domenica 22 febbraio 2015

Le sculture di Monte Prama: Età del Bronzo, parola di archeologi


Sempre più voci di addetti ai lavori (es. F. Lo Schiavo,  L. Usai, V. Leonelli, V. Santoni, F. Campus) si levano in favore di una maggiore antichità delle statue di Monte Prama rispetto al canonico "metà o fine dell' VIII sec. a.C." (fig. 1). A fianco delle analisi archeometriche, abbiamo anche considerazioni di tipo prettamente archeologico che riportano il sito all'epoca del Bronzo Finale (ca. 1170-950 a.C.). Addirittura alcuni autori considerano le statue molto più antiche delle tombe (fig. 2), anche se ciò è oggi contraddetto dalle datazioni al radiocarbonio degli inumati. Si noti come le nuove datazioni proposte per Monte Prama, si accordino con i dati  che emergono dal sito nuragico di Sa Osa sui semi di melone e di uva (1350-1150 a.C.), e con i dati archeometrici sulla laguna di Mistras.  MP


Fig. 1. Da: Leonelli, V., I modelli di nuraghe e altri elementi  scultorei  di Mont'e Prama, In:Le sculture di Mont'e Prama-Contesto, scavi e materiali, a cura di: M. Minoja & A. Usai, Gangemi Editore, 2014, pp. 263-292.

Fig. 2. Brani da: Fulvia Lo Schiavo, La scultura nuragica, dai bronzi figurati alle statue di Mont'e Prama, In: Le sculture di Mont'e Prama-La Mostra,  a cura di: L. Usai, 2014, Gangemi ed. pp. 99-110.

Di seguito, la parte finale del contributo di Luisanna Usai, Le statue nuragiche, In: Le sculture di Mont'e Prama - Contesto, scavi e materiali, a cura di: M. Minoja & A. Usai,  Gangemi Editore, 2014, pp. 219-262 (nostra l'enfasi): [..] Come ha recentemente ribadito Fulvia Lo Schiavo ripetendo testualmente un concetto espresso da Giovanni Lilliu nei lontano 1978 “Il rapporto linguistico è così stretto, tra statue e statuine, da far ritenere che ci sia stato un intreccio continuo ed una comunicazione permanente, nella cultura artistica del tempo, tra scultori in pietra ed artigiani del bronzo(76). Ma quale fu quel tempo? Come è noto le datazioni proposte dai vari studiosi sono molto differenti: alcuni le collocano nell’ambito dell’VIII sec. a.C. mentre altri pensano ad una produzione del X-IX sec. a. C., se non anche più antica (78) (fig.1, fig.2, ndr). Ma tutte le considerazioni finora fatte si basano sulle relazioni di scavo di Carlo Tronchetti che ha pubblicato i dati della necropoli da lui scavata, mentre solo di recente si è avuta notizia dello scavo della necropoli fatto da Alessandro Bedini nel 1975 e 1979.

