giovedì 26 febbraio 2015

UNA CASA PER I GIGANTI: “TRA” IL SILENZIO E LA LUCE"

di Angelo Ledda 

Nota introduttiva:
E' stato presentato nelle scorse settimane il progetto definitivo di ampliamento del Museo Civico G. Marongiu di Cabras che dovrà ospitare i reperti del sito di Monti Prama. Sono autori del progetto gli Architetti Walter Deiana, Renata Fiamma, Simone Lumbau e Maria Grazia Satta, vincitori del Concorso di idee bandito nel Luglio del 2011 dal Comune di Cabras “Finalizzato alle definizione dei contenuti architettonici e paesaggistici per la creazione di un polo museale con l’ampliamento del museo civico Giovanni Marongiu al fine della musealizzazione di una parte del patrimonio scultoreo dei giganti di Mont’e Prama”, al quale parteciparono 31 progetti di studi di architettura e ingegneria operanti in Sardegna (9), nella Penisola (20), in Bulgaria (1) e in Portogallo (1). 

Il bando di concorso richiedeva la progettazione delle sale espositive ed altri spazi da destinare ad aule didattiche, bookshop e caffetteria, in ampliamento e in relazione all'edificio esistente.
Oltre all'ampliamento architettonico si richiedeva inoltre una proposta per la sistemazione paesaggistica.
Per una panoramica generale e più ampia dei progetti partecipanti si veda il seguente link: http://divisare.com/results/185702-Polo-museale-di-Cabras

Oltre al progetto vincitore, al secondo e al terzo posto, la commissione giudicatrice ha ritenuto di dover assegnare 5 menzioni, con il risultato che degli 8 premi assegnati 5 sono andati a progetti provenienti dalla Sardegna (per la maggior parte opera di gruppi composti da giovani professionisti).

PRIMO PREMIO
Arch. Walter Deiana (Sassari), Arch. Renata Fiamma (Alghero), Arch. Simone Lumbau (Sassari), Arch. Maria Grazia Satta (Sassari);


Giudizio della commissione:
“Il progetto si distingue per una elevata qualità “poetica” e concettuale. Individua caratteri espositivi e linguistici di forte senso evocativo, di rapporto culturale e fisico, di “genius loci”. Il principio espositivo degli ambienti interni risulta particolarmente commisurato all'arte nuragica. Il risultato viene conseguito con uno sforzo economico misurato. Con elementi apparentemente impalpabili ma rilevanti”

Segue una descrizione del progetto da parte degli architetti, tratta da questo sito:


“L’ortofoto dello stato di fatto mostra una visione generale del museo attuale. Il museo archeologico si colloca sulla via Tharros e si sviluppa in un’area antistante lo Stagno di Cabras. Oggi il museo è un sistema introverso, senza relazioni visive e spaziali con l’ambiente circostante. Dall’immagine si possono cogliere due aree funzionali: quella amministrativa e quella espositiva, alla quale l’amministrazione avrebbe voluto aggiungere un ulteriore spazio espositivo per la musealizzazione del patrimonio scultoreo di Mont’e Prama. A partire dalle esigenze dell’Amministrazione abbiamo pensato di adottare un approccio più ampio e completo, decidendo di sviluppare un progetto di ripensamento dell’intero sistema museale, che non riguardasse solo un nuovo padiglione in ampliamento alla struttura esistente, ma che si estendesse a tutta l’area di pertinenza del Museo. 
Da qui l’idea di cambiare radicalmente il sistema museale andando oltre la realizzazione di uno spazio espositivo e ripensando interamente il complesso museale e le sue relazioni con l’ambiente circostante. L’idea di progetto prevede la realizzazione di un luogo in cui archeologia, paesaggio, architettura e arte si incontrano, creando un nuovo pezzo di città in cui natura e costruito diventano parte della stessa visione architettonica. Per creare una connessione tra il sistema museale e l’ambiente circostante il primo gesto a livello urbanistico è stato la definizione di un percorso pubblico che connettesse in modo diretto il sistema urbano con quello ambientale: una passerella che dalla città si protende fino allo stagno. Sul percorso si attestano le tre Aree funzionali, autonome ma complementari. Tutt’attorno al Museo, uno spazio pubblico verde rafforza il legame tra città ed ambiente naturale e funge da elemento unificatore dei volumi del museo esistente con quelli in ampliamento. 


