interna del Nuraghe Aiga di Abbasanta (33)  

  Infine riteniamo importante dire che il documento di Allai tende a confermare il sincretismo religioso esistente nei santuari nuragici: il culto fondamentale isolano per il dio cananaico  YHH (o YHW o YHWH) non impediva che altre divinità a lui simili, in quanto solari-lunari, soprattutto se androgine, come la coppia etrusca  TIN/UNI,  potessero essere venerate in subordine. Un fenomeno questo di sincretismo e di relativa tolleranza religiosa che hanno ben messo in luce in territorio siro-palestinese i noti studi di Morton Smith (34) sulla religione ed il culto ebraico del 'partito'  dello 'Yhwh solo'. 
    Insomma, Giorre Utu Urridu non è altro che uno di quei defunti sardi che affidavano, così come in Tharros o in Monte Sirai, la loro 'salvezza'  e speranza di rinascita a divinità che potevano sembrare d'essere diverse ma che in fondo erano sempre la stessa divinità con nome diverso.
   In ragione di tutto ciò ci sentiamo di concludere affermando che  la lapide 'nuragica' (e neanche in parte 'strettamente' etrusca) di Giorre Utu Urridu, così importante e direi decisiva ai fini della conoscenza della scrittura nuragica ed etrusca (e non solo),sarebbe degna veramente, come ha scritto il Gasperini, ironizzando a torto sulla sua genuinità,  'd'essere fatta conoscere in tutto il mondo' (35).

Note e riferimenti bibliografici essenziali

21) Attualmente i documenti nuragici in mix  con segni alfabetici di tipologia protosinaitica, protocananaica, gublitica, ugaritica, fenicia arcaica, fenicia, egiziana, etrusca e latina  sono oltre cento. Le ultime due tipologie, come si  è visto,  sono presenti nel documento oggetto del presente saggio.
22) Per il mix nuragico -egiziano si veda ultimamente Sanna G., Lo scarabeo di Monte Sirai. L'obelisco di Amun Ra e di Yhh Nl. Faraoni santi egiziani e padri 'santi' nuragici; in gianfrancopintore.blogspot.com (22 Aprile 2012). 
23) Losi A., Gli 'omini' di Amun negli scarabei sardi; in gianfrancopintore, blogspot.com (16.3.2012)
24) Sanna 2009, La stele di Nora, cit. I, 1, p. 16 e p. 19. fig. 3.
25) Pittau M. 1994, cit., VIII, pp. 99 -100. Naturalmente non mette conto qui riferire più di tanto sui tentativi ermeneutici dello studioso per cercare di venire a capo di un documento del quale, già in partenza, non si è capito nulla della sua identità di forma e di contenuti. Se un imperfetto senza aumento temporale e con la preposizione in anastrofe di un verbo di origine greca, per rispetto della presunta  'giusta' norma di lettura,  ti diventa EARΘ, se il nome di IUNY sei costretto a interpretarlo e a risolverlo come Y - NUI e un sostantivo, per quanto lapalissiano come ΘYHA,  ti compare come AHYΘ -Y (addirittura come AIHΘ a motivo di una lettera fraintesa), le possibilità di afferrare gli ipotetici significati del rimanente lessico, anche di quello tentativamente esaminato nella giusta direzione della lettura, risultano pressoché nulle. Si procede senza bussola e gli esiti, inevitabilmente, sono quelli che sono. Del resto la traduzione e la interpretazione del brano in etrusco, della quale onestamente si ammette la debole consistenza ( 'se la interpretazione e la traduzione della nostra iscrizione lascia più di un dubbio..'), sono non a caso, per una buona metà, infarcite di punti interrogativi oppure di parentisi integrative. Né interessa più, a questo punto,  parlare dell'identità del Giorre Utu Urridu, presunto soldato ' mercenario' etrusco di una guarnigione stanziata in Allai  in  un 'preciso' periodo e sepolto in Sardegna, perché il defunto della lapide di Allai è, con ogni probabilità, un indigeno per la cui salvezza ultraterrena è stata realizzata una lastra mortuaria nel rispetto della tradizione religiosa 'nuragica' locale e delle concezioni sincretistiche delle divinità soli -lunari.
  Naturalmente circa il significato di Urridu (pp. 105 -106) proposto dal Pittau vale la seconda delle ipotesi: 'urridu' ha proprio a che fare con il vocabolo della lingua sarda 'urlo', ancora oggi presente in Allai, ed è il soprannome o cognomen  di Giorre Utu (praenomen il primo e nomen  il secondo).
  26) Riteniamo quasi superfluo sottolineare il fatto che la ricerca  del 'tre' da parte dello scriba per ottenere il '12' solare richiama perfettamente i documenti nuragici più estesi dal punto di vista della scrittura e cioè le quattro tavolette di Tzricotu di Cabras (v. Sanna, 2004, cit. pp. 4 -179;  idem, 'Su Santu doxi'. I numeri perfetti o santi. Il sette e il dodici  nella simbologia logo-pittografica, geometrico numerica e nella scrittura lineare consonantica dei nuragici. Il santu Doxi e il Santu Jacu  nella lingua popolare sarda, in Quaderni Oristanesi, 2006, nn. 55-56, pp. 83-102) e la Stele di Nora (v. Sanna 2009, L'organizzazione del testo  e della scrittura. Le simbologie e le scrittura numeriche con i 'segni taurini nella SteNo; in La stele di Nora. cit. pp. 107 - 126 ). Ricordiamo inoltre che il  'tre' ed il 'nove'  per ottenere il 'dodici' sono alla base della numerologia del documento in caratteri etruschi di Crocores 6 di Allai per il quale rimandiamo al nostro saggio 'Falsi di Allai. Crocores 6 è un documento fasullo? Davvero davvero? in  gianfrancopintore blogspot.com (9. 1. 2011)
27) Carta E., Reperti archeologici o falsi? Allai, la procura chiude l'inchiesta: c'è un indagato; in La Nuova Sardegna (4 Ottobre 2009, p. 26);  Pintore G., I 'falsi di Allai fra giudizi così così e solidi pre-giudizi; in gianfrancopintore blogspot.com (5 Novembre 2009) Si veda recentemente anche  Sanna G., Religione nuragica: l'origine dei presunti falsi di Allai. Il dio Anubi ('Jnp-w) e il dio YHWH 'ab šrdn; in gianfrancopintore blogspot.com.
28) Si veda ad es. la famosa iscrizione del cosiddetto 'guerriero di Vetulonia' (aule feluske)  i cui segni non sono dati  dalla sola apparente scrittura etrusca che è riportata a mo' di cornice nel bordo della lastra ma anche da tutti gli altri 'segni' (gli oggetti e gli aspetti presenti nel disegno) . Ma anche di ciò si parlerà in un nostro articolo  (che seguirà al primo pubblicato il 16 Giugno 2011: Glozel, Maimoni di Cabras, Etruria: l' acrofonia e la spettacolarità della scrittura arcaica per immagini pitica, šardan ed etrusca).
29) Istruttivo è il dato della scrittura nuragica protocananaica riportata nell'obelisco del sigillo 'egittizzante' di Monte Sirai. Non è un caso che uno studioso, M. Guirguis, abbia ritenuto in qualche modo dei geroglifici egiziani poco chiari (v. M. Guirguis - S. Enzo -  G. Piga,   Scarabei dalla necropoli fenicia e punica di Monte Sirai. Studio crono -tipologico e archeometrico dei reperti rinvenuti tra il 2005 e il 2007,  in Sardinia, Corsica et Baleares Antiquae 7 (2009), p. 109) quelle che in realtà erano lettere del codice di scrittura nuragico, subito individuate come tali dalla dott. Aba Losi (2012 : Gli 'omini' di Amun negli scarabei sardi, cit;) e successivamente riprese e commentate  dal sottoscritto ( 2012:  Lo scarabeo di Monte Sirai. cit.) 
30)  Sanna G., Gli Etruschi di Rampinu, nella costa di Orosei; in gianfrancopintore blogspot.com (6 Ottobre 2009).
31) V. per il testo 'URSETINERCAUNI', graffito nella pietra, Pittau M., L'iscrizione nuragica in lettere latine del Nuraghe Aidu Entos; in Ulisse e Nausica in Sardegna, cit. XII, p. 208. Il significato della scritta è  'Sorgi Tin vai (tramonta) Uni'. Cioè: ' Orsù o Sole, suvvia o Luna'. URSE è voce etrusca (imperativo) derivata dal greco OPSEO/OPSEU (imperativo epico dell'aoristo primo m. atem. di OPNUMI: ŌPSA: Il. 3.250; 19.139). OPSEU > URSEU > URSE (per l'indebolimento in etrusco del secondo elemento del dittongo). ERCA è ugualmente  voce etrusca (imperativo) derivata dal greco (imp. presente medio epico di EPXOMAI: ERXEO/EPXEU: Il. 12.343). EPXEU > EPCEU > EPCE > EPCA . 
32) Sanna G.,  No, Caro Pittau no, così non va; in gianfrancopintore blogspot.com (22 marzo 2009)
33) V Sanna G., Le scritte nuragiche, tecnicamente parlando...; in gianfrancopintorebpgspot.com ( 8 giugno 2008); idem, 2009,  La stele di Nora, cit. p. 2, p.57 figg. 17 -18.
34) Smith  M., 1984, Fazioni religiose tra gli israeliti prima del 587; in Gli uomini del ritorno (trad. di Paolo Xella) II, pp. 29 - 76.
35) V. nota 5.