sabato 14 febbraio 2015

Archeometria a Monte Prama. 2. Gli inumati: sesso, età e altre notizie

Dalla necropoli di Mont’e Prama (Cabras) provengono i resti di 41 individui rinvenuti in giacitura primaria in tombe monosome (fig.1). 
Dai pozzetti fn,r, s provengono resti incompleti ed in pessimo stato di conservazione (fig.2); si conservano meglio quelli provenienti dalle altre sepolture, in genere con tutti i distretti scheletrici, anche se incompleti e frammentari. Il loro stato non consente l’analisi sistematica e la valutazione statistica dei caratteri antropologici, comunque segnalati nei casi rilevabili. Gli aspetti dimensionali si valutano a volte solo visivamente, non potendosi rilevare misure ed indici. 
Le superfici mostrano due tipi di erosione — uno molto avanzato, fino alla scomparsa degli strati superficiali e alla riduzione degli spessori ossei, l’altro meno invasivo — indicanti una situazione microambientale eterogenea nelle sepolture. 

I due tipi di erosione e le loro forme intermedie possono coesistere sullo stesso osso e forniscono informazioni sulla posizione reciproca delle ossa e sulla giacitura originaria del cadavere. Mettendoli in relazione con la documentazione fotografica si è ottenuta una chiave di lettura che permette di definire il tipo di deposizione e di confermare che i defunti venivano seduti sul fondo dei pozzerti con le ginocchia riportate verso il petto e le caviglie spesso incrociare, le braccia più o meno flesse al gomito e le mani riportate davanti al torace. Il cranio doveva inclinarsi verso il petto, per poi disarticolarsi e ricadere nello spazio fra l’addome e le cosce.

Fig. 1: i risultati di analisi volte a stabilire età, sesso e altri parametri negli inumati di Monte Prama. I risultati  sono estrapolati dai riff. 1 e 2. F = femminile; M = maschile. sec. = secondaria (2).  Per i dettagli delle tombe a nord si veda la fig. 2. I puntini rossi indicano gli scheletri datati tramite analisi al radiocarbonio del collagene (3) (vd. questo post per i dettagli)

I maschi prevalgono nettamente sulle femmine: si individua un solo individuo sicuramente femminile e altri cinque probabilmente femminili. Si evidenzia inoltre l’assenza di infanti e di anziani, la presenza di molti adolescenti o adulti giovanissimi, la preponderanza di adulti di giovane età rispetto agli adulti maturi. 
I maschi presentano elementi distintivi di robustezza; le inserzioni muscolari appaiono molto marcate e talvolta sono espressione patologica di stress da carico eccessivo. Insolitamente alta è la frequenza della platimeria, che è  indicatore di sovraccarico funzionale ed esprime stress reattivo a forze di piegamento e di torsione agenti a livello delle cosce. I caratteri configurano un gruppo dedito ad attività fisica intensa e ripetuta, coinvolgente gli arti superiori e quelli inferiori. L'analisi dettagliata individuale permette di risalire ai movimenti specifici effettuati con maggior frequenza e sotto sforzo, e quindi al tipo di attività che i soggetti svolgevano abitualmente.

Gli aspetti patologici forniscono poche informazioni sullo stato di salute. Si individuano due casi di cribra orbitalia, un’iperostosi porotica del collo del femore, una degenerazione dei condili occipitali, un angioma della mandibola, due anomalie di dimensioni o di forma del meato acustico, lo schiacciamento con deformazione di un corpo vertebrale cervicale. L’artrosi si osserva in misura molto limitata nell’insieme del campione: interessa due vertebre del tratto cervicale, l’unico discretamente rappresentato, un metacarpale ed un metatarsale. Si segnalano inoltre una frattura della spina della scapola, una frattura scomposta della clavicola, e postumi di trauma su un acetabolo. 
La velocità di usura dentaria è bassa, come se il gruppo avesse una dieta basata su cibi morbidi e non abrasivi. L’alta frequenza di ipoplasia dello smalto indica episodi di stress nell’accrescimento (carenze alimentari, periodi di malattia, malassorbimento da infestazioni intestinali ecc.). Su 39 individui di cui pervengono i denti, 26 presentano carie, in genere piccole, poco profonde e di tipo occlusale, riguardanti il 4,8% del totale dei denti. 
In 21 dei 36 individui che conservano i denti superiori si osservano incisivi “a pala” (60%). Poiché il carattere ha trasmissione ereditaria, l’alta frequenza indicherebbe una comunità chiusa, ad alto tasso di endogamia." (1)


Fig. 2: i risultati di analisi volte a stabilire età, sesso e altri parametri negli inumati della parte nord della necropoli. I risultati  sono estrapolati dai riff. 1 e 2. F = femminile; M = maschile. sec. = secondaria (2).  Per i dettagli delle tombe a nord si veda la fig. 2. Il puntino rosso indicano lo scheletro datati tramite analisi al radiocarbonio del collagene (3) (vd. questo post per i dettagli)

