mercoledì 14 gennaio 2015

Una specie che vive circondata da simboli. Condivisione dinamica versus stagnazione delle idee.

Fig. 1. Sin, alcuni dei 25 frammenti di gusci d'uovo di struzzo incisi, risalenti a 65000-55000 anni fa. Sono stati rinvenuti (in stratigrafia) nel riparo sottoroccia di Diepkloof, Sudafrica. Da questo sito. Pubblicazione originale: Texier PJ, Porraz G, Parkington J, Rigaud JP, Poggenpoel C, Miller C, Tribolo C, Cartwright C, Coudenneau A, Klein R, Steele T, Verna C. (2010). "A Howiesons Poort tradition of engraving ostrich eggshell containers dated to 60,000 years ago at Diepkloof Rock Shelter, South Africa". Proc. Nat. Acad. Sci. USA 107: 6180–6185.; Dx., i due maggiori siti di ritrovamento di oggetti incisi in Sudafrica. Nella grotta di Blombos si tratta di pezzi di ocra incisi con vari motivi risalenti a 75000-100000 anni fa. (vd. fig. 2 e 3). Mappa modificata da : Christopher S. Henshilwood, Francesco d’Errico, Ian Watts: Egraved ochres from the Middle Stone Age levels at Blombos Cave, South Africa, Journal of Human Evolution 57 (2009) 27–47. Si veda anche questa fotografia da un altro sito, con incisioni risalenti a 65000-59000 anni fa. 


Fig. 2 [..]Left = photo and tracing of piece M3-1; right =close-up views of the engravings. Scale = 1 cm. [..] Da: Christopher S. Henshilwood, Francesco d’Errico, Ian Watts: Egraved ochres from the Middle Stone Age levels at Blombos Cave, South Africa, Journal of Human Evolution 57 (2009) 27–47. Ca. 98000 anni fa. 

Ecco in proposito un paragrafo tratto da: Chip Walter,  "Primi artisti", National Geographic Italia, gennaio 2015, pp. 2-23 (nostro il grassetto). [..]Christopher Henshilwood scruta in direzione dell'Oceano Indiano. Si trova sulla punta più meridionale dell'Africa e, a parte le immense rocce batture dal mare 25 metri più in basso, tra i suoi stivali e l'Antartide ci sono solo 2400 chilometri di mare agitato. "Una giornata niente male" dice Henshilwood -che lavora per l'Università sudafricana del Witwatersrand e per quella di Bergen in Norvegia - e i suoi colleghi hanno scavato tutta la mattina in questo sito, conosciuto come Klipdrift Shelter, aggiungendo alcuni utensili di pietra e altri nuovi reperti al crescente numero di prove della presenza di esseri umani moderni (Homo sapiens) tra queste colline e grotte, che sarebbero state abitate in modo discontinuo per più di 165 mila anni
Henshilwood,  però, ha visto anche giorni migliori. Alcune delle sue scoperte più memorabili provengono dalla grotta di Blombos, 45 chilometri a est di Klipdrift, vicino a una zona dove giocava da bambino. Qui un giorno dell'anno 2000 la sua équipe portò alla luce un piccolo blocco di ocra rossa incisa, poco più piccolo di un telefonino. L'ocra è diffusa in questa parte dell'Africa e viene usata da millenni un po' per tutto, dalla pittura per il corpo alla conservazione dei cibi. Questo reperto tuttavia era differente: circa 75 mila anni fa un individuo ingegnoso aveva inciso con cura sul blocco un motivo geometrico costituito da una serie di segni triangolari paralleli e sovrapposti (M1-6 in figura 3, ndr). Nessuno conosce il significato di questi segni, che da allora sono stati trovati su altri 13 pezzi d'ocra. Una firma? Dei calcoli? Una primordiale lista della spesa? Qualunque fosse il loro misterioso scopo, queste incisioni erano 35 mila anni più antiche di qualsiasi altra testimonianza certa d'espressione simbolica conosciuta fino a quel momento. 
In seguito alla scoperta si accese un animato dibattito. Per alcuni scienziati la piccola pietra incisa era un caso a sé, null'altro che graffi fatti a casaccio, bizzarri scarabocchi. "Dissero che non aveva alcun significato" racconta Henshilwood. Col tempo però, altri studiosi cominciarono a considerarla una scoperta fondamentale, prova di un vero e proprio cambiamento nel comportamento umano. 
Presto furono rinvenuti altri esempi di simboli e ornamenti. La squadra di Henshilwood  scoprì piccole conchiglie di un mollusco chiamato Nassarius risalenti a circa 75 mila anni fa, perforate e un tempo infilate insieme. Altri ritrovamenti erano ancora più antichi: in un sito chiamato Grotte de Pigeons, a Taforalt, in Marocco, furono rinvenute perline di Nassarius di 82 mila anni fa. All'estremità opposta del Mediterraneo, conchiglie simili provenienti da due grotte israeliane, Qafzeh e Skhul, datano rispettivamente a 92 mila e almeno 100 mila anni fa. 

