sabato 7 febbraio 2015

VILLA VERDE. Il talismano dell'occhio di Y(hwh). L'iterazione logografica in nuragico

# Gigi Sanna e il codice nuragico

di Gigi Sanna

La scrittura nuragica a rebus, come abbiamo visto (1), usa molti modi (ma tutti sempre riconducibili al sistema in mix) per esprimere il linguaggio formulare 'sacro' della divinità yhwh. Uno di questi è quello di adoperare i segni schematici, molto schematici e per questo talvolta ambigui (2), che tendono a confondere,  depistare, a rendere l'oggetto apparentemente  decorativo, a far sì che sia sempre difficile scoprire da dove inizi la lettura, come continua  e dove essa termini e se quella lettura sia una sola o possa essere affiancata da altre letture.
   
Un oggetto rinvenuto a Villa Verde (OR) (3) ci offre il destro per osservare da vicino e per studiare questo stupefacente modo di scrivere che forse ha l'equivalente nella sola scrittura a rebus degli oggetti del santuario greco di Pito rinvenuti in Glozel (4). Si tratta di un cerchietto di bronzo che è diviso per metà da una barretta verticale in guisa di diametro o doppio raggio del cerchio. In una parte di esso il cerchietto si caratterizza per avere dei segni molto piccoli, ora cerchietti ora sbarrette semplici o doppie, che corrono per tutta la circonferenza.
      Non ci vuole molto per sospettare che quei segni non possono essere decorativi perché il 'decus' non prevede l'anarchia, l'uso dei segni ora perfettamente cadenzato ora in libertà; segni che si caratterizzano per non rispettare la  simmetria e l'armonia. Infatti, si dà il caso che, a partire da un certo punto, la doppia barretta verticale ceda il posto, per tre volte', alla barretta singola.
   Si osservi per capirlo la fig. 2 dove abbiamo messo in risalto con il colore rosso le barrette semplici verticali e con il colore blu quelle doppie.

Così come  non ci vuol molto per sospettare che quei segni verticali e quei cerchietti nascondano scrittura dal momento che nella scrittura nuragica  l'asta verticale indica il numero 1 o la lettera consonantica lineare yod, la doppia asta verticale indica il numero 2 o la lettera consonantica zayn, il cerchietto indica la consonante aspirata forte 'ayin (l'occhio).  Sospetto che aumenta per il semplice fatto che i segni adoperati sono in tutto tre, numero 'ossessivo' della scrittura e quasi sempre immncabile o da solo o realizzato per multipli nella scrittura in mix e a rebus adoperata dai nuragici.
    A questo punto però l'oscurità del 'messaggio scritto' continua e il problema non è più l'individuazione dei segni ma il capire come quei segni, con quei particolari suoni oppure con i valori numerici, sono disposti logicamente nella catena sintattica in modo da realizzare senso. Naturalmente per chi conosce molti documenti della scrittura nuragica è relativamente facile capire subito che una 'ayin seguita da una zayn offre la voce 'oz, voce che abbiamo visto molte volte nel commento dei documenti  e anche nell'ultimo articolo da noi pubblicato (5). Ora, se noi poniamo in fila le diverse voci avremo, partendo dalla destra,  'oz (= la forza) ripetuto otto volte in sequenza continua. Dopo l'ottava volta ci troviamo di fronte la sequenza ayin + yod + 'oz + 'ayin + yod + 'ayin + yod.
   Un bel rebus,  perché anche se comprendiamo che dobbiamo individuare di chi o di cosa è quella forza,  la sequenza di natura lineare non ci offre soluzioni: 'y'oz'y'y non ha alcun senso linguistico. Bisognerà allora ricorrere al sistema o codice della scrittura che consente allo scriba, per convenzione, di usare i segni lineari per pittogrammi oppure i segni lineari per acrofonia. Infatti se l'ayin lo si usa come pittogramma otterremo come risultato la presenza non più della consonante acrofonica aspirata del semitico ma l'intera parola semitica 'ayin. Così se consideriamo la consonante yod come segno acrofonico di una parola iniziante per yod avremo  ovviamente tante ipotetiche parole ma soprattutto quella che è più importante e cioè quella di yhwh. Naturalmente ciò può restare opinabile se non si va avanti nella soluzione del rebus e non si calcolano altri elementi di senso presenti in tutta la sequenza dell'oggetto scritto.
    Per comodità riportiamo ora tutta la sequenza con le parole individuate. Avremo:

'oz 'oz 'oz  'oz 'oz 'oz 'oz 'oz occhio y(hwh) 'oz occhio y(hwh) occhio y(hwh).
עז עז עז עז עז עז עז עז עין יהוה עז עין יהוה

Possiamo così capire dall'ottavo 'oz che aggiungendo esso a 'ayin (occhio) di y(hwh) abbiamo uno spezzone di senso compiuto e cioè 'forza dell'occhio di Yhwh' עז עין יהוה. Comprendiamo che nell'oggetto si parla della forza dell'occhio del dio nuragico. Comprensione accresciuta dal fatto che lo stesso senso noi otteniamo successivamente, con i quattro segni che seguono. Quindi procedendo per gradi abbiamo:

'oz 'ayin y(hwh) 'oz ayin y(hwh) + 'ayin y(hwh) 'oz 'oz 'oz 'oz 'oz 'oz 'oz
עז עין יהוה עז עין יהוה עין יהוה עז עז עז עז עז עז עז     


Traducendo abbiamo:

forza dell'occhio di yhwh/
forza dell'occhio di yhwh/
dell'occhio di yhwh forza forza forza forza forza forza forza.

