martedì 24 febbraio 2015

Schizzi

di Stella del Mattino e della Sera

Oggi che come al solito sono impegnato a fare niente e sto con le dita nel naso,  non mi cade l'occhio su La Nuova  del 24 febbraio 2015 p. 31?  
C'è una bella foto del professor Marcello Madau con i capelli abbastanza pettinati e vicino c'è una foto "segnaletica" di Gigi Sanna degli Istentales. Ohimamma che ha fatto poveretto? Vincendo la connaturata mia prigrizia leggo costernato: Gigi Sanna vuole andare all'EXPO per cantare una canzone scritta da Gigi Sanna e Marcello Madau non vuole! Per impedire questo misfatto il noto professore e archeologo nonchè giornalista ha scritto una "lettera aperta al Presidente Francesco Pigliaru e all'Assessore alla Cultura Claudia Firinu, Regione Autonoma della Sardegna". La Nuova gliela ha pubblicata volentieri (grazie: è uno dei giornali dove scrive, voglio ben vedere!); non senza fargli un piccolo tiro mancino. 

Come che sono sicuro che in tanti non hanno capito mi provo a spiegare ai più e ai dippiù la lettera, altresì provo a rispondere ad alcune domande che il professore sembra farci a tutti o ai suoi pari. Io nell'incertezza lo rispondo. Un pò anche lo domando.

"Davvero siamo figli dei "tori della luce"?
(Stella: forse alcuni di noi sì, ma stia tranquillo professore: lei no).

di Marcello Madau

Egregio Presidente Pigliaru, gentile Assessore alla Cultura Firinu, a prescindere dal giudizio non unanime sulla bontà dell’iniziativa EXPO 2015, leggo su ‘La Nuova’  di domenica 15 febbraio che la Regione Sardegna  potrebbe esservi rappresentata da una canzone con testo scritto in una presunta lingua nuragica e dedicato ai Giganti di Mont’e Prama, “figli del sole, tori della luce, padri santi, signori giudici re”, nonché seguaci di Yahweh.
 Non entro nel merito della questione della scrittura e lingua nuragica (quella utilizzata nella canzone è respinta dalla comunità scientifica sarda), né in tante cose che mi sembrano bizzarre, come la presenza di Yahweh nella religiosità nuragica, parole come shalom, e del  generale tono militaresco-patriottico;  nemmeno su imbarazzanti questioni giuridiche (recenti sentenze hanno riconosciuto come falsi alcuni documenti presenti nel contesto più generale di queste ricostruzioni, pertinenti secondo studiosi accreditati ad un ‘officina falsariorum’). 
(Stella: sa che lo studioso accreditato che ha parlato di ‘officina falsariorum’ collabora al progetto? Eccolo lo scherzetto che le ha giocato il suo giornale!*).

Mi interessa un altro piano: in un’esposizione di questa natura, piacciano o meno, dovrebbero essere presenti le acquisizioni condivise e ufficiali di un Paese, compresa anche l’immagine dell’antichità che, con tutti i suoi limiti, proviene dalla ricerca scientifica e dai suoi processi elaborativi.
(Stella: che belli i regimi totalitari dove c'è una "cultura ufficiale" e gli altri devono tutti tacere! che nostalgia.. ).

E’ peraltro sconsigliato dagli studi più avanzati di economia dei beni culturali, laddove si scelga la qualità dell’offerta, non legare un’immagine promozionale ad altro che non rappresenti la qualità reale e scientificamente condivisa del patrimonio, in Sardegna assai forte, col rischio aggiuntivo di  dare un messaggio e un segno dissonante, in grado di produrre confusione negativa su questo “mercato”. Temo che  ancora una volta  il meccanismo dell’immagine esotica e un po’ selvaggia dei sardi come di altri popoli, vecchia traccia ottocentesca colonialista, si stia riaffermando.
(Stella: W Iolao re di Monte Prama! W i grafemi senza significato e le lettere equivocate! W Aristeo che pianta le viti a Sa Osa e gli cascano per l'occasione i semi di melone..ops!  W i Sardi umili e laboriosi, pacifici e che non fanno chiasso, un pò poveri e  senza grilli per la testa: che è 'sto casino che fanno su i due Gigi Sanna e quella Figlia dei Fiori continentale, ma scherziamo? Ci mancava anche inventarsi che i nuragici scrivessero: adesso salterà fuori perfino che cantavano, perfino)

In un contesto come EXPO’ ogni Paese porta istituzionalmente lo stato condiviso delle sue produzioni sociali, fra cui quelle culturali: è una questione di correttezza e anche di rispetto.
Se si distaccasse da questa linea, anche nelle migliori intenzioni divulgative la Regione Sardegna si caricherebbe di una grave responsabilità nell’immagine data al mondo dei sardi e della Sardegna, oltre che al possibile rischio di esporci a una figura non proprio indimenticabile.
(Stella: parole sante, basta brutte figure! sarebbe grave, dopo la figura di aver tenuto negli scantinati le statue più spettacolari del Mediterraneo per 35 anni. Un pò di ritegno perdincibacco).

Se il potere politico scegliesse di utilizzare pubblicamente un’immagine dell’antichità senza che essa provenga dalla ricerca scientifica (non da un singolo personaggio, ufficiale o alternativo, ma da una visione generalmente condivisa), anzi al di fuori di essa, questo sarebbe un fatto serio, un precedente preoccupante.
Mi auguro quindi che questa idea,  e soprattutto il metodo che presuppone, non venga fatta propria dalla Regione, che non si affermi la pratica e la possibilità, che diventerebbe oltremodo sistema, di definire  presenze formali tramite percorsi e rapporti individuali slegati dalla comunità scientifica.
(Stella: questa non si capisce, cari. Non so cosa dire).


*: alla fine del trafiletto accompagnatorio della foto di Gigi Sanna degli Istentales si legge che "al progetto collabora Raimondo Zucca". Son curioso di sapere che parte ha fatto nell'incresciosa vicenda: sarà produttore? avrà scritto gli arrangiamenti? avrà tradotto le oscure parole oracolari di Gigi Sanna?
Per uno scherzo del destino il signor Madau cita scritte pertinenti secondo studiosi accreditati ad un ‘officina falsariorum’. Come che questa l'avevo già sentita chiedo a Atryx chi l'aveva detto. Lei munita di memoria elephantorum mi fa sapere che l'ha detto ..guarda un pò Raimondo Zucca! Ecco che senza averlo deciso prima La Nuova ha fatto lo scoop e un piccolissimo tiro mancino al prof Madau:  ma come, l' accreditato studioso partecipa al progetto Gigi Sanna moltiplicato per due?

da R. Zucca, "Storiografia del problema della ‘scrittura nuragica’" in Bollettino di Studi Sardi, Anno V, numero 5, dicembre 2012: