domenica 11 gennaio 2015

CERVETERI. L'iscrizione (IV secolo a.C.) del cosiddetto Pilastro dei Claudii. LARIS AVLE LARISAL figlio di TIN/UNI. Il linguaggio dei numeri nuragico ed etrusco. I documenti di Crocores di Bidonì e di Nabrones di Allai (III)


di Gigi Sanna
Fig. 1                                              (trascrizione)
      Si  dice che la lingua etrusca è ancora, per svariati motivi, un enigma e un 'rebus'. Ciò si sostiene, naturalmente, sulla base delle grosse difficoltà che insorgono nel cercare di capire di essa molti degli aspetti lessicali, morfologici e sintattici. In realtà, a mio parere, il 'rebus' sussiste e resiste nel tempo non 'solo' per motivi di carattere grammaticale e linguistico, ma anche e soprattutto perché si stenta a considerare un aspetto essenziale dell'etrusco: che la scrittura è criptica, cioè organizzata e strutturata di proposito con il rebus. E' realizzata per non essere capita se non da pochissimi.  Pertanto nella misura in cui si comprenderanno i meccanismi, spesso sofisticati, del rebus, posti di norma in essere dalle scuole scribali dei santuari, si comprenderà la lingua etrusca. Essi sono simili e spesso gli stessi usati dagli scribi dei templi greci e nuragici. In particolare quelli inventati dagli scribi di  questi ultimi.   

1. Trascrizione fonetica

laris au
le laris
al clenar
sval  cn suθi
ceriχunce

apac  atic
sanisva θu
i cesu

clautieθ
urasi
 
   La 'interpretazione' del Cristofani (1) è la seguente: Laris (e) Avle di Laris figli vivi questa tomba costruirono. E il padre e la madre morti (?) qui giacciono. Ai Claudii.
      Naturalmente ai noi dell'iscrizione interessano particolarmente alcuni dati e non altri. In primo luogo importa  la scritta della sesta linea (v. fig. 1 e trascr.)  che reca significativamente il nome padre (apa) e  madre (ati) e cioè di Tin e di Uni, quelli che abbiamo visto essere 'titolari' (2) dei numeri simbolici tre e sei (3).
    Da quel che siamo riusciti a capire dagli articoli precedenti, attraverso i numerosi riscontri, possiamo affermare che nei coperchi dei sarcofaghi c'è sempre scritto (spesso con delle fantasiose varianti) che 'il sarcofago sigilla (garantisce) la forza doppia del Padre e della madre' cioè di Tin e di Uni. I loro nomi sono realizzati graficamente in modo nascosto e difficile da comprendere grazie al ricorso alle due enclitiche  (C...C) che intendono non solo realizzare le congiunzioni coordinanti ma anche  per due volte il numero 'tre' (4).
     In base a questo dato certo oggi siamo in grado di afferrare meglio  il significato dell'etrusco sanisva che segue a apac atic; significato  che non può essere quello supposto, pur con tutti i dubbi, dal Cristofani e cioè 'morti'(5). E comprendiamo anche che il Padre e la Madre di cui si parla non sono quelli 'terreni' di Laris  Avle, ma sono quelli celesti citati in tantissimi sarcofaghi per via acrofonica e ideografica (6). Quindi il significato del passo sarà (v. più avanti), con buona probabilità, con un soggetto non plurale ma singolare,  Laris  Avle..... ' qui tu giaci (cesu) con il sostegno del Padre Tin (C) e della Madre Uni (C).