La recente e dettagliata pubblicazione dei dati di scavo delle due necropoli (Bedini e Tronchetti per usare la stessa definizione usata dagli autori) o meglio della necropoli scavata in tempi differenti (80) se ha chiarito la conformazione e l’articolazione delle sepolture non ha fornito, a parere di chi scrive, alcun elemento sicuro per la datazione delle sculture né per la stretta correlazione necropoli- raffigurazioni in pietra (81). Solo dopo il restauro e con questo volume di studi, si ha una pubblicazione integrale dei materiali rinvenuti. Certamente da questi potranno venire nuovi dati per la cronologia delle statue, mentre solo con la ripresa delle indagini probabilmente si potrà capire la reale consistenza del complesso scultorco e il loro rapporto con la necropoli o con parte di essa (82), ovvero con una struttura di tipo diverso. Solo con nuove indagini si potrà anche capire la funzione di alcuni elementi a semiluna i cui frammenti erano stati scambiati inizialmente per porzioni di archi (83). Si tratta di elementi lunati di circa cm 55 di corda, a sezione quadrangolare ad una estremità e circolare nell’altra. Questi elementi, per i quali si rimanda all’articolo di Valentina Leonelli in questa stessa sede, non appaiono in nessun modo collegabili alle statue o ai modelli di nuraghe. La somiglianza con elementi a semiluna rinvenuti da Vincenzo Santoni nella nccropoli di Is Aruttas di Cabras (84) e nell’esedra della tomba di giganti di Grutti Acqua a Sant’Antioco (85) porta a collegare anche i manufatti di Mont’e Prama ad ambito sepolcrale. In particolare l’associazione a Is Aruttas con tombe a pozzetto, nonché la vicinanza dei siti, rende verosimile il collegamento degli elementi litici di Mont’e Prama con le tombe a pozzetto dello scavo Bedini (86). Il fatto che questi elementi si ritrovino frammisti alle statue e che difficilmente si possano collegare alla necropoli scavata da Tronchetti sono indizi per immaginare grandi sconvolgimenti in tutta l’area, con rimestamenti successivi che hanno portato al “tumulo” rinvenuto sulle tombe (87).
Certamente l’esame delle sculture dopo il restauro ha evidenziato che:
il numero di statue presenti in origine a Mont’e Prama era di gran lunga superiore a quello che si può arguire dal conteggio degli “individui” parzialmente ricomposti, anche perché i frammenti attribuiti in fase di esposizione possono appartenere ad altre statue;
— il numero delle iconografie può essere più ampio di quanto appare a prima vista e, comunque, almeno nei guerrieri appaiono soluzioni rappresentative diverse come si può vedere dai frammenti cli tav. XXVII;
la connessione tra statue e modelli di nuraghe è strettissima (88), non solo per le condizioni di rinvenimento ma anche per la pietra utilizzata e per la tecnica di realizzazione;
i frammenti degli elementi litici a semiluna sono mischiati ovunque a statue e modelli.

Per quanto consapevole, come già detto, dell’impossibilità di arrivare ad una interpretazione univoca e certa delle sculture di Mont’e Prama ed anzi proprio per questo, mi sembra che la stretta relazione tra sculture e necropoli possa suscitare qualche dubbio (89). Il più significativo deriva certamente dalla consistente presenza tra le sculture di modelli di nuraghe, in stretta associazione con le statue. E non può essere una soluzione al problema della stretta connessione tra i diversi manufatti la recente lettura e ricostruzione che vede una differenziazione cronologica seppure lieve tra realizzazione dei modelli e delle statue con collocazione dei primi sulle tombe a pozzetto dello scavo Bedini e delle seconde sulle tombe a cista dello scavo Tronchctti (90).

Se le statue di Mont’e Prama costituiscono un eccezione nei panorama della produzione nuragica, ben più documentata è la raffigurazione in pietra di torri nuragiche e questo può fornire qualche elemento di datazione. Come evidenzia bene in questa stessa sede la collega Valentina Leonelli e come documenta un recente volume su questi manufatti (91), i modelli di nuraghe, in particolare quelli in pietra, sono sempre collegati ad edifici di culto o di carattere pubblico. E la realizzazione degli edifici cultuali nuragici è attestata a partire dal Bronzo Recente con documentazione materiale che si intensifica nel Bronzo Finale (ca. 1270-950 a.C., ndr) per proseguire nella parte iniziale della prima età del Ferro (92). Non si ritiene inoltre sufficientemente documentata un aumento dell’importanza dei santuari nell’età del Ferro (93) per i vecchi scavi non si può dimenticare che il materiale selezionato è solitamente quello più eclatante e anche per molti scavi recenti il materiale edito è spesso solo quello più integro e più significativo (94).

La stretta analogia con i bronzetti, peraltro, ugualmente collegati in prevalenza ad edifici di culto, conferma la possibilità se non la necessità di immaginare l'esistenza in un areale più o meno vicino di una struttura di carattere templare, secondo un’ipotesi avanzata a suo tempo da Giovanni LilIiu (95) e condivisa da alcuni studiosi (96).

