lunedì 26 gennaio 2015

M.A. Fadda: una mano con un piatto e due crostini? No, la Yad di YHWH che regge la doppia forza del mondo.

di Gigi Sanna

  Fig. 1 (Da: M.A. Fadda, Nel segno dell´acqua, 2013, Carlo Delfino ed. )
1. Premessa

   L'oggettistica scritta nuragica (1) non finisce di stupire. La fantasia degli scribi artigiani è davvero incredibile se è vero, com'è vero, che per rendere il linguaggio formulare (2) riguardante la divinità luminosa YHWH (e i principi figli di essa)  si usano le più strane e complesse raffigurazioni. Spesso si tratta di un lusus spettacolare, sofisticatissimo e per pochi,  tutto teso com'è a rendere quasi impenetrabile il rebus. Anche chi sa e sa leggere, consapevole delle regole del codice convenzionale e consapevole ancora di trovarsi sempre davanti alle stesse voci, stenta a districarsi per delle 'letture' (quasi sempre più di una) che, pur eseguite con coerenza e logica rigorosissime, si nascondono ad una immediata  e superficiale comprensione.
   Lo abbiamo detto tante volte: chi vuole imparare a leggere e ad interpretare la scrittura nuragica, non solo deve conoscere  i segni e le variazioni continue che essi subiscono nel tempo, ma  deve anche  armarsi di pazienza per dipanare pian piano piccole o grandi matasse aggrovigliate a bella posta. La scrittura religiosa nuragica, così come quella egizia, è proprio 'sacra'; i segni possono essere chiamati tranquillamente  'geroglifici' perché nessuno deve contaminarli, toccarli, afferrarli. Sacro in latino significa proprio 'non toccabile, non contaminabile, non violabile'.
   Abbiamo visto come questo tipo di scrittura sacra criptata si estenda a quella greca pitica di Glozel e a quella etrusca (3). Sempre di più si capisce che  nuragico, pitico ed etrusco sono scritture santuariali,  diverse ma imparentate tra di loro in virtù di diversi espedienti scrittori (λοξότης, mix segnico e linguistico, variatio, legatura, ecc.) che servono per la creazione del rebus e quindi per rendere difficoltosa, elitaria e di casta ogni lettura. Gli scribi dei grandi santuari del Mediterraneo orientale ed occidentale, per secoli e secoli, furono in contatto tra di loro e, in quanto adoratori e servitori di una divinità unica luminosa (soli lunare) androgina (4), inconoscibile, misteriosa e ambigua, adattarono a queste sue prerogative i segni della scrittura, sia che questa venisse effettuata attraverso segni lineari alfabetici, sia attraverso la pittografia e l'ideografia sia attraverso la numerologia logografica convenzionale. Quando gli Etruschi prima e i Sardi poi vennero sconfitti dai Romani (5), man mano si spense, vuoi per la scarsa frequentazione vuoi per la chiusura dei santuari a causa della sconfitta politica dei Lucumoni principi etruschi e degli abay shardan  giganti  la conoscenza della scrittura criptata, a rebus e a tutto campo.
    Non ci sembra un caso che gli archeologi francesi (e non solo francesi) per i documenti pitici, gli archeologi di tutto il mondo per l'etrusco, gli archeologi sardi (6) per il nuragico non siano ancora riusciti a decifrare o al massimo siano riusciti ad 'interpretare' dei documenti estremamente ostici perché scritti per essere proprio ostici e intraducibili per tutti se non per gli addetti ai 'lavori religiosi' e cioè  agli scribi dei santuari. Ostici e intraducibili, si badi, già in quel tempo e figurarsi per noi che siamo così lontani, del tutto estranei a certe tecniche arcaiche (7) di scrittura e forniti  di conoscenze linguistiche scarse, approssimative o del tutto nulle. 
   Riteniamo quindi che solo un approccio alla conoscenza, la massima possibile, di tutti e tre i codici di scrittura, lo studio intenso e sistematico delle differenze e delle convergenze dei requisiti per ottenere la scrittura a rebus, la comprensione linguistica formulare in mix o no (greco, semitico, etrusco, sardo arcaico, latino, greco lidico (?)), possano contribuire a rendere più chiaro, anche perché più esteso nello spazio e nel tempo, il complesso fenomeno della 'scrittura' (in senso 'lato') del Mediterraneo orientale e occidentale, in un periodo che va all'incirca dall'età del cosiddetto bronzo medio sino al periodo romano repubblicano e forse imperiale (8).