2. La simbologia numerica.
 
   Ma il cippo non spiega solo in questo modo quello che è più importante dal punto di vista religioso e cioè la rinascita di Laris  ad opera del Padre e della Madre. Lo spiega anche con una intensa simbologia numerica che può essere subito notata dallo strano modo con cui lo scriba suddivide il testo della lapide mortuaria. Infatti, a nessuno sfugge il fatto che il testo nel pilastro è 'tripartito' (7), ma -si badi -  con un numero di linee differenti e a scalare. Cinque  nel primo settore a partire dall'alto, tre nel secondo settore e due nel terzo.
    Perché dunque questa particolare, disarmonica e certamente non 'logica' suddivisione? Essa è accidentale o esito di intenzionalità? A nostro giudizio essa è voluta per il semplice fatto che lo scriba intende creare e crea senso anche e soprattutto con i numeri; un senso tanto più importante in quanto è , per 'religio' magicamente criptato (8). Noi sappiamo già bene cosa, per convenzione,  significano ideograficamente e foneticamente  quei numeri (9). Sono le parole 'forza' (cinque), 'divinità' (tre)' e 'doppio' (il due).
   Quindi 'forza del dio doppio' o 'forza dell'androgino', forza della luce di Tin ed di Uni', del  Sole e della Luna. Si ripete quindi per via numerale ideografico - logografica convenzionale (un segno numerale una parola) quanto nel cippo è stato scritto per via alfabetica consonantico - vocalica (apa-c ati-c sinasva).  La iterazione della formula serve ovviamente per raddoppiare quella forza che è assolutamente necessaria perché Laris possa superare l'oltretomba e arrivare al regno della luce dei genitori celesti.
  
     Quindi, ricapitolando, abbiamo dal punto di vista del lusus della scrittura numerologica (10)

-        la linea sei che simboleggia la coppia del tre.
-        il numero  dei tre settori in cui è diviso il testo nel cippo.
-         il numero 'cinque' che sappiamo significare la 'forza' (11).
-        il numero tre che è il titolo numerico riferibile ad entrambe le divinità.
-        il numero due che allude alla inscindibile coppia divina (12).

3. Etrusco e nuragico. I documenti sardo - etruschi di Bidonì.   
  
    Per quanto riguarda il 'titolo'  numerico riferibile sia a Tin che a Uni si tenga presente che in Sardegna sono stati rinvenuti nel 1993 nel lago Omodeo (allora in secca), tra gli altri, dei minuscoli e bellissimi documenti lapidei (13) con caratteri etruschi che ci fanno vedere bene il mix del 'tre' anche se esso risulta criptato. Infatti non solo si riscontra la presenza del 'tre' come numero (|||) e come numero della serie alfabetica (C), non solo constatiamo la presenza delle 'tre lingue' (latino, greco, etrusco), ma anche quella delle due enclitiche con valore di 'C' e quindi del 'tre'.   Nelle figure 2 e 3, che per comodità riportiamo anche in trascrizione e quindi con la interpretazione (14), ognuno può rendersi conto di questi aspetti basilari del codice etrusco mutuati dal nuragico.
   Infatti, riteniamo che nessuno possa negare che i documenti etrusco - nuragici di Crocores di Bidonì adoperino lo stesso sistema di scrittura 'sacra' numerica a rebus che troviamo nascosta nel cosiddetto Cippo dei Claudii.  


                                                       Fig. 3                                                             trascrizione


 Fig. 3                                                            trascrizione


  Circa la suddetta traduzione (interpretazione) dei documenti facciamo osservare, come primo aspetto, che essi sono in scrittura bustrofedica con partenza da sinistra verso destra per la prima linea di scrittura e da destra verso sinistra per la seconda. Lo scriba suggerisce nascostamente l'insolita lettura (il bustrofedico si trova praticamente solo (15) nella scrittura arcaica) proponendo alcune lettere al contrario sia nella prima che nella seconda linea.
    L'accorgimento non è affatto nuovo (almeno per la Sardegna)  se solo si pensa che nella lastra di Giorre Utu Urridu (16), trovata dieci  anni prima rispetto alla pietruzza di Crocores di Bidonì, abbiamo una tarda scritta etrusca (v. fig. 4) in bustrofedico che presenta, alla fine della prima linea e alla fine della quarta, due lettere ( 'e' e 'r') poste al contrario (17).

  Il lessico dei due documenti del lago Omodeo, leggermente variati solo per quanto riguarda la quantità della grafica numerologica, è composto, come si può vedere, da tre lingue, ovvero dal mix linguistico di cui si è parlato nei nostri due articoli precedenti (18). Infatti, il latino è rappresentato da ' vlte' (valete) e 'c' (que), il greco (19) da 'm' (μᾶ), 'tineti' (τίνετε); l'etrusco da 'ci' (signif. di tre volte)  e dai nomi di Tin e Uni criptati attraverso le lettere alfabetiche ('C') che notano anche il 'tre'. 

