sabato 17 gennaio 2015

Manufatti di steatite in Sardegna: dal neolitico al medioevo

"La steatite, conosciuta anche con i nomi di pietra saponaria, gesso di Briançon e pietra ollare, è una roccia metamorfica somigliante alla giada anche se con un aspetto maggiormente polveroso. Solitamente è di colore verde, ma esistono varianti bianche, crema, nero o rosso". Da Wikipedia. 

Fig. 1: con un cerchio rosso vengono indicate le miniere di Orani (NU). Modificata da (1)


Fig. 2: con un cerchio rosso vengono indicate le miniere di Orani (NU). Modificata da (1)

Fig. 3. La steatite di Orani, da: Pier Luigi Lai, ‎Sandro Mazzolani,  "Parco Geominerario della Sardegna", ed. Logus 2012 (La storia plurimillenaria delle miniere in Sardegna, il primo geo-sito UNESCO nel mondo, la costituzione del Parco, i musei, le gallerie, i pozzi e la meravigliosa via dell'Argento. Con tante immagini, mappe di orientamento e risorse esterne di approfondimento. Interattivo, multimediale: acquistabile qui come e-book). 


Qui di seguito il testo dal rif. 2: 
"La steatite, varietà criptocristallina del talco, è un silicato idrato di magnesio del gruppo delle cloriti, untuoso al tatto, tenero, infusibile, di colore bianco, grigio o verde. Durante la cottura la sua durezza cresce dal primo al sesto grado della scala Mohs (a 1000°C circa), con la trasformazione graduale in esntatite o clinoenstatite (Amat di Sanfilippo 1996). 
Nei giacimenti di Orani (NU), nella Sardegna centrale, la steatite si trova in filoni affioranti in superficie, a contatto con la roccia cloritica (Gerbella e Alfano 1932; Pavan 1933) ed è perciò estratta in cave a cielo aperto. Il talco è segnalato anche nel monte Plebi di Olbia, nelle formazioni cambriche di Teulada (CA) e a Poglina a Sud di Alghero. nella varietà detta pietra ollare, lavorabile al tornio, si trova nel siluriano di Illorai (Billows 1941, p. 68). 
Al pari di altre rocce di colore verde, la steatite, il talco e la clorite sono precocemente impiegate nella Sardegna presitorica  (fig. 4): risalgono al Neolitico medio (Cultura di Bonuighinu) centinaia di vaghi di collana cilindrici della Grotta Rifugio di Oliena (NU). nelle successive fasi neolitiche la produzione di manufatti si intensifica: a partire dal Neolitico superiore (fase di San Ciriaco) fino alle prime fasi dell'Eneolitico (Culture Sub-Ozieri, Filigosa, Abealzu) non sono rari i contenitori (piattini e coppe), gli oggetti d'ornamento (bracciali, vaghi di collana, accettine forate e pendagli, "fuseruole"), "di prestigio" (pomi sferoidi, accette e asce martello miniaturistiche), di culto (statuine) e di incerta funzione ("placchette" incise e punteruoli. 
Il villaggio di cultura Monte Claro (Eneolitico evoluto) di Biriai-Oliena ha restituito un abbozzo d'accettina, un'accetta rituale ed un pendaglio fallico di steatite; mentre nei contesti funerari dell'Eneolitico finale e del Bronzo antico (Culture del vaso campaniforme e di Bonnanaro) provengono unicamente oggetti d'ornamento: vaghi di collana, accettine amuleto, pendagli, elementi troncoconici. 

Fig. 4 (dal rif. 1)

La sua ottima resistenza al calore, unita alla sua scarsa durezza, fanno della steatite la materia prima maggiormente impiegata nell'età nuragica (fig. 5,6) per la produzione delle matrici di fusione (monovalvi, bivalvi, semplici o multiple) per utensili e armi di bronzo, ritrovate principlamente in località della Sardegna centro-settentrionale (ben 29 località su 32). 

Non mancano alcuni piccoli oggetti artistici, d'ornamento e d'uso comune: lisciatoi, modellini di nuraghe, fusaiole, contrappesi (?), coperchi (?) o trituratori, pesi ponderali, lese di spillone di ferro, pendagli fallici e oggetti discoidali con foro impervio, di incerta funzione.

Non sono disponibili a tutt'oggi analisi chimico-fisiche, ma gli esami autoptici, compiuti in passato da archeologi e geologi, hanno fatto ritenere di origine sarda la materia prima utilizzata. Anche le carte di ditribuzione, mostrando la massima concentrazione di oggetti in steatite (talco e clorite) nella Sardegna centro-settentrionale, laddove i giacimenti minerari sono più consistenti, sembrano confermare la tesi. 
Non può sfuggire l'importanza rivestita dalla via di comunicazione e di traffico costituita dal Rio cerdino e dai suoi affluenti (Isalle, Flumineddu, Rio d'Oliena e di Locoe) nella diffusione della steatite (27% delle località; 25 % circa dei manufatti). Ed è importante notare come il territorio di Orani, in cui si trovano i filoni più importanti dell'isola, sia attraversato dal Rio Sa Pruna che appartiene a quel bacino idrografico, costituendo anche questa prova indiretta dello sfruttamento di tali cave. 
Non si esclude tuttavia l'utilizzazione degli altri giacimenti di steatite della Sardegna, in particolare quelli di Olbia e di Alghero, nei cui territori sono piuttosto numerosi i ritrovamenti di oggetti di tale materia, a partire dalle fasi neolitiche. " (Dal rif. 2, G. Canino, Lo sfruttamento delle materie prime: i manufatti di steatite, In: I.I.P.P., Atti della XXXV Riunione Scientifica, Castello di Lipari, 2-7 Giugno 2000, pp. 995-997, Firenze 2003). 

Fig. 6a. Sin, Il sigillo in steatite di Uras, snapshot dal pannello nr. 33 de:  "Prima mostra didattica della documentazione scritta della scrittura nuragica (dall’Età del Bronzo Medio al I Ferro)", 2011, A cura del Gruppo culturale Solene e Associazione culturale Melchiorre Murenu e la direzione scientifica di Gigi Sanna. R. Zucca la interpreta come una fusaiola (In: R. Zucca, "Storiografia del problema della ‘scrittura nuragica’" in Bollettino di Studi Sardi, Anno V, numero 5, dicembre 2012). L'oggetto è grande quanto una falange di pollice. Dx,  Amuleto fallico in steatite, complesso nuragico di Palmavera (1600-900 a.C., ca.)Da: A. Moravetti, Il complesso nuragico di Palmavera,Delfino Carlo Editore, 1992


Fig. 6b.  Scarabei in steatite di tipologia egizia da contesti squisitamente nuragici. a. Monte Prama, tomba 25 (si veda questo post) Da: C. Olianas, Lo scaraboide dalla Tomba 25 di Monti Prama: confronti e considerazioni, Kubaba, 2012, 3: 39-52;  b.Santuario nuragico di San't Anastasia, Sardara (CA) (si veda questo post) Da: Cinzia Olianas, Uno scarabeo inedito dall’area del pozzo sacro di Sant’Anastasia di Sardara, presentazione a Sulcis 2013, VIII Congresso Internazionale di Studi Fenici e Punici, Carbonia - Sant'Antioco 21-26 ottobre 2013;  c. Santuario nuragico di Nurdole di Orani, scarabeo col prenome di Amenhotep III (1388–1351 a.C.)(si veda questo post); Da: M. Madau, II complesso nuragico di Nurdòle (Orani-NU) e le relazioni con il mondo Mediterraneo nella prima età del ferro, in: Etruria e Sardegna settentrionale tra l'età del bronzo finale e l'arcaismo, Atti del XXI convegno di studi etruschi ed italici, Sassari, 13-17 ottobre 1998

Fig. 6c.  La steatite come materiale di costruzione. Orune, Nuoro. Su Tempiesu, fonte sacra nuragica: particolare del pozzetto dei bronzi votivi con canaletta interna in steatite verde, finemente lavorata. M.A. Fadda, La fonte sacra di Su Tempiesu, Guide e Itinerari, n. 8, Carlo Delfino Editore, Sassari 1988

Fig. 6d. manufatti nuragici in steatite. Da:  D. Pulacchini, Il museo archeologico di Dorgali, Delfino ed., 1998

Fig. 6e. manufatti nuragici in steatite. Da:  Giovanni Lilliu, La Civiltà nuragica, Sassari, Carlo Delfino, 1999

Alcuni tra i più interessanti reperti in steatite rinvenuti in Sardegna sono visibili a questi link:

(1) G. Canino, Il patrimonio archeologico del bacino minerario di Orani (NU) e la diffusione dei manufatti di steatite in Sardegna, in Quaderni. Periodico dell'associazione per il parco geominerario storico e ambientale della Sardegna, 1-2, 1998, pp. 144-165.
(2) G. Canino, Lo sfruttamento delle materie prime: i manufatti di steatite, In: I.I.P.P., Atti della XXXV Riunione Scientifica, Castello di Lipari, 2-7 Giugno 2000, pp. 995-997, Firenze 2003