mercoledì 18 febbraio 2015

I meloni da record di Sa Osa (Cabras)

I più buoni, i più grossi o i più dolci? non si sa: di certo sono finora la più antica testimonianza certa di coltivazione di questo frutto nel  bacino mediterraneo. E' l'annuncio dato oggi dall'ufficio stampa dell'Università di Cagliari: i semi rinvenuti nel pozzo N del sito nuragico di Sa Osa, risalgono al 1310-1120 a.C. Parola di radiocarbonio: si conferma così la stessa datazione dei semi di vite (1350-1150 a.C.), dal medesimo sito di Cabras. MP 

vd. anche: Il sito nuragico di Sa Osa, Cabras: le meraviglie dei pozzi N, U,V: semi di Vitis vinifera del 1350-1150 a.C., 29 GENNAIO 2015


Dai pozzi del complesso nuragico di Sa Osa (Cabras, OR) provengono semi di varie coltivazioni: quelle più sorprendenti sono il melone e la vite da vino. A destra, una brocca askoide nuragica da Cadice. 

ANCORA UNA SCOPERTA SULLE PRIME COLTIVAZIONI IN EUROPA

Cagliari, 18 febbraio 2015 - Non finiscono di sorprendere i pozzi, antichi più di tremila anni, scoperti dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici per le province di Cagliari e Oristano a Cabras, sulla costa centro-occidentale della Sardegna. Il gruppo di archeobotanica del Centro Conservazione Biodiversità (CCB) dell’Università di Cagliari, diretto da Gianluigi Bacchetta, ha da poco pubblicato i risultati degli ultimi studi incentrati sui semi di vite rinvenuti nel loro interno, fornendo importanti indizi sull’origine della viticultura in Sardegna ed in Europa. Ora, grazie anche alla collaborazione con i migliori specialisti nazionali ed internazionali del settore, come il gruppo di ricerca in archeobiologia dell’Instituto de Historia (CCHS-CSIC) di Madrid, l’Istituto per la Valorizzazione del Legno e delle Specie Arboree (IVALSA-CNR) di Sesto Fiorentino, la Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana ed il laboratorio di Palinologia e Paleobotanica dell’Università di Roma La Sapienza, il contenuto del pozzo più ricco di reperti, il pozzo N, è stato accuratamente studiato sotto tutti i diversi aspetti botanici. 

Il ritrovamento di 47 semi di melone è il risultato di maggior rilievo, poiché fino ad oggi le prime evidenze relative alla coltivazione di questa specie erano relazionate solo al vicino e al medio Oriente. I semi di melone ritrovati all’interno del pozzo N di Sa Osa, riferibili all’età del Bronzo, sono stati datati al C14 tra il 1310–1120 a.C. e costituiscono attualmente la prima testimonianza certa della coltivazione del melone nel bacino del Mediterraneo. Prima d’oggi la diffusione del melone nel Mediterraneo era stata attribuita a Greci e Romani in periodi molto più recenti. Si stanno ora svolgendo analisi genetiche e morfologiche per approfondirne origine e natura con la collaborazione del gruppo di ricerca sulle cucurbitacee del’Instituto de Conservación y Mejora de la Agrodiversidada Valenciana (COMAV) dell’Università Politecnica di Valencia.


Il pozzo N di Sa Osa

Il contenuto di questi pozzi offre la possibilità di delineare un panorama ampio e variegato della gestione del territorio da parte delle popolazioni nuragiche che abitavano questi luoghi. Sono stati identificati centinaia di migliaia di semi, frutti, granuli pollinici e frammenti di legno e carbone di piante coltivate e selvatiche, come olivo, mirto, mora, frumento, orzo, prugnolo selvatico, cicerchia, ginepro, lentisco e molte altre ancora. Il quadro generale che è emerso evidenzia che il popolo nuragico aveva un’economia di sussistenza altamente sviluppata e una profonda conoscenza della flora e vegetazione della Sardegna, su cui eseguivano un’attenta selezione delle materie prime.

La notizia è stata ripresa da La Repubblica. Melone, i primi a coltivarlo in Europa furono i sardi in epoca nuragica, 18.02.2015, di Monica Rubino

In giallo la posizione del sito di Sa Osa, in azzurro Tharros, in rosso Monte Prama