  Fig. 4                                                                            trascrizione 

  4. Il mix linguistico del Cippo dei Claudii.

    Ora, riscontrata anche nei documenti sardo etruschi l'esistenza del mix linguistico (latino, greco ed etrusco), ci sembra evidente, per la magia del 'sei', ovvero dei sei aspetti da individuare e calcolare (v. supra), che anche nel cippo dei Claudii non possa mancare quello che è presente, come abbiamo visto dagli articoli precedenti, nei dadi di Vulci, nelle lastre mortuarie e nei sarcofaghi.
      Infatti se si analizza con accuratezza tutto il testo si noterà facilmente che il lessico è riportabile ai suddetti codici:

1)      Lars , Avle,  Larisal , clenar, sval, suθi, apa, ati  : etrusco
2)      cn , c , c , sanisva (?), Clautie : latino
3)      ceriχunce (20), θui (21), cesu (22), θurasi (23): greco

Alla luce di quanto detto la interpretazione del testo ci sembra essere questa:

Di Laris Aule figlio di Laris i figli vivi questa tomba fecero fare. Tu (Laris Aule) qui giaci (giacevi) con il sostegno e del padre Tin e della madre Uni. Pilastro (24) per l'ingresso (della tomba) dei Claudii.

                                                  Note e indicazioni bibliografiche  

1. V. Cristofani M. 1991, Introduzione allo studio dell'etrusco, Olschki ed. pp. 131 -133.
2.  Per questa voce e la sua presenza nelle lastre e nei sarcofaghi v. Sanna G., 2014, GIOCHIAMO A DADI E IMPARIAMO L'ETRUSCO. I 'dadi enigmatici' (kύboi loξoί) di TIN e di UNI. Il gioco combinatorio circolare delle 'parole-immagine a contrasto' e dei 'numeri alfabetici' dei dadi di Vulci, in montepramablog spot (8 novembre).Nota 15.
3. Sanna G., ibid.  Sulla simbologia del 'tre' e del 'sei' nel nuragico si veda ancora Sanna G, 2009, La stele di Nora. Il Dio, il Dono, il Santo (trad. in inglese di Aba Losi), PTM ed. Mogoro pp. 55 e  93. Bisogna tener presente che i templi sardi ad Antas erano a sei colonne o, forse più raramente, a tre. Per quest'ultimo caso l'unica  testimonianza si ha grazie alla raffigurazione del santuario che si trova nella chiesetta bolotanese di Santu Bachis.  
4. V. Sanna G., 2014, GIOCHIAMO A DADI E IMPARIAMO L'ETRUSCO. I 'dadi enigmatici' (kύboi loξoί) ecc.; idem, 2014, Stele di Auvele Feluskes. I nobili etruschi figli di Tin e di Uni. Scrittura e lingua dei documenti funerari. L' acrofonia sillabica e non, la numerologia e la chiara dipendenza dell'etrusco dal nuragico (II), in montepramablog spot. Com  (28 Novembre)
5. Cristofani M., 1991, Introduzione allo studio, ecc. cit. p. 135: […] per quest'ultima parola, ammettendo un parallelo con 'sval'  della formula precedente, si potrebbe avanzare l'ipotesi che corrisponda a <<morti>>.
6. Sanna G., 2014, Stele di Auvele Feluskes. I nobili etruschi figli di Tin e di Uni. Scrittura e lingua, ecc.  
7. Per la tripartizione del testo nella scrittura nuragica si veda Sanna G., 2004, Sardŏa grammata . 'ag 'ab sa'an Yhwh. Il dio unico del popolo nuragico, S'Alvure Oristano, cap. IV, passim; idem, 2009, La stele di Nora. Il dio, il dono, il santo,. The God, the Gift, the Saint (trad. in lingua inglese di Aba Losi), capp. 3 -4, in part. pp. 110 e 124.
8. Si può dire per quanto riguarda il nuragico, al quale si ispira l'etrusco, non esista testo scritto che non abbia presente la numerologia sacra del dio YH (o YHH, YHW, YHWH). Non vedere e non calcolare questa caratteristica della scrittura 'sacra' o geroglifica vuol dire leggere i documenti superficialmente e solo per metà. I sigilli di Tzricotu di Cabras, il ciondolo di Allai, la scritta della fusaiola del Museo Nazionale Sanna di Sassari, la stele di Nora, l'anello sigillo di Pallosu di Cabras, il coccio del Nuraghe Alvu di Pozzomaggiore, il coccio di Orani, il coccio-tavoletta di Selargius, tanto per fare alcuni esempi, risultano quasi banali per senso se ad esso non si aggiunge quello, spesso elaboratissimo (e pertanto non sempre facile da cogliere), reso attraverso i numeri e i significati logografici convenzionali di cui essi sono portatori.