La vista a volo d’uccello mostra una visione totale del Nuovo Museo: il progetto cambia radicalmente il sistema museale rendendo il sistema stesso CENTRO delle relazioni tra la città, l’elemento naturale e la penisola del Sinis – quindi anche Mont’e Prama-. Dal parco sulle rive dello stagno emergono i volumi del museo come elementi scultorei che diventano un tutt’uno con il disegno del verde. Nel progetto del parco tutto rispetta un’idea unitaria, di fatto identica a quella utilizzata per la sala espositiva delle sculture di Monte Prama, in cui le specie vegetali, i percorsi e i punti di sosta vengono disposti secondo uno schema geometrico, ottenuto dalla sovrapposizione di una griglia di assi ortogonali con un disegno a spirale, che si rifà al labirinto circolare e all’ordine compositivo proprio della cultura e della civiltà nuragica. Nel giardino, in un apparente “ordine casuale”, gli alberi rompono la percezione completa del paesaggio creando coni visivi verso lo stagno. 
Le nuove architetture si rapportano a quelle dell’attuale museo rispettandone le dimensioni ed il linguaggio compositivo, fatto di blocchi monolitici definiti. Le strutture museali esistenti verranno adeguate in funzione dell’ampliamento: oltre all’adeguamento impiantistico e alla riprogettazione degli spazi interni, si è deciso di intervenire anche sul trattamento delle facciate che vengono riportate al progetto originario, che prevedeva volumi di colore bianco. Il nuovo intervento riguarda due volumi: il padiglione espositivo – che sarà sede permanente del patrimonio scultoreo di Mont’e Prama – e il padiglione della sala multifunzionale – che potrà ospitare esposizioni temporanee, giornate dedicate, eventi e mostre. I due nuovi padiglioni si distinguono rispetto alle preesistenze per l’involucro esterno pensato come un’opera scultorea sospesa sul proprio basamento. 
L’area amministrativa, ritenuta adeguata nelle dimensioni e nella distribuzione degli spazi interni, viene semplicemente adeguata negli impianti e nelle dotazioni interne. La sala polifunzionale invece è un nuovo padiglione al quale si accede dalla passerella. Entrati all’interno, la sala si presenta come uno spazio unico estremamente flessibile, la luce penetra dalle pareti rivolte verso lo stagno creando un particolare gioco di luci ed ombre. All’interno arredi mobili e spazi interattivi consentiranno usi legati sia alla funzione museale ma anche a funzioni pubbliche e ad iniziative civiche. Dalla passerella, l’accesso all’area espositiva avviene dall’attuale ingresso. Il progetto di ampliamento prevede di non apportare significative modifiche alla struttura esistente e di riprogettare solo l’allestimento, che viene riorganizzato in modo da essere funzionale all’innesto della nuova sala espositiva. Il nuovo padiglione dedicato al patrimonio scultoreo di Mont’e Prama si innesta a metà del percorso espositivo attuale. L’architettura della Sala utilizza codici compositivi basati sulla linearità e sull’essenzialità per determinare un spazio unico nel quale si collocano le Sculture -i modelli di nuraghe e le figure umane, conosciute ai più con il nome Giganti di Mont’e Prama – che vengono mostrate in uno spazio dedicato interamente a loro. 


Nella vista dall’argine artificiale si ha una visione del nuovo complesso museale in cui si rapportano l’ambiente naturale ed il nuovo giardino, le strutture esistenti e le nuove sale. In particolare l’immagine mostra in ultimo piano la sala polifunzionale che si rivolge verso lo stagno e verso il parco: le relazioni visive con l’ambiente circostante vengono controllate e filtrate dal rivestimento esterno, un involucro continuo fatto di pieni e vuoti che consente una permeabilità visiva dall’interno verso l’esterno, senza far perdere il senso monolitico del volume nel suo insieme. Più vicino a noi, i volumi del museo esistente ristrutturati anche nell’involucro esterno secondo il progetto originale che prevedeva le facciate del volumi espositivi di colore bianco. Infine, in primo piano, uno scorcio della sala dedicata alle sculture di Mont’e Prama caratterizzata dal basamento in calcestruzzo che definisce l’attacco a terra della sala e sul quale il volume espositivo sembra fluttuare leggero. 
La vista dal parco verso la sala espositiva mostra il nuovo padiglione nel complesso. Il progetto è stato pensato con una struttura modulare, per poter essere ampliata nel tempo. Dall’esterno la facciata dell’ampliamento cerca un equilibrio tra la riconoscibilità rispetto all’esistente e la volontà di integrazione con il complesso museale attuale. Come i volumi progettati dall’Arch. Magnani, l’ampliamento si presenta come un volume puro, dalle linee definite, volutamente monolitico, che assume però leggerezza con il taglio netto che corre lungo tutto il perimetro, tra basamento e facciate. 