   In poche parole abbiamo nella terza sequenza la posposizione della voce 'oz ripetuta per diverse volte. Come mai questo? Il motivo è semplice:  perché in tal modo ovvero con l'inversione della voce 'oz , lo scriba autore del bellissimo rebus ha potuto reiterarla per sette volte usufruendo così della possibilità di avere ulteriore senso dato che il numero 7 vale per convenzione la parola 'santo'. Quindi non si dovrà ripetere sette volte la lettura della  voce 'oz ma leggere dopo l'ultima 'oz l'altra voce criptata 'sa'an.
   Pertanto la lettura completa della scritta, cioè la lettura delle tre sequenze sintattiche presenti nella circonferenza del cerchietto sarà:

1. Forza dell'occhio di Yhwh
2. Forza dell'occhio di yhwh
3. Forza santa dell'occhio di yhwh.

   Quindi attraverso l'individuazione e l'esame della scrittura lineare, della pittografia, dell' acrofonia e infine attraverso l'iterazione logografica si è riusciti a sciogliere il non facile rebus e a leggere la scrittura presente nel cerchietto.

   Per capire meglio, abbracciando il tutto con un unico sguardo, come si è giunti alla detta soluzione, sarà bene riportare di nuovo il cerchietto su di una tabella (tab.1) e indicarne analiticamente direzione di lettura, i tre campi di scrittura, i segni presenti, le tre espressioni e l'iterazione logografica.

Tab. 1
  Prima di passare però alla prova decisiva che ci consente di certificare l'esatta lettura del documento, vediamo anche di spiegare meglio quell'accorgimento tecnico stilistico che più sopra abbiamo chiamato 'iterazione logografica', ricorrendo per chiarezza a qualche altra prova documentaria che mostri  sempre le sette sequenze che notano per convenzione la voce 'santo' (6).

    Il focolare (v. fig. 3) rinvenuto nella camera a tholos del Nuraghe Funtana di Ittireddu (7) può spiegarci forse con più semplicità e chiarezza di altri (8) come l'iterazione di una voce in nuragico abbia lo scopo di offrire un'altra voce ancora e non tanto quello di ripeterla. 


Come si noterà dalla figura 3 questo che all'apparenza poteva configurarsi come un semplice manufatto ovvero un focolare per bruciare e cuocere qualcosa, risulta invece essere anche e soprattutto un vero e proprio documento della scrittura nuragica sacra a tutto campo. Infatti, oltre al disco che abbiamo imparato da tempo a riconoscere come pittogramma con valore di NUR (9)  il manufatto, anche se piuttosto malandato,  è ancora in grado di dirci che è costituito da sette pietre che riproducono sette triangoli taurini a cuneo (10) ovvero con la parte superiore convessa. La lettura apparente dà NR + toro tre/ toro tre/ toro tre/ toro tre/ toro tre/ toro tre/ toro tre. Ma è evidente che, così come per il cerchietto di Villa Verde, il tre taurino ripetuto sette volte offre la parola 'santo'.
   Quindi la lettura sarà ' Della luce toro lui santo' (yhwh). Il fuoco, quel focolare al centro della stanza del nuraghe, rappresenta la santità della forza che dà origine alla luce. Se appena appena ci facciamo caso notiamo che il focolare della stanza non fa altro che rendere e ripetere foneticamente il nome stesso dell'edificio ovvero del  nuraghe:  NUR'AK H (della luce toro lui) con il di più della voce SA'AN.
   In un prossimo articolo vedremo ancora degli esempi con il quadrato con valore di forza  ripetuto tre o sette volte con lo scopo dell'iterazione logografica e cioè del fornire il simbolo del dio (tre) e la voce 'santo'.
   Dicevamo prima della prova ultima e decisiva. Vediamola.
   Abbiamo detto tante volte che nella scrittura nuragica il valore fonetico (logografico) del supporto è da ritenersi fondamentale anche perché non di rado esso introduce e spiega più sinteticamente quello è espresso  analiticamente nella sua superficie o campo di scrittura. Infatti, cosa mai è per significato il cerchio più grande se non quello che rappresenta il cerchietto più piccolo con valore di 'occhio'? E che cosa è mai per significato quella sbarretta verticale più grande se non quello che rappresenta il segno più piccolo con valore di 'yod'? Quindi il supporto, con i due (11)  segni in agglutinamento,  si leggerà  'Occhio di Y(hwh)'.
   Scopriamo così che il minuscolo oggetto di bronzo, così misterioso e all'apparenza con presenza di mera decorazione, altro non è che un talismano, un manufatto con scopi apotropaici;  cioè realizzato per la difesa e la protezione di colui che lo porta (sempre) con sé (12). L'oggetto tende a offrire  serenità e a  infondere sicurezza nell'agire quotidiano perché contiene la magia della potenza della scrittura segreta, del numero sacro più volte ripetuto  e della stessa presenza scritta del nome (in acrofonia) del dio.


