giovedì 12 febbraio 2015

A volte i giornali...


Pubblichiamo, senza commento, un articolo comparso ieri su "La Nuova Sardegna".

"CAGLIARI. Da una parte Nurnet, una fondazione vicina ai Riformatori sardi che si candida a gestire la rete dei nuraghi e i siti storici dell’isola. Dall’altra un agguerritissimo gruppo di archeologi nascosti dietro l’anonimato, che attraverso il blog l’Untore bersaglia senza pietà i titolari della fondazione. In mezzo alla battaglia di parole, diventata già un caso giudiziario con dieci querele per diffamazione e un’inchiesta internazionale affidata alla Polizia postale, gli ignari giganti di Mont’e Prama, passati in pochi mesi dallo stato di muti colossi di pietra riemersi dal passato dell’isola a quello di simboli della Sardegna sui quali molti, soprattutto ai piani alti della politica, vorrebbero mettere le mani. L’idea. L’origine di Nurnet è l’idea del geometra cagliaritano Antonello Gregorini - vicinissimo al leader dei Riformatori Massimo Fantola - e del dirigente regionale in pensione Giorgio Valdes, presidente e vicepresidente della fondazione: mappare i nuraghi dell’isola per creare un geoportale consultabile online e una app da caricare sugli smartphone («tutti i nuraghi in un click»). Per realizzarla i due amici mettono insieme qualche decina di soci privati, chiamati a quotarsi. Il passo successivo è una presentazione alla stampa in cui Gregorini, senza che nessuno gliel’abbia chiesto, si candida implicitamente riferimento regionale per gli appassionati di archeologia sarda.

I giganti. Col tempo le ambizioni crescono: l’attenzione di Nurnet si concentra sui giganti, a fine anno la Fondazione organizza - anche quello non richiesto - un servizio volontario di vigilanza nell’area degli scavi, a Cabras. Il progetto di Gregorini diventa chiaro il 6 gennaio scorso, quando il geometra cagliaritano presenta a Mont’e Prama il «Manifesto di Nurnet» in cui fra l’altro si sostiene che «il sistema pubblico dei beni culturali in genere e dell'archeologia non è conforme e funzionale, almeno in Sardegna, alla trasparente divulgazione, mirata alla valorizzazione, della nostra storia». Nel manifesto non è scritto, ma è chiaro che - malgrado nessuno gliel’abbia chiesto - Nurnet si candida a gestire almeno la comunicazione legata alle ricchezze storiche della Sardegna.

I sospetti. Ed è qui che tra ricercatori e operatori dei Beni culturali sorgono alcuni interrogativi. Prima di tutto la forma giuridica scelta da Nurnet: la fondazione di partecipazione. Quindi non una società, che dovrebbe rendere conto di ogni euro incassato e speso. Al contrario, così configurata, Nurnet può schermare legalmente i propri conti. Ma la domanda è: quali conti? In altre parole: con quali finanziamenti, se non pubblici, Nurnet conta di assumere un ruolo di guida nel sistema dei Beni culturali isolano? Gli archeologi dell’Untore, con uno stile di scrittura piuttosto colorito (sic! ndr), sospettano che il progetto sia di rastrellare contributi regionali. Con loro si è schierato Rubens D’Oriano, direttore e coordinatore delle sovrintendenze archeologiche sarde.

Caccia ai soldi. Per lui, che è archeologo, Nurnet è «un pericoloso movimento da contrastare» e non sarebbe altro che il vecchio progetto Nurat - griffato dai Riformatori - ripresentato «in altre vesti da persone di pochi scrupoli con il mero scopo di ottenere finanziamenti». Il riferimento è chiarissimo: quelle persone sarebbero Gregorini e Valdes, un geometra e un ex dirigente regionale privi di qualsiasi titolo specifico. Insomma: a sentire i detrattori Nurnet non sarebbe altro che una macchinetta per fare soldi pubblici, con la Regione nel consueto ruolo di pollo da spennare. Sarà così? Gregorini, firmatario della decina di querele finite sulla scrivania del pm Sandro Pili - in una ha fatto il nome di un docente romano, che l’ha querelato a sua volta - respinge tutto al mittente. Prima una raffica di email indignate, trasmesse ai giornali e dai giornali ignorate. Poi un comunicato stampa dove fra l’altro scrive: «Vi sono persone che nascoste dall'anonimato esercitano diffamazione, stalking persecutorio nei confronti di diverse persone, della stessa Nurnet e, infine, soprattutto miei. Questi ignoti sono stati querelati ma gli inquirenti hanno difficoltà ad individuarli perché operano su piattaforme americane: essi raccontano cose non vere -Gregorini è fallito più volte, noto massone imbroglione, privo di lavoro e professione - infangano la mia persona e determinano un danno umano e professionale incommensurabile».

Il caso Oniferi. L’impressione è che la guerra sia destinata a continuare. Nel frattempo Gregorini ha risposto alle critiche piovute sul sindaco di Oniferi Stefania Piras e sull’assessore Stefania Daga, «rea» di aver concesso a Nurnet un contributo di 500 euro proprio mentre un nuraghe vicino al paese veniva danneggiato da un crollo: «Noi non possiamo accettare quel che sta avvenendo - è scritto in una nota diffusa online - e abbiamo deciso di chiudere la redazione di Nurnet in segno di solidarietà».
Il mondo della cultura sarda se ne farà una ragione.

Mauro Lissia" 


Vignetta di Vera Fregula: la scomunica contro un fantomatico Archeosardismo, lanciata durante un recente convegno ad Orroli e corredata di chiamata alle armi. Di recente il neologismo è stato cambiato in Fantarcheosardismo e premiato con una pubblicazione sul recentissimo libro "Le sculture di Mont'e Prama" ( Rubens D'Oriano, Le statue di Mont'e Prama e il fantarcheosardismo" In: Le sculture di Mont’e Prama - La mostra" 2014, a cura di Luisanna Usai, Gangemi editore, pp. 193-202)

http://monteprama.blogspot.it/2015/02/archeoveri-e-archeofanti.html
http://monteprama.blogspot.de/2014/09/tutti-esponenti-della-cultura-e-della.html

"La Chiesa primitiva si fondava sulla povertà e sulla semplicità e a quei tempi era la madre feconda di tutti quegli uomini, i cui nomi sono stati annoverati nelle fila dei Santi….ora si rotola nella ricchezza, e c'è da temere che la ricchezza la sopraffarrà…Allora unitevi e fate cadere questa tirannia inaudita; questo pericolo minaccia tutti. Riflettete, è anche affar vostro se le mura del vostro vicino bruciano"  Federico II di Svevia (1194-1250)