Per quanto riguarda la datazione delle sculture, pur con 1a difficoltà derivanti da quanto detto più sopra, mi sembra opportuno evidenziare alcuni dati che non portano certo alla seconda metà dell’VIlI sec. a.C. Peraltro questa cronologia è messa in discussione da alcune recenti datazioni delle ossa rinvenute nelle sepolture che coprono un arco cronologico piuttosto ampio (97). Se si dovesse accettare la stretta connessione statue-sepolture ed in particolare quelle della necropoli Tronchetti stando alle datazioni radiometriche calibrate, le sculture si dovrebbero datare al XI-X sec. a.C.
I modelli di nuraghe rinvenuti in contesti sicuri si datano a cavallo tra il II ed il I millennio a.C. e, anche nelle ipotesi più ribassiste, le riproduzioni non vanno oltre la prima età del Ferro (98).
L’analogia con i bronzetti deve far pensare, come detto, ad una contemporaneità della produzione delle raffigurazioni in pietra e bronzo. Anche a non voler accettare del tutto le posizioni più rialziste (99) per la produzione bronzistica, ormai una datazione per la maggior parte dei bronzetti nell’ambito dcl Bronzo Finale o una origine della stessa produzione in tale fase è accolta da molti (100). Inoltre un elemento importante per la datazione dell’immagine del pugilatore, che data la sua rarità nell’ambito della produzione deve far pensare ad un arco cronologico piuttosto ristretto, è il c.d. “Sacerdote militare” della tomba di Cavalupo a Vulci, già richiamato. Il contesto è datato intorno all’850 a.C.(101), ma il bronzetto potrebbe essere più antico di una generazione (102).
Infine tutti i dati archeologici derivanti dagli scavi più recenti indicano già nel Bronzo Finale una fase di profondi mutamenti nell’ambito della civiltà nuragica, cambiamenti che proseguono parzialmente nella prima età del Ferro’(103), ma che sono ormai esauriti nell’Orientalizzante (104). Ciò è ben documentato in diversi contesti di ambito civile e religioso di varie aree della Sardegna, comprese quelle del Sinis o dell’Oristanese più prossime a Mont’e Prama (105). A guardare i dati conosciuti nel territorio, per la fase avanzata dell’VIII sec. a.C. si hanno scarsissime notizie di insediamenti nell’entroterra del Golfo di Oristano, mentre nelle fasi precedenti si ha uno sviluppo notevole di insediamenti in continuità tra Bronzo Finale e Primo Ferro (106). Alcune riletture recenti di contesti dell’Oristanese da parte di colleghi che hanno condotto indagini in quelle aree hanno portato ad un ampliamento dell’arco cronologico di occupazione di siti quali i villaggi di Santa Barbara di Bauladu e di Nuracraba (Rimedio) di Oristano nonché della fonte e del villaggio di Pidighi di Solarussa (107), ma tale rilettura cambia di poco la situazione di fondo. Più in generale lo spostamento di molti quadri materiali da diversi siti della Sardegna nella prima età del Ferro proposto da A. Usai (108) e condiviso appieno da P. Bernardini (109) appare eccessivo. Ciò vale, in particolare, per alcuni siti quale il nuraghe e il villaggio Palmavera di Alghero di cui non sono editi in maniera esaustiva i dati di scavo e sono noti solo alcuni reperti particolarmente significativi (110)  La stessa obiezione sull’attendibilità dei dati si può affermare anche per alcuni contesti santuariali quali Abini di Teti o Santa Vittoria di Serri” dei quali conosciamo una parte minima dei contesti con materiali in buona parte avulsi non solo da una stratigrafia precisa, ma spesso anche dalla struttura definita di provenienza. Sulla base anche di dati stratigrafici recenti, ad esempio dal nuraghe Nolza di Meana (112) o Alvu di Pozzomaggiore (113) , per citarne solo alcuni, si può considerare più valida una ricostruzione che vede una notevole diminuzione della frequentazione, anzi spesso un abbandono, dei siti nuragici nell’età del Ferro (114). Peraltro una proposta di datazione di materiali provenienti dall’area di Mont’e Prama, e da riferirsi secondo Vincenzo Santoni ad un insediamento abitativo contiguo alla necropoli, attribuisce il contesto al Bronzo Finale (115), mentre altri parlano della Prima età del Ferro (116).  Alcuni frammenti fittili, pervenuti con i materiali scultorei al Laboratorio di Restauro di Li Punti a Sassari, vanno ascritti, a parere di chi scrive, al Bronzo Finale, piuttosto che all’età del Ferro ed anche i frammenti provenienti dall’area di Mont’e Prama pubblicati paiono del Bronzo Finale (117)
Se dobbiamo pensare ad un ultimo grande sforzo delle popolazioni indigene per dimostrare la loro grandezza — e il complesso scultoreo di Mont’e Prama è certamente questo — dobbiamo immaginare una civiltà ancora vitale e capace di mettere in campo potenza ed organizzazione: questo può, a parere di chi scrive, ancora accadere nel Bronzo Finale o al massimo nella fase iniziale della prima età del Ferro, non certo nella seconda metà dell’VIlI sec. a. C.(118).

Note
[..] 76 Lo SCHIAVO 2011, p. 37.
77 Tale datazione è quella proposta, in particolare, dallo scavatore della necropoli, Carlo Tronchetti (da ultimo TRONCHETTI 201 la, pp. 185-188; TRONCHETTI 2012a, pp. 182-185; TRONCHETTI 2012c, p. 250), ma anche da numerosi altri studiosi (LILLIU 1997, pp. 346-348; USAI A. 2007, p. 52; UGAS 2009, p. 176; BEDINI 2011, pp. 19-20; MADAU 2012, pp. 299-302, che parla di ultimi decenni dell’VIII sec. a.C. - prima metà del VII). Peraltro la datazione nell ambito dell VIII sec. a.C. varia leggermente nei singoli Autori che hanno recentemente pubblicato il complesso di Mont’e Prama (UGAS 2012a, pp. 93-94: Geometrico Il; TRONCHETTI 2012c, p. 259: Orientalizzante antico).
78 SANTONI 2008, p. 61; Lo SCHIAVO 2011, p. 38.
79 BEDINI 2011; BEDINI 2012b.
80 BEDINI 2012b; TRONCHETTI 2012c.
81 In particolare non convince la ricostruzione proposta (BEDINI - TRONCHETTI 2012) con una differenziazione cronologica almeno parziale tra i modelli di nuraghe e le statue e, ancor meno, il posizionamento di queste ultime sui lastroni di copertura dei pozzetti della parte di necropoli scavata da Tronchetti (BEDINI - TRONCHETTI 2012, p.19).
82 Tra le altre questioni non appare del tutto chiara la cronologia delle diverse tombe scavate da Bedini sulla base del materiale ritrovato in alcune di esse e recentemente pubblicato (UGAS 2012b). In particolare, a detta dello stesso Ugas, non è certa l’associazione materiali ceramici e sepolture; inoltre, secondo lo stesso Autore, i materiali editi coprono un arco cronologico che comprende il Bronzo Finale e l’Età del Ferro (UGAS 2012b, pp. 266-275).
83 BEDINI et alii 2012, fig. a p. 155 in basso.
84 SANTONI 1977, p. 354; SANTONI - BACCO 2008, p. 590, nota
85 SANTONI 1985, p. 34. Non esiste una pubblicazione integrale dei dati di scavo ma dalle notizie pubblicate nella tomba di Sant’Antioco i corni dovrebbero essere pertinenti alla fase finale di utilizzo, presumibilmente corrispondente al Bronzo Finale, fase che vede anche la collocazione di una stele a dentelli (Ibidem, pp. 34- 35). Anche le tombe di Is Aruttas, peraltro, sono prossime ad un abitato del Bronzo Finale (SANTONI 2008, pp. 55-56; SANTONI - BACCO 2008, p. 590, nota 17).
86 BEDINI 2011; BEDINI 2012b, pp. 191-195. Non si può assolutamente condividere l' interpretazione come corno pertinente all’elmo cornuto di un arciere o di un guerriero” recentemente proposta (BEDINI et alii 2012, fig. a p. 155 in basso). Tale interpretazione non trova alcun riscontro nelle teste residue; inoltre i frammenti di corna individuati con certezza presentano caratteristiche del tutto diverse (vedi tavv. XXXI-XXXII).
87 Per il rinvenimento dei frammenti di sculture si vedano i numerosi articoli di Tronchetti (da ultimo TRONCHETTI 201lb, p. 22; TRONCHETTI 2012b, pp. 233-235); per una proposta di abbattimento delle statue già in una fase piuttosto antica (Primo Ferro 1-2) si veda Lo ScHIAVO 2011, p. 38.
88 In concomitanza con il lavoro di restauro l’amica e collega Valentina Leonelli ha verificato i dati di scavo ancora presenti sui frammenti ed incrociato questi dati con le informazioni bibliografiche e d’archivio. Questa ricerca ha pienamente confermato quanto emerge anche da alcune foto di scavo pubblicate; si veda ad esempio, da ultimo, TRONCHETTI 201 la, p. 196; TRONCHETTI 2012b, figg. a p. 235, 241, dove frammenti di statua e frammenti di modelli sono strettamente associati.
89 Dubbi già espressi in DEPALMAS 2008, p. 282.
90 BEDINI - TRONCHETT 2012.
91 CAMPUS - LEONELLI 2012a (in particolare LEONELLI 2012a; LEONELLI 2012b).
92 BERNARDINI 2002, pp. 422-423; LO SCHIAVO et alii 2004, p. 362; CONTU et alii 2004, pp. 392-394; FADDA 2006, p. 87; FADDA 2008, pp. 140-144; SANTONI - BACC0 2008, pp. 585- 586; DEPALMAS 2009, p. 148 (anche se le posizioni dei diversi Autori sugli sviluppi nella Prima Età del Ferro non sempre concordano).
93 USAI A. 2011a, p. 14; ancor più UGAS 2009, p. 175, che colloca in questa fase anche la realizzazione di santuari.
94 Può essere significativa a tal proposito l’edizione dei dati di Sa Sedda ‘e Sos Carros di Oliena (SALIS 2006; SALIS 2008), che evidenzia una continuità di vita ed un’articolazione cronologica e strutturale che va ben oltre il rinvenimento di seppur eccelsi materiali bronzei. Nello stesso villaggio è stato evidenziato l’abbandono nell’Età del Ferro, “senza l’intervento di avvenimenti conflittuali o drammatici che ne determinino la distruzione” (SALIS 2006, p. 107).
95 Lilliu 1975-77, pp. 117-119. Non si può non condividere, tra l’altro, l’individuazione di alcuni modelli di nuraghe come capitelli (Ibidem, tav. XXIV, 1-2).(fig. 3, ndr)
Fig.3: Da: G. Lilliu, Dal betilo aniconico alla statuaria nuragica, in «Studi Sardi», XXIV (1975-76), 1977, pp. 73-144.