Note e riferimenti bibliografici 

1. Si veda, tra gli altri documenti da noi commentati, il recente articolo Sanna G., 2015, M.A. Fadda: una mano con un piatto e due crostini? No, la Yad diYhwh che regge la doppia forza del mondo; in MontePrama blogspot.com (26 gennaio).
2. L'ambiguità (λοξότης) delle lettere, come ad es. quella della zayin che, riportata per sbarrette verticali, può confondersi con il segno numerico del 'due', è paragonabile a quella dei documenti pitici greci rinvenuti in  Glozel; documenti che tendono ad esaltare al massimo grado la qualità precipua della divinità Lossia (l'ambiguo). Spesso l'ambiguità è spinta al massimo grado e con effetti spettacolari  con l'aggiunta alle due barrette verticali (in pitico segno dell'omicron o dell' omega) di una barretta verticale con valore vocalico di 'i'. V. Sanna G., 2007, I Segni del Lossia cacciatore. Le lettere ambigue di Apollo e l'alfabeto protogreco di Pito, S'Alvure e, Oristano, pp. 72 -75; 245 -246.
3. La provenienza è però molto incerta. Si vocifera di uno o due oggetti simili o identici che sono stati rinvenuti altrove (uno in agro di Villacidro).    
4. v. nota 2.
5. v. nota 1.
6. Su questa parola, più volte attestata nella documentazione nuragica, si vedano i sigilli dei Giganti (GGHNLOY) rinvenuti presso il nuraghe Tzricotu di Cabras. In particolare si osservi il sigillo (tavoletta) A5 nel quale la voce è riportata al di fuori del campo di pressione del sigillo stesso: Sanna G., 2004, Sardōa Grammata. 'ag 'ab sa'an yhhwh. Il dio unico del popolo nuragico, S'Alvure ed. Oristano, 2004, pp. 98 -99 e pp. 508 -513.    
7. Il manufatto oggi si trova nel Museo di Ittireddu. V. Galli F.,1991, Ittireddu. Il museo e il territorio, Delfino ed. Sassari, p. 14 e f. 10.  La Galli così ce lo descrive e su di esso dice: 'Il focolare, in trachite, è composto da sette blocchi a settore circolare; assai evidenti sono le tracce d'uso lasciate dai resti carboniosi. Al suo interno, oltre a ceneri e carboni, furono rinvenuti alcuni frammenti ceramici e una paletta di bronzo.'  
8. V. Sanna G., 2011, L'emblema del Museo Archeologico Nazionale di Nuoro. Decorato? No, scritto (in gianfrancopintore blogspot.com (16 maggio).
9.   V. anche Sanna G. 2015, M.A.Fadda: unamano con un piatto e due crostini ecc. cit.
10. I nuragici riprodussero la protome taurina schematica (lettera consonantica aleph) in numerosi modi (v. Sanna G.,  2012, L'alfabeto nuragico. Aggiornamento (al 2011). Poche le sorprese; in gianfrancopintore blogspot.com (12 febbraio). Uno di questi è dato dalla forma pittografica a cuneo ora con la parte (lato) superiore del triangolo concava  ora convessa.   
11. Sospettiamo però che nella lettura conti anche l'aspetto della divisione del cerchietto in due parti simmetriche e quindi che ci possa essere criptata la voce 'doppio'. In questo caso potrebbe leggersi 'doppio occhio' di Y(hwh)'. L'ipotesi potrebbe essere tenuta in considerazione per il  fatto che la zayin con le due sbarrette verticali, presente nella superficie scritta dell'oggetto, può essere ritenuta tranquillamente segno polisemico e quindi anche con il significato numerico di 'due, doppio'. In questo caso la lettura sarebbe ancora più significativa perché si avrebbe ' Forza del doppio occhio di Yhwh' , cioè forza del Sole e della  Luna e, in ultima analisi, forza del padre e della madre celesti. L'ipotesi che abbiamo affacciato prudentemente potrebbe essere ancor più avvalorata per riscontro, cioè dal fatto che nell'iconografia e nella scrittura etrusca 'con' (dipendente per tanti versi da quelle nuragiche) dei sarcofaghi è presente il doppio occhio celeste (talvolta significativamente 'alato'), con chiara allusione a Tin  Sole e a Uni  Luna, divinità  che sono chiamate rispettivamente  'apa' (padre) e 'ati' (madre) .
 Del resto sappiamo ormai con certezza che i nuragici quando disegnavano il cerchio o il disco luminoso non alludevano o al sole o alla luna ma alla 'luce', alla 'lampada celeste' (NR) di entrambi. 
12. Con ogni probabilità, in quanto talismano, il cerchietto veniva portato appeso al collo con una cordicella. Nello stesso modo e con l'identico scopo per cui oggi si può portare uno scapolare (con il segreto di immagine o di scritto del contenuto), una piccola croce, un cornetto, il viso della Madonna,  ecc.