venerdì 20 febbraio 2015

Archeometria a Monte Prama. 3. I vaghi di collana e lo scarabeo della tomba XXV


                                                                     Fig. 1:  paragrafo dall'introduzione del rif. 1

"RIASSUNTO (del rif. 1). Nonostante l’importanza del sito di Mont’e Prama, testimoniata dal grande ammontare di statue monumentali in pietra rinvenute nell’area funeraria, le 33 tombe scavate hanno restituito solamente pochi e non pregiati corredi funerari, con l’eccezione rilevante di alcuni vaghi in bronzo, uno scarabeo e 12 perle globulari. Nella letteratura archeologica lo scarabeo é riportato sistematicamente come costituito da osso o avorio, mentre i vaghi globulari sono descritti genericamente come "paste vitree”. Da uno studio preliminare effettuato sulla superficie degli oggetti tramite microscopia ottica, sono sorti dubbi sulla corretta identifi cazione della natura dei materiali. Cio ha spinto ad investigare a fondo, sia tramite tecniche non invasive che micro-invasive, lo scarabeo e tre vaghi globulari, al fine di aver maggiori indizi circa la loro origine.
Fig. 2:  paragrafo dall'introduzione del rif. 1
Analisi XRPD non-invasive, eseguite sulla superficie dello scarabeo, hanno evidenziato la presenza di enstatite e forsterite, minore ammontare di cristobalite e tracce di biotite, quarzo e dolomite. Le fasi cristalline principali sono correlabili alle trasformazioni termiche della steatite che avvengono normalmente durante in processo di invetriatura. Infatti, tracce della vetrina originale sono ancora presenti all’interno degli incavi delle incisioni dello scarabeo. Un micro-campione della vetrina é stato analizzato tramite SEM-EDS ed EPMA. Il rapporto Na/ K nella vetrina indica che per la produzione sono state usate ceneri sodiche di piante e quarzo puro, con ammontari molto bassi di Al e Ca, mentre il colore blu e dovuto al Cu. Le analisi SEM mostrano la presenza di cristalli di forsterite contenenti Cu, localizzati principalmente nell’interfaccia vetrina-core. La tessitura del campione e l’analisi delle inclusioni cristalline suggeriscono l’uso del l’applicazione diretta della miscela vetrificante alla super ficie intagliata dello scarabeo in steatite. In letteratura le analisi della composizione chimica e della tessitura di scarabei in steatite invetriata sono limitate, specialmente per quanto riguarda la fase vetrosa. Ciononostante è possibile riferite la vetrina dello scarabeo di Mont’e Prama alla tipica composizione della steatite invetriata egiziana, specialmente a quelle databili al Nuovo Regno (1550-1070 a.C., ndr).
I vaghi globulari sono stati analizzati in modo non invasivo tramite XRD e micro-tomografia di assorbimento computerizzata. Le fasi principali identificate sono: cuprite, atacamite e clinoatacamite, insieme a minori ammontari di nantokite, malachite e tracce di solfuri di Cu; queste fasi minerali sono prodotti tipici della corrosione ed alterazione di bronzo e rame. Al fine di verificare se persiste ancora del metallo all’interno del corpo dei vaghi, gli oggetti sono stati analizzati tramite micro-tomografia computerizzata di raggi-X. La immagini ricostruite mostrano chiaramente che non è presente metallo e che il coefficiente di assorbimento medio e sostanzialmente più basso di quello del Cu puro. Un micro-campione analizzato al SEM presenta una marcata eterogeneità, con aree che risultano avere tre diverse composizioni: cuprite; aree ossidate contenenti Cu, Sn, Pb e As; e segregazioni di me tallo contenenti quantitativi variabili di Sn, Pb e As, che a volte hanno tessitura e composizione media comparabile alla fase 5 dei bronzi allo stagno. Questi dati suggeriscono fortemente che il metallo originale fosse un bronzo allo stagno con contenuti apprezzabili di Pb e As. 
I risultati di questo studio sono stati una sorpresa rispetto a quanto riportato nei precedenti lavori e contribuiscono ad una nuova interpretazione degli oggetti e della loro origine. (1)


Fig. 3. I risultati delle analisi archeometriche sui 4 reperti analizzati (1)


Fig. 4. a. e b.: immagini digitali (allo stereomicroscopio) dei vaghi globulari MP-G e MP-G1 c. immagine ad alto ingrandimento (40 X) di un dettaglio dello scarabeo: si notano i residui dell'invetriatura verde-azzurra. 

(1) Ivana Angelini, Gilberto Artioli, Analisi archeometriche sullo scarabeo ed i vaghi di collana, In: Le sculture di Mont'e Prama - Contesto, scavi e materiali, a cura di: M. Minoja & A. Usai,  Gangemi Editore, 2014, pp. 331-344

si veda anche: Lo scarabeo di Monte Prama, 1979-2013, 14 MAGGIO 2013