96 BERNARDINI 2011, p. 356; ZUCCA 2011, p. 109; LO SCHIAVO 2002, p. 70; LO SCHIAVO 2011, p. 38; STIGLITZ 2007, pp. 9 1-94; STIGLITZ 2012, p. 248.
97 Devo l’informazione alla cortesia del collega Alessandro Usai; per la cronologia di dettaglio, si veda in questa stessa sede l’articolo di L. Lai, O. Fonzo, E. Pacciani, T. O. Connell.
98 NIEDDU 2007, p. 22; LEONELLI 2005, pp. 53-54; LEONELLI 2011, p. 31; LO SCHIAVO 2011, p. 38;  CAMPUS- LEONELLI 2012b, p. 154; CAMPUS 2012 (solo per citare alcuni). Per una datazione nella piena Età del ferro, si veda Ugas 2009, p.176.
99 SANT0NI 2008, p. 61; SANTONI - BACCO 2008, p. 612; LO SCHIAVO 2012, p. 25.
100 Lo SCHIAVO 2000, p. 36; Lo SCHIAVO 2002, pp. 53-63; MANUNZA 2008, p. 257; PERRA 2009, p. 356; Lo SCHIAVO et alii 2009, p. 274; MILLETTI 2012, p. 2009; seppure con cronologia più ampia, anche BERNARDINI 2005, p. 14; BERNARDINI 2010, p. 170. CICILL0NI 2009, pp. 224-225 e F0DDAI 2008 riassurnono le diverse posizioni degli studiosi sulla cronologia delle statuine di bronzo. La Foddai nell’analizzare in dettaglio le sculture zoomorfe propone per le stesse un orientamento cronologico orientativo tra il IX ed il VI sec. a.C., con un possibile rialzamento alla fine del X per le statuine che presentano riferimenti alla produzione levantina (FODDAI 2008, p. 160). 101 BERNARDINI 2002, p. 428, nota 27; Lo SCHIAVO 2000, p. 102. 
102  Della possibilità che la cronologia possa essere rialzata di un ventennio parla BERNARDINI 2002, p. 428, nota 28. Come ha sottolineato recentemente M. Milletti, la datazione della tomba di Cavalupo ad un momento non avanzato della seconda metà del IX sec. a.C. rappresenta solo un generico terrninus ante quem per la cronologia del bronzetto (MILLETTI 2012, p. 137).
103 PERRA 2009, p. 365; DEPALMAS 2009, pp. 147-148; CAMPUS - LEONELLI 2012b, pp. 153-154. Sull’argomento è particolarmente interessante e puntuale la recente analisi di Mauro Perra che evidenzia, tra l’altro, la differenza di continuità di vita tra le capanne ed i vani interni dei nuraghi (PERRA 2012).
104 Per le aree più prossime dell’Oristanese si vedano i dati riassunti in USAI A. 2007, p. 55; USAI A. 201 lb, pp. 171-175; SEBIS 2007, pp. 78-83; STIGLITZ 2007, p. 88; STIGLITZ 2012, p. 241.
105 SANTONI 2008, Pp. 46-47. Per le fasi più avanzate dell’età del Ferro i siti finora noti sono quelli di Su Cungiau ‘e Funtà di Nuraxinieddu (SEBIs 2007, Pr’. 63-78) e Su Padrigheddu di San Vero Milis (STIGLITZ 2007, pp. 89-90; STIGLITZ 2012, p. 246).
106 SEBIs 1998, pp. 114-117; SANT0NI 2011, p. 7.
107 DERIU - SEBIS 2011, pp. 399-401; USAI A. 2007, pp 45-49.
108 USAI A. 2007, pp. 45-49.
109  BERNARDINI 2011, pp. 360-361.
110 Quest’ultima opinione è anche in CAMPUS - LEONELLI 2006, p. 386. Per la scarsa attendibilità della documentazione relativa al periodo geometrico di alcuni nuraghi si veda anche PERRA 2012, p. 133.
111 USAI A. 2007, p. 52.
111 PERRA 2011, pp. 119-122.
113 CAMPUS - USAI 2011.
114 SANTONI 2008, p. 60; LO SCHIAVO et alii 2009, p. 274 (anche se non tutti i coautori di questo ultimo testo condividono la ricostruzione delle vicende della Sardegna all’avvio dell’età del Ferro: si veda in particolare in quella sede BERNARDINI a pp. 281-282).
115 SANTONI 2008, pp. 56-57; SANTONI 2012a, p. 96. Lo stesso Autore evidenzia un vuoto documentale della Prima Età del Ferro intorno alla necropoli di Mont’e Prarna (SANTONI - BACCO 2008, pp. 606-607).
116 UGAS 2009, p. 176; UGAS 2012b, che anche sulla base del materiale ceramico attribuisce le statue di Mont’e Prama ai decenni intorno alla metà del secolo VIII. Opinione analoga in BEDINI 2011, p. 20, che parla per la statuaria di seconda metà inoltrata dell’VIII sec. a.C, attribuendo i modelli di nuraghe ad una fuse più antica (IX-VIII sec. a.C.).
117 SEBIS 1998, tav. XX, nn. 16-19; UGAS 2012b (anche se in questo caso la mancanza dei disegni di molti frammenti non rende facile la lettura). Quadri tipologici delle ceramiche del Bronzo Finale, seppure con qualche differenza nelle divisioni interne in fasi, sono in CAMPUS - LEONELLI 2006, pp. 388-392, flgg. 2-3; DEPALMAS 2009, pp. 143-147, fig. 6.
118 Una datazione di tutte le sculture di Mont’e Prama nell’ambito del Bronzo Finale è in Lo SCHIAVO 2011, p. 38; CAMPUS- LEONELLI 2012b, pp. 153-154.[..]. Da: Luisanna Usai, Le statue nuragiche, In: Le sculture di Mont'e Prama - Contesto, scavi e materiali, a cura di: M. Minoja & A. Usai,  Gangemi Editore, 2014, pp. 219-262

Vd. anche:
I viticoltori nuragici della laguna di Mistras, 22 GIUGNO 2014

Il sito nuragico di Sa Osa, Cabras: le meraviglie dei pozzi N, U,V: semi di Vitis vinifera del 1350-1150 a.C., 29 GENNAIO 2015
I meloni da record di Sa Osa (Cabras), 18 FEBBRAIO 2015