2. L'amuleto bronzeo del santuario nuragico del Monte Sant'Antonio di Siligo. I 'semata' nascosti. Numeri, dita, cerchi.

   Maria Ausilia Fadda così, con questa bella foto, ci presenta in un suo recente libro (M.A. Fadda, Nel segno dell´acqua, 2013, Carlo Delfino ed.) l'oggetto rinvenuto nel santuario del Monte Sant'Antonio di Siligo, cioè con il davanti e il retro e accompagnandolo con la seguente, scarna e direi alquanto imbarazzata, didascalia: ' Mano di bronzo che sostiene un piatto con due oggetti allungati poco definiti, forse un'offerta di cibo'.
  Dunque con la sua analisi epidermica la studiosa arriva a vedere:

-         una mano di bronzo
-         un piatto
-         due oggetti allungati (incerti come identità)
-         l'offerta e il cibo (non si sa se presenti l'una e l'altro)

   In altre parole l'ermeneutica della studiosa, che non si sbilancia più di tanto e si attiene 'razionalisticamente' al sufficientemente sicuro o al massimo all'opinabile, giunge a dirci che ci troviamo di fronte ad un piatto con del cibo, forse per offerte (gli oggetti), tenuto con una mano. Se così fosse e l'occhio non ci portasse a vedere dell'altro e a precisare meglio  come è fatto l'oggetto potremmo dire che i nuragici ci hanno tramandato in questo caso un qualcosa di molto prosaico e di significato quasi irrilevante. Che è infatti un oggetto siffatto? Detto e spiegato così niente. E cosa significa quel niente in un sito che viene definito come santuario? Non si dice che è un pezzo di un bronzetto, di un 'offerente', uno dei tanti offerenti che ci ha tramandato la piccola statuaria nuragica. E infatti non lo è. E allora, essendo evidentemente un pezzo che quanto a significato racchiude in sé e il particolare e il generale, come lo si deve intendere?  E' un oggetto della 'religio'? E se sì che funzione avrebbe?  E domandiamoci ancora: si è proprio sicuri di averlo descritto bene tutto l'oggetto? Tutti i particolari sono stati presi in esame? E come va visto? Verticale così come lo si presenta nella pagina del libro? O orizzontale? Perché se braccio (c'è anche il braccio o perlomeno una parte di esso), mano e 'piatto' sono orizzontali bisogna specificarlo, anche se i due presunti 'oggetti' sul piatto  dell'offerente farebbero intendere una posizione (apparentemente) orizzontale della mano e del 'piatto'.
    Vediamo però di descriverlo meglio l'oggetto che, secondo noi si, presenta così:
 
-        un disco con due facce (a + b)
-        una mano con un braccio che sorreggono
-        una faccia 'a' di un disco, con  un vistoso segno puntiforme in rilievo disegnato al centro, appena al di sotto o assieme al bordo della circonferenza del disco
-        il dorso della mano con quattro dita
-        una faccia 'b' con due 'segni' paralleli orizzontali nella parte mediana e alta del disco
-        un  pollice, sempre nella parte 'b', della mano destra (ovviamente) 'staccato' dalle altre quattro dita disegnate nella faccia 'a'

     Attraverso un più accurato esame vediamo dunque che l'oggetto si mostra più complesso e che  in ogni faccia del disco compaiono tre segni, compreso il supporto.
   Ora noi sappiamo che segno frequentissimo (9) della scrittura nuragica è il disco, piccolo o grande che possa essere (v. figg. 2 ) oppure  il cerchio (figg. 3 - 4) che assume sempre il significato di ' NR' ovvero di 'luce immortale' (10). NR o NL che comprende, in quanto 'luce' sia quella solare (maschile) sia quella lunare (femminile) ovvero le due facce del disco luminoso, il 'doppio occhio' della divinità. 

 E sappiamo anche dalla frequente scrittura numerale che i nuragici notavano i simboli ideografici numerici (v. figg.  5 - 6 -7 -8)  attraverso punti oppure linee verticali (11).


     fig. 2                                                                                              fig. 3 - 4

                              fig. 5                                                     fig. 6 


 fig. 7                                                                                        trascrizione

 fig. 8                                                                     fig. 9

La lettura dell'oggetto sarà allora, in base ai segni, tutti i segni presi in esame:

Faccia a) Disco + punto + quattro segni verticali
Faccia b) Disco + due linee orizzontali + un segno verticale

ovvero:

Faccia a) NR + Toro + Forza
Faccia b) NR + Toro +  ' Z 

    Da ciò risulta che in tutte e due le facce sta scritto: ' Forza del Toro della luce' . C'è scritta la voce 'NR'AK' ovvero la parola composta (12) che così tante volte troviamo nella documentazione nuragica. Ma in base a quali elementi riusciamo a risolvere i due rebus con identico significato delle facce 'a' e 'b' del disco? In base a quale criteri di scrittura? In base a quali convenzioni?
     La risposta è: in base al solito modo di scrivere dei nuragici, in audace crittografia ma rispettoso sempre del  sistema che si basa, soprattutto, sul mix dei segni pittografici, ideografici e lineari. Si tratta sempre di vedere come e dove sono 'scritti' quei segni, in che direzione di lettura procedono  e che in relazione sintattica stanno tra di loro.
    Abbiamo già spiegato il valore fonetico del pittogramma disco o cerchio e il valore degli ideogrammi numerici attraverso i punti e le linee. Questi ultimi, posti non a caso rispettivamente in alto e in basso nel disco, rappresentano il numero uno perché i nuragici notavano indifferentemente il primo numero o con un punto o con una lineetta verticale. Ora il passaggio metonimico  dall'uno alla prima lettera dell'alfabeto ovvero 'aleph'  è semplice ed è evidente che lo scriba usa la trasposizione per realizzare 'altro' nella scrittura e più precisamente il 'toro'. Se qualcuno avesse qualche dubbio sulla taurinicità dei due segni e ciò che essi notano per metonimia  basta osservare la magnifica tavoletta di bronzo di Tzricotu di Cabras alle  figg. 8 -9 che spiega (si osservino i segni colorati in rosso), in tutta l'effervescenza totalizzante  dei 'grammata' taurini (13), cosa sono mai i segni verticali e quei punti, agglutinati (14) o non agli altri.  Sul significato convenzionale del numero quattro (o sul quadrato) come valore traslato di 'forza' abbiamo detto numerose  volte (15) e crediamo che non sia il caso di tornarci.

3. La voce 'OZ criptata
  
   Spiegato dunque il significato presente nella faccia 'a' ci resta però da chiarire il motivo per cui anche nella faccia 'b'  c'è riportata la voce (16) 'oz, cioè il motivo per cui si può sostenere che viene riportata attraverso il criterio consonantico quella parola che nella faccia 'a' è riportato per numero, ovvero attraverso un ideogramma. E' ancora il consueto e particolare sistema o codice che ce lo suggerisce, dal momento che qui si fa uso  dell' acrofonia, cioè dell'espediente che spessissimo viene usato per rendere una determinata lettera, talvolta assai criptata, dell'alfabeto consonantico. Infatti una volta individuata la lettera zayn che chi conosce l'alfabeto nuragico (17) riconosce facilmente (e non scambia certo per 'oggetti' allungati', per 'grissini' o  ' 'crostini o magari salsicce!) e sapendo che essa non può essere che preceduta dalla ayin per rendere la comune (forse la più comune nella lingua semitica nuragica) voce 'oz', balza evidente che il segno precedente ovvero  la linea verticale è polisemico (18) e  oltre che significato di toro assume anche quella di 'fallo' (si veda la linea verticale cosa rappresenta, per polisemia fallo -toro, nella suddetta tavoletta di Tzricotu) .
    Come si sa in semitico il 'fallo' si dice (19)  'rlh ערלה , voce che, con l'iniziale consonante aspirata 'ayin,  permette di avere la parola 'oz עז.

4. Le tre letture. La mano יד di Yhwh.

    Da quanto abbiamo appurato risulta quindi scritta in entrambe le facce del disco la sequenza NR  'AK  + 'OZ ovvero l'espressione 'forza del toro della luce'; espressione che si legge però doppia solo se si prende come prima sequenza la faccia 'a' leggendola dall'alto e poi la faccia 'b' leggendola dal basso. Altrimenti chiunque potrebbe obiettare che la 'zayn' della seconda faccia non potrebbe  come prima consonante , con la normale lettura dall'alto, mai dare la voce 'OZ.
    E che le cose stiano così lo suggerisce, ancora una volta, la raffinata numerologia dello scriba che ci invita a calcolare non una doppia ma una terza lettura, dopo quella delle due parti del disco.  Essa non può essere che essere quella più evidente; evidente naturalmente se si capisce che c'è una mano che sta 'sostenendo' un disco con due facce scritte  e non un piatto con del cibo.
    Ora la 'mano' in semitico si dice, come sappiamo, yad יד e sappiamo ancora che yad  ha, tra gli altri  valori, quello di 'forza'. Non è chi non veda allora che lo scriba scrive nascostamente la parola forza (la mano) per la terza volta e sempre in maniera diversa (20), unendola a quella di disco: 'mano (o  forza) che sostiene il disco', la quale tiene sospesa la doppia faccia di esso (alludente, in tutta evidenza,  a quella del sole e della luna). Per dirla in breve ci troviamo davanti ad un oggetto del culto nuragico  che ci dice che c'è una potente mano divina che fa sì che gli astri luminosi possano stare sospesi in cielo e procedere perennemente con il loro ritmo ciclico.
   Resta però l'ultimo ma. Di chi è mai quella mano che regge il doppio occhio della luce. C'è qualche modo per capire il nome della divinità in possesso di quella straordinaria forza taurina? C'è scritto il suo nome in qualche modo?
   Gli interrogativi si sciolgono se si tiene presente il particolare che ad essere raffigurato nell'oggetto c'è non solo la 'mano' ma anche il 'supporto' di quella mano ovvero lo hdm הדם. 'Supporto' che viene suggerito non solo dal fatto che esso è ovviamente quello della mano ma anche dal fatto che l'oggetto, quel particolare oggetto di bronzo, è munito di una base che consente di collocarlo verticalmente e di piombarlo  tra gli altri oggetti votivi disposti in apposite lastre cultuali (v.figg.10 e 11). Il supporto offre acrofonicamente la lettera consonantica 'h' e quindi il pronome 'hĉ' (lui/lei) messo significativamente al posto del nome inconoscibile e impronunciabile della divinità (21). E' questa la risorsa scrittoria maggiore a cui ricorrono gli scribi sacerdoti artigiani quando realizzano l'espressione formulare del bronzetto.

 Fig.10 (da Fadda)                                                                                     fig.11 (da Fadda) 
    

Riportando le tre letture avremo:

1)      Della luce del toro  (sole) forza: lettura dall'alto verso il basso
2)      Della luce del toro (luna) forza : lettura dal basso vero l'alto
3)      Della luce del doppio toro (sole e luna) forza Lui : di nuovo lettura  dall'alto verso il basso. 

   Insomma la faccia 'a' del disco ci dice della forza del toro Sole, la faccia 'b' ci dice della forza del toro Luna  e la mano che stringe il disco (faccia 'a' e faccia 'b') tenendolo sospeso ci dice di chi è, da chi proviene  la forza dei due tori. Lo scriba ottiene così, tra l'altro, con la voce 'forza' ripetuta 'tre volte', il consueto e quasi imprescindibile numero magico divino.  


5. Tre tabelle per agevolare la lettura.

   Pensiamo che a questo punto, data la notevole complessità del rebus presente nell'oggetto votivosia necessario far vedere, con delle tabelle esplicative, tutti i passaggi che hanno permesso il suo scioglimento:


a. Disposizione organica dei significanti


b. Valori fonetici



c. Traduzione:



d. Tre volte la voce 'OZ riportata in 'variatio.  



Note e riferimenti bibliografici 

1. Abbiamo affacciato l'ipotesi più di dieci anni fa dell'esistenza di una scrittura nuragica religiosa che abbiamo chiamato 'con' (Sanna G, 2004, Sardōa grammata. 'Ag 'Ab Sa'an Yhwh. Il dio unico del popolo nuragico, S'Alvure ed. Oristano, cap. 5, pp. 183 - 236)  riguardante gli oggetti e i monumenti realizzati dai nuragici. Detta ipotesi è stata da noi (e non solo da noi) ripresa e confermata  con non pochi interventi scritti nel noto Blog di Gianfranco Pintore e successivamente in quello di Aba Losi e di Romina Saderi nonché nella rivista semestrale Monti Prama da noi diretta.  Abbiamo altresì  affermato che la scrittura 'con' si trova non solo nei documenti 'pitici' di Glozel ma anche in  quelli etruschi. Per questi ultimi si veda Sanna G.,2011, Glozel, Maimoni di Cabras, Etruria: l'acrofonia e la spettacolarità  della scrittura arcaica per immagini; in  Gianfranco Pintore Blogspot. com (16 giugno); idem, 2012,  Gli Etruschi allievi dei Sardi (II); in Gianfranco Pintore blogspot.com (15 Dicembre), ripubblicato con lo stesso titolo in Monte Prama blogspot.com ( 01.12.2014 e 10. 12. 2014); idem, 2014,  Stele di Avele Feluskes. I nobili etruschi figli di Tin e di Uni. Scrittura e lingua dei documenti funerari. L' acrofonia sillabica e non, la numerologia e la chiara dipendenza dell'etrusco dal nuragico (II);  in Monte Prama blogspot. com (28 Novembre); idem, 2015, CERVETERI. L'iscrizione (IV secolo a.C.) del cosiddetto Pilastro dei Claudii. LARIS AVLE LARISAL figlio di TIN/UNI. Il linguaggio dei numeri nuragico ed etrusco. I documenti di Crocores di Bidonì e di Nabrones di Allai; in Monte Prama blogspot.com. (11 gennaio).          
2. Detto linguaggio formulare si basa su un repertorio di voci non molto ampio (poco più di una cinquantina) . In genere si tende ad esaltare la forza ('oz ) עז della divinità paterna ('aba אב) taurina ('ak  = 'aleph)  yh (oppure, yhh, yhw, yhwh)  יה יהה יהו יהוה; forza che si esplica particolarmente in virtù della sua doppia luce (o doppio occhio) soli - lunare chiamata nr נר.
3. V. nota 1.
4. Per la divinità androgina greca ma di origine semitica del santuario greco di Pito (Delfi) si veda il nostro saggio I segni del Lossia cacciatore. Le lettere ambigue di Apollo e l'alfabeto protogreco di Pito, S'Alvure ed. 2007;  
5. E' noto che la forza della cultura etrusca, soprattutto di quella religiosa scritta, venne meno con la conquista definitiva dell'Etruria da parte dei Romani e con la conseguente, pressoché completa, assimilazione di essi già in periodo tardo repubblicano (II - I secolo a.C.). Lo stesso avvenne per la cultura scritta religiosa nuragica e quella egiziana che durarono oltre il periodo repubblicano; ormai usate da pochissimi scribi (sempre di più emarginati)  e conseguentemente da pochissimi comprese (data la loro natura di scritture poco o nulla funzionali, di sistemi a rebus poco pratici per l'uso immediato)  nell'arco di due o tre secoli scomparvero del tutto.     
6. Dobbiamo parlare solo di archeologi sardi perché nessun archeologo (anche perché depistato dalle asserzioni correnti, sempre caparbiamente ribadite, dell' inesistenza di una scrittura sarda in periodo nuragico) al di fuori dell'Isola, mai ha pensato di dover indagare sulle possibilità che ci fosse un qualche codice alfabetico. Si consideri ancora che per tanto tempo ha prevalso nell'archeologia sarda l'idea di una cultura barbarica (e quindi con disinteresse totale  per il dato della scrittura), idea sostenuta con vigore, quasi fino alla sua morte,  dall'archeologo più famoso e più 'convincente' (maestro 'sardus pater')  della Sardegna, ovvero Giovanni Lilliu. E si consideri infine che solo da pochissimo tempo qualcuno dei suoi seguaci solo  'post mortem' ha 'osato' far cenno, con metodo interamente speculativo e non rigorosamente scientifico, facendo leva su inconsistenti e strambe basi documentarie,  all'esistenza di una scrittura con segni fonetici incerti e quindi dal lessico misterioso e non riconducibile a nessuna lingua.  Si veda il severo e puntuale saggio di Aba Losi, 2014, Va bene prof. Ugas: ma come la mettiamo con i database di R.N. Fletcher?; in Monte Prama blogspot.com ( 24 agosto)