Tornando al Sudafrica, nel 2010 un'équipe diretta da Pierre-Jean Texier, dell'Università di Bordeaux, rese noto di aver trovato gusci d'uovo di struzzo incisi risalenti a 60 mila anni fa nel sito di Diepkloof Rock Shelter, a nord di Città del Capo (fig. 1). Nel frattempo la grotta di Blombos continuava a produrre  tesori: utensili d'osso finemente lavorati e decorati, oltre alla prova che già 100 mila anni fa gli abitanti della grotta macinavano l'ocra in polvere fina e la mescolavano ad altri ingredienti per farne una pasta. Conservata in conchiglie di aliotide - i più antichi contenitori conosciuti - potrebbe essere stata usata come pittura decorativa per il corpo, il viso, gli utensili, e gli indumenti. Nel 2009 Henshilwood.annunciò di aver trovato altri pezzi d'ocra e rocce incisi con tratti incrociati, datati fino a 100 mila anni fa (fig. 3). 


Fig. 3: le stratigrafie mostrano che i frammenti d'ocra incisi della grotta di Blombos, si collocano tra i 75000 e i 100000 anni fa. Da: Christopher S. Henshilwood, Francesco d’Errico, Ian Watts: Egraved ochres from the Middle Stone Age levels at Blombos Cave, South Africa, Journal of Human Evolution 57 (2009) 27–47. L'articolo di Henshilwood ha ricevuto 187 citazioni dal 2009 (si veda questo link


Paragonati alla bellezza mozzafiato delle pitture realizzate nella grotta di Chauvet 65 mila anni più tardi, manufatti come questi sembrano rudimentali. Ma l'invenzione di una semplice forma che rappresenti qualcos'altro, un simbolo concepito da una mente che può essere condiviso da altri, appare ovvia solo dopo il fatto compiuto. Ancora più dell'arte rupestre, queste prime espressioni concrete di consapevolezza denotano un balzo dal nostro passato animale in direzione di ciò che siamo oggi, ovvero una specie che vive circondata da simboli, dai segnali stradali alla fede nuziale, fino alle icone del nostro smartphone

Altro dato significativo riguardo alle prime manifestazioni di simbolismo africano e mediorientale è che sono intermittenti. In ognuno dei casi documentati - perline di conchiglie, pittura, incisioni su ocra e uova di struzzo - i manufatti compaiono nella documentazione archeologica, sopravvivono per qualche migliaio di anni in una regione circoscritta, poi svaniscono nel nulla.  E lo stesso vale per le innovazioni tecnologiche. Punte di arpione in osso, che in tutti gli altri luoghi risalgono a non prima di 45 mila anni fa, sono state rinvenute nella Repubblica Democratica del Congo in sedimenti che hanno quasi il doppio degli anni. Anche in Sudafrica si svilupparono due tradizioni relativamente complesse per la lavorazione della pietra e dell'osso: la Still Bay, che risale a 75 mila anni fa, e la Howieson's Poort, 65 mila. Ma quest'ultima sopravvisse solo 6000 anni, e la rpima 4000. In nessun luogo una tradizione simile si è diffusa nel tempo e nello spazio, diventando sempre più ricca e varia, prima di 40 mila anni fa, quando l'arte cominciò a essere comune in Africa, Eurasia, e Australasia. Di recente è stato dimostrato che le impronte di mani realizzate con la tecnica a stencil  - invenzione che si pensava appartenesse al Paleolitico superiore europeo - venivano già realizzate in oriente, nell'isola indonesiana di Sulawesi, quasi 40 mila anni fa. 