9. V. nota precedente.
10. Si ricordi ancora che la scrittura per numeri è uno dei requisiti fondamentali richiesti tra quelli che caratterizzano il sistema o codice nuragico. Nella 'Griglia di Sassari' (Sanna G., 2011, Scrittura nuragica: ecco il sistema. Forse unico nella storia della scrittura, in Monti Prama, Rivista semestrale di cultura di Quaderni Oristanesi, n. 62, Dicembre, pp. 25 - 38) sono compresi, in varia misura, oltre a quello numerologico, la lettura del supporto, il mix logografico pittografico, ideografico e consonantico acrofonico, la lettura varia (doppia o tripla), la presenza del 'determinativo' per indicare la divinità, l'obliquità e l'agglutinamento (per legatura o nesso). Non è chi non veda che il 'sistema' etrusco si ispira e talora rispecchia quello sardo.
11.V. Sanna G., 2014, Stele di Auvele Feluskes. I nobili etruschi figli ecc. cit.
12.V. Sanna G, 2014, Stele di Auvele Feluskes. I nobili etruschi figli ecc. cit.
13.V. Sanna G., 2007, Gli Etruschi nella Sardegna centrale tra il VI ed il VII secolo a.C. (estratto  della relazione tecnico -scientifica del prof. G. Sanna per il Comune di Allai, in Paraulas. Rivista di economia, storia, lingua e cultura sarda, anno X, n° 30 , pp. 3 -11. Carta E., Reperti archeologici o falsi? Allai, la procura chiude l'inchiesta: c'è un indagato; in La Nuova Sardegna (4 Ottobre 2009).
14. In realtà, come si vedrà,  è più una 'traduzione' che una interpretazione. Infatti la possibilità di comprendere in toto tutti gli aspetti dei documenti (direzione della scrittura e quindi della lettura, alfabeto, lessico in mix, sintassi, ideografia  numerica) consentono di riportare il testo completo in una (qualsiasi) lingua differente da quella (mista a rebus) adoperata dagli scribi etruschi.       
15. Cristofani M, 1991, Introduzione allo studio ecc, cit. p. 28. C'è da mettere in rilievo però, rispetto a quanto dice il Cristofani circa il bustrofedismo che nei due oggetti di Crocores di Bidonì esso non è dovuto alla 'ristrettezza dello spazio' o 'al gusto decorativo' quanto allo scopo di rendere ancora più ermetico un testo già di per sé molto ermetico. Lo dimostra l'etrusco bustrofedico della lastra di Giorre Utu Urridu che presenta lo stesso preciso modo di 'avvertenza' sul come si debbano leggere le singole linee della scritta (v. la bibliografia che ci riguarda alle note 16 e 17).   
16. Pittau M., 1994, Nuova iscrizione etrusca rinvenuta in Sardegna, in Ulisse e Nausica in Sardegna, Insula ed. Nuoro, VIII p. 97; Sanna G. 2012, Scrittura nuragica: gli Etruschi allievi dei Sardi; in Monti Prama. Rivista semestrale di Cultura di Quaderni Oristanesi, PTM Mogoro, n° 63, pp. 3 -30.
17. Sanna G., 2012, Scrittura nuragica: gli Etruschi ecc. cit., pp. 8 -9.  
18. Sanna G., 2014, GIOCHIAMO A DADI E IMPARIAMO L'ETRUSCO. I 'dadi enigmatici' (kύboi loξoί) di TIN e di UNI ecc.  cit.; idem, 2014,  Stele di Auvele Feluskes. I nobili etruschi figli di Tin e di Uni. Scrittura ecc. cit.