7. Si veda, tra i numerosi articoli scritti sull'argomento in questo Blog,  Atropa Belladonna (Aba Losi), 2012, Crearescrivendo e indossare formule; in Monte Prama blogspot.com (2 Novembre); eadem, 2013,  Foto del giorno: scrivere "con" i vasi ed i troni; in Monte prama blogspot.com (12 maggio); eadem, 2014, S' Arcu 'e is Forros, loscarabeo: crittografico e con l' androgino? In MontePrama blogspot.com (11 maggio eadem, 2014, Quando Amun 'tornò' a Cabras (dalla conferenza tenuta in Cabras il 7.04.12: Dagli scarabei sigillo alle tavolette delSinis. La scrittura del dio nascosto  in MontePrama blogspot.com (23 Ottobre).
8. Sanna G, 2014, Il nome di Tharros (THARRUSH) in un' iscrizionenuragica, etrusca e latina del III - II secolo a.C. Un Lars di nobile origine etrusca 'curulis' di Roma in Sardegna; in Monte Prama blogspot.com (27 aprile)
9. Il disco o il cerchio  della luce, oltre che inteso epigraficamente come tale nei monumenti (si pensi al cerchio nella sommità dei nuraghi e al cerchio che forma l'esedra delle T.d.G.) e nelle raffigurazioni rupestri (scritta monumentale di Santo Stefano di Oschiri e scritta monumentale di Bidda Maiore di Senis), si trova nei documenti epigrafici in mix (con scrittura cioè ideografica, pittografica e cosiddetta 'lineare' : v. Sanna G., 2004, Sardōa Grammata. 'Ag 'Ab sa'an, ecc., cit. cap. 6., pp. 256 -260). Le stesse cosiddette Tanit, ormai da dichiararsi nuragiche e non puniche (V. Atropa Belladonna, 2012. L'incredibile storia dei cocci di Orani e le antichissime Tanit sarde; in Monte Prama blogspot.com (11 novembre); Sanna G., 2012)   Tanit, il Toro eterno celeste e i versetti 3 e 4 del libro della Genesi (II); in Monte Prama Blogspot.com ( 21 Novembre)), sono composte con il segno 'cerchio' della luce.
10. Si tenga presente, come abbiamo precisato altre vole, che NR/NL è spesso scritto con la nasale iniziale data dal  serpentello pittografico di origine protosinaitica (v. Sanna G., 2014, Sha'ar ha ba'al di San Giovanni del Sinis (Tharros). Il sincretismo religioso e l'occhio astronomico immortale dei tre soli: Shamash, Nur, Ra. Il mix della scrittura e la scuola scribale nuragica in periodo tardo (IV -III secolo a.C.); in Monte Prama blogspot.com (12 giugno)  La lettura non è pertanto il semplice N+R ma nachash נחש + N +R : Serpente + luce e cioè 'luce immortale'.;
11. Sanna G., 2010, I nuragici. Estrosi, anche e soprattutto con i numeri; in gianfrancopintore blospot.com (27 maggio).
12. La voce, tra l'altro, si trova attestata in lettere chiarissime ('aleph + gimel oppure 'aleph + kaph) nella pietra di Terralba, nel coccio del Nuraghe Alvu di Pozzomaggiore e nella barchetta di Teti (v. Sanna G., Ed ecco finalmente la parola "Nuraghe". In una scritta a Terralba; in gianfrancopintore blogspot. com (4 luglio); idem, 2010,  Il documento in ceramica di Pozzomaggiore; in Melis L., Shardana, Jenesi degli Urim, PTM ed. Mogoro. pp. 153 -168; idem, 2013,  Auguri da Teti.Firmato: NuR Hē ’AK Hē ’ABa Hē; in Monte Prama blogspot.com (9 dicembre).
13. Lo scriba inventore della tavoletta 'specimen' ovvero del sigillo ( quello che poi sarebbe stato adoperato in serie, ma sempre con modifiche riguardanti l'identità dell' abay defunto) si è preoccupato di far si che tutti i segni, a cominciare dallo stesso supporto fallico, mostrassero, sia pur in raffinata crittografia, l'allusione al toro. Punti, linee verticali ed orizzontali, segni alfabetici lineari di tipologia protocananaica, segni di tipologia ugaritica, di tipologia 'sarda', segni agglutinati, numeri, ecc., concorrono tutti a magnificare la 'taurinicita' del padre celeste Dio, del padre 'terreno' e, soprattutto,  del figlio dell'uno e dell'altro (v. figg. 8 e 9).  