[...] ciascuno di noi possiede una soglia, sulla quale si colloca l’incontro tra luce e silenzio. E questa soglia, questo punto di incontro, è il livello (o momento magico) delle ispirazioni. L’ispirazione è là dove il desiderio essere-esprimere incontra il possibile. È la creazione delle presenze. Qui sta anche il santuario dell’arte, il centro delle esigenze espressive e dei mezzi di espressione [...]”. 
(Louis I. Kahn, intervento tenuto alla Disegn Conference di Aspen, 1973.)

Nel progetto della sala dedicata alle sculture di Mont’e Prama lo spazio architettonico è pensato come il punto di contatto, il “tra” che unisce ciò che è incerto e si può solo immaginare, con ciò che si conosce. L’incertezza che avvolge le Statue ed il desiderio di conoscenza che ne deriva si traspongono in linguaggio architettonico nel rapporto buio-luce, che è metafora fondante del progetto e che si esprime nella maniera più completa nella sala delle statue. Le sculture si mostrano in una sala completamente nera e buia, uno spazio apparentemente ignoto e disorientante, di forte senso evocativo. Il buio è rotto dalla luce naturale, radente e diffusa, che penetra da un taglio che corre su tutto il perimetro, tra il volume ed il basamento. Nella luce il visitatore ritrova la propria dimensione spaziale e si orienta nell’oscurità della sala. Le statue emergono dal Buio, che rappresenta l’Ignoto, per essere ammirate nella Luce, che rappresenta la Conoscenza. Nel rapporto buio-luce si esprime l’incertezza che circonda le sculture e la loro grandezza; l’architettura è il medium tra Ignoto e Conoscenza, “Tra” il Silenzio e la Luce.


Se l’interno della sala espositiva è buio ed introverso, la facciata racconta la storia di Mont’e Prama e della penisola dei Sinis. Il materiale richiama la pietra scolpita delle Statue; l’involucro è un grande pannello artistico sul quale sono impresse forme, dettagli, trame, elementi identitari che appartengono ad una cultura lontana. La tecnica che abbiamo scelto è il sand-casting, che ci consentirà di rendere la facciata del Museo un’opera artistica di grandissime dimensioni. Il sand-casting o getto in sabbia, è una tecnica inventata dallo scultore Sardo Costantino Nivola. Il suo utilizzo in Architettura è riferibile a 2 esempi importanti nella storia, lo showroom Olivetti di New York e la facciata del palazzo della Mutual of Hartford Insurance Company entrambi ad opera di Nivola. La tecnica prevede la creazione di un bassorilievo di cemento ottenuto utilizzando come matrice un letto di sabbia modellato. Nel progetto la tecnica scultorea va oltre la decorazione artistica e diventa una soluzione architettonica altamente tecnologica. La tecnica in se è di immediata e facile comprensione, ma la sua natura “artigianale” rende difficile la sua standardizzazione e l’industrializzazione. Questa tecnica rinnovata presenta quindi diversi elementi di difficoltà: - di dettaglio architettonico: il controllo di una prefabbricazione di queste dimensioni non è semplice; - di ingegnerizzazione: i pannelli non sono solo decorativi ma hanno funzione architettonica e strutturale; - di industrializzazione: i 176 pannelli che compongono le facciate sono tutti diversi tra loro; - di espressione artistica: per realizzare una facciata pensata come un’opera di dimensioni monumentali stiamo sviluppando un progetto nel progetto in cui un’importante artista sardo lavorerà con noi alla realizzazione delle facciate. La tecnica del sand-casting non è solo invenzione di Costantino Nivola: nelle collaborazioni con famosi architetti egli ha evoluto la tecnica fino al grado che oggi conosciamo. A proposito di questo il famoso Architetto Svizzero Le Corbusier, maestro dell’Architettura moderna, riguardo Nivola ha detto:

“Per divertire i suoi bambini e se stesso, in riva al mare, ha inventato un gioco che è uno dei più belli che si possa fare: la scultura. Durante la bassa marea bisogna essere veloci. Bisogna avere un’idea, bisogna agire con chiarezza e decisione (e ancora)... Nivola ha realizzato magnifiche sculture su sabbia. Dove diavolo è andato a trovare lo stile innegabile che anima le sue opere? È un figlio della Sardegna, isola lasciata al riparo dalle brame macchiniste. Devono esservi in quest’isola le tracce delle più antiche Civiltà e Nivola ha certamente aperto gli occhi al momento giusto”.