Sembra improbabile quindi che qualche "interruttore" genetico abbia stimolato nei nostri progenitori africani un nuovo e più alto livello cognitivo che, una volta sviluppatosi, avrebbe prodotto a sua volta un cambiamento duraturo nel comportamento umano. 

Come possiamo spiegare allora queste apparentemente sporadiche e improvvise manifestazioni di creatività? Secondo un'ipotesi, la causa non fu un nuovo tipo di individuo ma piuttosto una densità più alta di popolazione, con picchi demografici che favorirono il contatto tra i vari gruppi accelerando la diffusione di idee innovative da una mente all'altra, creando una sorta di "cervello collettivo". L'uso di simboli sarebbe servito a cementare questa coscienza collettiva. Quando invece le popolazioni scendevano al di sotto della massa critica, i gruppi ritornavano a essere isolati, e di conseguenza anche le nuove idee. 
Teorie di questo genere sono difficili da dimostrare; il passato tiene stretti i suoi segreti. Ma le analisi genetiche della popolazione moderna indicano che 100 mila anni fa in Africa ci fu in effetti un'impennata demografica. Uno studio condotto nel 2009 fornisce anche qualche supporto statistico all'idea che popolazioni numerose abbiano il potere di generare innovazioni. E una ricerca di Joseph Henrich della University of British Columbia suggerisce che con il diminuire della popolazione diventa più difficile  mantenere in vita nuove idee, anche se sono nate nello stesso gruppo. Gli abitanti della Tasmania hanno creato utensili d'osso, indumenti per il freddo e attrezzature per la pesca per 15 mila anni; poi, circa 3000 anni fa, queste innovazioni scompaiono dalla documentazione archeologica. Henrich sostiene che tra 12 e 10 mila anni fa, quando il livello del mare si alzò isolando la Tasmania dal resto del mondo, la popolazione indigena, formata da circa 4000 individui, non fosse abbastanza numerosa da mantenere in vita la propria tradizione culturale. 
Non è chiaro il motivo per cui si registra un vuoto di 150 secoli nella documentazione archeologica africana. Forse un'epidemia, una catastrofe naturale o un improvviso mutamento climatico causò un crollo della popolazione.. Eppure Francesco d'Errico, archeologo dell'Università di Bordeaux, sostiene che sebbene condizioni avverse possano portare alla distruzione di alcune culture, altre si sviluppano grazie ad esse. Non esiste una formula prestabilita. 
"Ogni regione del globo ha prodotto culture con traiettorie evolutive diverse," dice d'Errico. "Ci possono essere casi in cui un evento catastrofico di breve durata spazza via una cultura in un'area, mentre in un'altra la gente è in grado di trarre vantaggio dalla situazione. Gli stessi ingredienti non producono necessariamente lo stesso risultato".[..] 
Da: Chip Walter,  "Primi artisti"National Geographic Italia, gennaio 2015, pp. 2-23, "La più grande innovazione nella storia dell’umanità non fu la ruota o l’utensile di pietra, bensì l’invenzione dell'espressione simbolica. Che potrebbe essere avvenuta molto prima di quanto si pensasse"

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Abstract da: Christopher S. Henshilwood, Francesco d’Errico, Ian Watts: Egraved ochres from the Middle Stone Age levels at Blombos Cave, South Africa, Journal of Human Evolution 57 (2009) 27–47. [..]Abstract. Powerful categories of evidence for symbolically mediated behaviour, variously described as ‘modern’ or ‘cognitively modern’ human behaviour, are geometric or iconographic representations. After 40,000 years ago such evidence is well documented in much of the Old World and is widely considered as typifying ‘modern human culture,’ but earlier evidence is rare. In Africa, this includes two deliberately engraved ochre pieces from c. 75,000 year old levels at Blombos Cave,Western Cape, South Africa and the greater than 55,000 year old incised ostrich egg shell from the Diepkloof shelter, located in the same province. Here we report on thirteen additional pieces of incised ochre recovered from c. 75,000–100,000 year old levels at Blombos Cave. These finds, taken together with other engraved objects reported from other southern African sites, suggest that symbolic intent and tradition were present in this region at an earlier date than previously thought.[..]