14. Per l'agglutinamento (che può essere ora con legatura ora con nesso o con entrambi), uno degli aspetti fondamentali del sistema di scrittura arcaico sardo, di cui tante volte si è parlato,  si veda soprattutto: Sanna G., 2011, Scrittura nuragica: ecco il sistema. Forse unico nella storia della scrittura; in Monti Prama. Rivista semestrale di Quaderni Oristanesi. N° 62, pp. 25 -38. 
15. Sanna G., 2013, La bipenne nuragica bronzea scritta di S'Arcu 'e isForros di Villagrande Strisaili e la 'potenza' (עז) di IL YHWH; in Monte Prama blogspot. com (8 Ottobre).
16. V. comunque, Sanna G., 2013, La bipenne nuragica  bronzea scritta , ecc. cit. (v. nota 15)
17. Sanna G., 2012, L'alfabeto nuragico. Aggiornamento (al 2012): poche le sorprese; in gianfrancopintore blogspot.com (12  febbraio). Dalla data del 2011 il segno a barrette della zayn (ora orizzontali, ora oblique, ora verticali)  è comparso ancora decine di volte.
18. Ricordiamo che i più antichi segni 'polisemici' della scrittura 'nuragica' si trovano, a nostro parere, nelle cosiddette 'statue stele' (in realtà lastre tombali) del Sarcidano. V. Sanna G., 2004, Sardoa grammata. 'Ag 'ab sa'an Yhwh, ecc. cit. cap. 6. pp. 239 - 245.
19. Es, 4, 25; I Sam 18, 25. In nuragico, per indicare il 'sesso',  si trova scritta (tavoletta A3 di Tzricotu) anche la voce  'rwh nell' espressione singolare (prettamente cananaica e precedente il V.T.) yhwh hy 'rwh  יהוה הי ערוה. La straordinarietà di detta espressione scritta consiste anche nel dato stilistico ovvero nel fatto che le singole voci sono le uniche, nell'intera scritta, riportate in agglutinamento; evidentemente non solo per suggerire in qualche modo la presenza di esse ma anche per arricchire e rendere sempre rigorosamente organico un documento basato sempre sul numero sacro 'tre'.      
20. La 'variatio' (lo abbiamo sottolineato più volte) è uno degli aspetti che caratterizzano la scrittura nuragica. Lo scriba tende a non riscrivere mai la parola in uno stesso modo e per far ciò ha naturalmente a disposizione innumerevoli risorse (i segni omofonici ma non omografici, i segni pittografici al posto dei segni lineari e viceversa, l'agglutinamento in legatura o in nesso, la numerologia lessicale convenzionale, l' iterazione logografica, ecc.)
21. Il nome della divinità significativamente è sostituito dal 'pro' nome. Ma anche quando esso non c'è, le voci yh, yhh, yhw, yhwh non sono 'nomi' quanto allusioni alle sue qualità (l'androgino, il toro, il datore di vita, ecc.). Ci permettiamo di dire che ciò, secondo noi, dimostra che non ha proprio senso il non pronunciare il nome di YHWH  in quanto gli scribi cananaici avevano già provveduto alla sua non pronunciabilità, realizzando sia i segni fonetici 'allusivi'  sia le voci ugualmente 'allusive'  perché proprio questi venissero pronunziati e non altri. Per essere più chiari: se noi diciamo Maschio - Femmina (YH) non chiamiamo dio per nome ma ne indichiamo intuitivamente una fondamentale natura ovvero l'androginia. E così, se noi pronunciamo YH al contrario, non gli diamo il nome ma diciamo semplicemente (HY)  che è 'colui che dà la vita'. Quindi si deve pronunciare proprio  quello che è a bella posta inventato, il sostituto di esso, perché si pronunci. Del resto, si sa che Dio (YHWH)  non dà a se stesso un nome  (il celebre 'io sono colui che sono' אהיה אשר אהיה ) perché il darlo sarebbe stata una concessione agli uomini per la sua completa conoscibilità  Pertanto anche lui dice 'di sé'  ma non dice 'chi è'.  Dice (forse) della sua 'assolutezza' ma non dice 'chi è Lui che è l'Assoluto'. Il V.T non lo tramanda  ma, secondo noi, il buon Mosè deve aver detto a se stesso, all'incirca: 'boh!  Ma il fratello Aaronne gran sacerdote fece gran tesoro di quel 'boh'! E insegnò a tutti a dire sempre 'boh'!