19. La consonante 'm' scritta nel documento in una forma tarda (III -II secolo a.C.) è da leggersi, con ogni probabilità,  μᾶ (grido d'invocazione o d'esclamazione: cfr. Liddell & Scott, Greek -English Lexicon' , 'shorter Aeol. and Doric form for μήτηρ in the phrase μᾶ γᾶ = μήτηρ γῆ; as an esclam. used by women (perh. = Demeter), Herod. 1.85 4.20;  μᾶ πόθεν ὥνθρωπος;). Per quanto riguarda sia l'esclamazione  che  'tineti' si veda il fegato di Piacenza (bordo destro): Tin ci v entinθ... Ricompensate Tin con tre oh! V. Sanna G. 2011,  Falsi di Allai, Crocores 6 un documento fasullo? Davvero davvero?; in gianfrancopintore blog spot. Com (9 gennaio).  Il greco τίνετε (imp. pres. di τίνω) può essere scritto in etrusco 'tinθ' o 'tineti'. Nel documento Crocores 6 di Bidonì la formula del fegato di Piacenza è lievemente, ma efficacemente, modificata dal punto di vista temporale) con la forma dell'imperativo aoristo (tisθ = τίσατε); v.  Sanna G. 2011,  Falsi di Allai, Crocores 6 un documento ecc. cit.
20.  La forma verbale è indubbiamente 'cappatica'  ovvero del tempo 'trapassato'. Cf. Pittau M., 1997, La lingua etrusca. Grammatica e lessico, Insula, Nuoro, pp. 119 -120. Ma la radice verbale? Da κάλυμμα (καλύπτω): tomba? V. anche κάλυξ : involucro.
21. Greco τύι (dall'eolico τῦιδε)  V. anche Pittau M., 1997,  La lingua etrusca ecc. cit. Lessico, p. 197,
22. Da 'κεῖμαι'?: ἔ-κεισο> ceiso > cesu (seconda pers. sing. imperfetto senza aumento). Quindi 'giacevi'  V. anche CIE 5447; TLE 105 : vel: aties: velθurus: / lemnisa: celati: cesu ( Vel Aties figlio di Velthur quello di Lemno qui giacevi). La formula latina 'hic iacet' è evidentemente in etrusco 'hic iacebas' (θui cesu). Probabilmente l'imperfetto è ritenuto più pertinente dal punto di vista linguistico temporale per il fatto che il defunto non si trova ormai più lì dove è sepolto, nel buio,  ma nel grembo luminoso dei genitori UNI E TIN. 
 23. V. Cristofani , 1991, Introduzione allo studio, ecc. cit. p. 133. A noi però sembra che la voce provenga dal greco: θύρα + si (il noto suffisso del dativo). 'Per la porta dei Claudii'
24. Riteniamo che il 'pilastro', forse soprattutto il pilastro (in latino 'anta'), avesse una grande funzione simbolica, se solo si pensa che l'iconografia mortuaria etrusca propone infinite volte l' anta nelle casse dei sarcofaghi, spesso in numero di 'tre', due o più volte ripetuto,  con evidente allusione al 'sostegno' della divinità luminosa paterna e materna per il viaggio nell'oltretomba. Non c'è dunque solo il semplice aspetto decorativo come di norma sostenuto. C'è molto di più. Tanto che ci sembra che si possa legittimamente affermare, dalla lettura generale del sarcofago, che i pilastri o 'antas' delle casse mortuarie altro non siano che una variazione simbolica (e forse non solo simbolica) del 'pulvinar',  'geminatum' o 'simplex' che si trova al di sopra nel coperchio. Sul ruolo simbolico (e fonetico assieme) del 'pulvinar geminatum' come 'sostegno' e del 'pilastro'  presenti nelle stesse tombe etrusche (e non solo nei sarcofaghi) ci piace ricordare la presenza abbinata di essi nella famosissima Tomba dei rilievi dipinti di Cerveteri. In essa, come si sa, oltre ai due grandi pilastri 'scritti' (e non decorati, come si dice), si trovano i tredici letti inseriti nelle nicchie scavate nella parete,  ciascuno dei quali contiene il 'pulvinar geminatum' colorato di rosso. Ad indicare 'scrivendolo' che 'il sostegno per la vita (la rinascita: il rosso)' si avrà attraverso il doppio del padre e della madre, attraverso Tin e Uni. Attraverso - diciamolo ancora una volta -  il dio androgino soli-lunare. Infatti, i due grandi pilastri o antas della grande, sontuosa tomba, sofisticatissima per allusioni e segni simbolici,  altro non sono che una 'variatio' del doppio cuscino o 'pulvinar geminatum'  dei letti delle nicchie.