"RIASSUNTO (Rif. 2)
La composizione del gruppo di inumati per età alla morte è caratterizzata da alcuni aspetti salienti: l’assenza di infanti e di anziani, la presenza di molti adolescenti o adulti giovanissimi e la preponderanza di adulti di giovane età rispetto agli adulti maturi. Il quadro si discosta talmente dalla cosiddetta piramide delle età di una qualsiasi popolazione naturale da far pensare ad un sepolcreto selettivo in base per esempio ad un criterio di ruolo, di rango, di funzione sociale.
Poiché la diagnosi dell’età in scheletri come questi in cattivo stato di conservazione è assai problematica, e poiché le dentature risultano le parti più integre, si è ritenuto opportuno cercare di precisare l’età dentaria degli individui.
Si sono presi in considerazione due indicatori: l’usura dei denti, da tempo utilizzato nella letteratura antropologica benché debole a causa della forte variabilità individuale e popolazionistica, e la formazione di dentina secondaria, analizzata mediante un metodo più recente basato sulla radiografia del canino. (fig. 1 e fig. 2)
Per quanto riguarda l’usura dentaria, si sono ordinati gli individui secondo un grado di usura decrescente, valutando visivamente ogni dentatura nel suo insieme e presupponendo che vi corrisponda un ordinamento per età decrescente.
Il campione è stato anche confrontato con un campione di età anagraficamente nota di epoca preindustriale: il confronto evidenzia Mont’e Prama come un gruppo costituito quasi completamente da giovani
Per quanto riguarda la formazione di dentina secondaria, essa è considerata attualmente uno degli indicatori più accurati per la stima dell’età; infatti questo tipo di dentina inizia a depositarsi progressivamente nella camera pulpare, riducendone il volume, a partire dal momento in cui il dente è completamente erotto, per tutto il corso della vita.
La quantità di dentina secondaria nella camera pulpare è stata esaminata sui denti canini — che nei nostro caso erano tutti denti isolati, fuoriusciti dagli alveoli — mediante la radiologia dentale.
La metodica di analisi è basata sui calcolo del rapporto tra l’area della polpa e l’area del canino misurate sulla lastra radiografica, con l’uso di un software specifico. La relazione con l’età è stata ottenuta con apposite formule di regressione.
Sono stati poi messi a confronto i diversi metodi di stima dell’età, quello basato sull’usura dentaria, quello più generale rappresentato dalla valutazione antropologica complessiva dell’età scheletrica e dentana che ha consentito solo una suddivisione degli adulti in due macroclassi (giovani e maturi), e infine quello basato sulla dentina secondaria.
La correlazione tra grado di usura e metodo della dentina secondaria è risultata piuttosto bassa, indicando che i due processi, pur entrambi dipendenti dall’età, non hanno un andamento molto simile. Più in generale, confrontando la valutazione antropologica con il metodo della dentina secondaria, si osservano alcune discordanze più o meno marcate e una tendenza di quest’ultimo ad “invecchiare” gli individui nei casi di discordanza. Nel complesso però si conferma la giovane età di molti adulti e l’assenza di anziani.

D’altro canto i risultati del metodo della dentina secondaria, spostando il campione nel suo insieme verso età più avanzate rispetto a quelle suggerite dall’usura, rafforzano l’ipotesi già espressa (Fonzo e Pacciani in questo stesso volume) che la comunità fosse caratterizzata da abitudini alimentari implicanti un processo masticatorio poco usurante." (2)

(1)  Ornella Fonzo, Elsa Pacciani,  Gli inumati nella necropoli di Mont'e PramaIn: Le sculture di Mont'e Prama - Contesto, scavi e materiali, a cura di: M. Minoja & A. Usai,  Gangemi Editore2014, pp. 175-200

(2)  Roberto Cameriere, Stefano de Luca, Domenico Basile, Donatella Croci, Ornella Fonzo, Elsa Pacciani,  L'età dei defunti di Mont'e Prama: un aspetto interessante e crucialeIn: Le sculture di Mont'e Prama - Contesto, scavi e materiali, a cura di: M. Minoja & A. Usai,  Gangemi Editore2014, pp. 201-206
(3)  Luca Lai, Ornella Fonzo, Elsa Pacciani, Tamsin O’ Connell, Isotopi stabili e radioattivi: primi dati su dieta e cronologia assoluta delle sepolture di Mont’e PramaIn: Le sculture di Mont'e Prama - Contesto, scavi e materiali, a cura di: M. Minoja & A. Usai,  Gangemi Editore2014, pp. 207-218