È per la sua forza espressiva e per il suo forte legame con la Sardegna che consideriamo questa tecnica un passaggio fondamentale nella realizzazione della nostra idea; essa contribuirà a realizzare il nostro progetto di legare insieme , in un unico luogo, archeologia, paesaggio, architettura e arte”. 


SECONDO PREMIO
Arch. Davide Fancello (Dorgali), Arch. Valeria Tupponi, Arch. Filippo Sanna, Arch. Stefano Cadoni

Giudizio della commissione:
Il progetto elabora approfonditamente tutti gli aspetti connessi con un centro espositivo e culturale di ampio respiro, in una immagine elegante e coordinata. Elabora un linguaggio architettonico sintetico. Si rapporta con efficace contrappunto alla struttura preesistente e con lo spazio urbano e paesaggistico generale
Link per approfondimento:

TERZO PREMIO
Arch. Niccolò Cau (Roma), Arch. Tommaso Arcangeli (Roma), Arch. Carlotta Montefoschi (Roma), Ing. Gianni Porcu (Oristano), Arch. Nelda Tripicchio (Roma)

Giudizio della commissione:
Il progetto si distingue sia per la qualità dell'inserimento urbano-paesaggistico sia per il rapporto architettonico con la struttura preesistente condotto attraverso sofisticate scelte linguistiche e materiche. L'articolazione degli spazi risulta particolarmente efficace sia in rapporto agli elementi espositivi e funzionali sia in rapporto all'interazione con la dimensione del paesaggio



MENZIONE
Arch. Antonello Stella (Nazzano), Arch. Elisa Spada (Imola), Arch. Angelo Venturi (Gambettola);


Giudizio della commissione:
Il progetto si distingue per una interessante forma planivolumetrica, per il rapporto fra spazi interni e spazi esterni, mediando la relazione fra la natura lacustre del contesto e lo spazio urbano

Link per approfondimento:
http://divisare.com/projects/188645-as-architects-Antonello-Stella-Angelo-Venturi-Elisa-Spada-Carlo-Ottaviani-Polo-museale-di-Cabras

MENZIONE
Arch. Diego Polese (Alghero), Arch. Giovanni Battista Oliva (Alghero), Arch. Mauro Quidacciolu (Santa Teresa di Gallura), Arch. Lino Cabras (Cagliari), Arch. Fabio Altomano (Alghero);

Giudizio della commissione:
Il progetto offre una soluzione planivolumetrica parzialmente alternativa a quella indicata dal bando di concorso. Si distingue per una attenta relazione con lo spazio urbano e la struttura preesistente, sia funzionale che linguistica

Link per approfondimento: http://divisare.com/projects/191464-Diego-Polese-Mauro-Quidacciolu-Lino-Cabras-Fabio-Altomano-Antonio-Serra-MAM-MUSEO-ARCHEOLOGICO-CABRAS

MENZIONE
Arch. Giacomo Alessandro (Porto Torres), Arch. Andrea Lutzoni (Porto Torres)

Giudizio della commissione:
Il progetto individua un'interessante soluzione di “contatto” con la viabilità urbana ed una apprezzabile soluzione degli spazi espositivi in rapporto visivo e privilegiato con il paesaggio del sito archeologico di Mont'e Prama

Link per approfondimento: 

MENZIONE
Ing. Marco Scampuddu (Ozieri), Arch. Angelo Ledda (Nuoro), Arch. Claudio Desteghene (Olbia), Arch. Pasquale Conzinu (Bitti), Arch. Laura Pisanu (Nuoro);

Giudizio della commissione:
Il progetto si distingue per una sapiente e raffinata articolazione e sequenza degli spazi e per intuizioni linguistiche e sintesi formale

Link per approfondimento: 

MENZIONE
Arch. Alfonso Di Masi (Capaccio), Arch. Emilio Bonfrisco (Battipaglia), Arch. Marco Meola (Agropoli) Arch. Massimiliano Andreoni (Capaccio Scalo);


Giudizio della commissione:
“Il progetto, riconducibile ad una geometria pura, si distingue per la forma sintetica e per il contrappunto con la preesistenza oltre ad un'attenzione per il controllo solare e agli apporti energetici rinnovabili”

Link per approfondimento: