martedì 31 marzo 2015

F. Barreca: lastrina ossea con divinità fenicio - punica. No, con divinità (yhwh) e scritta nuragica.

# Gigi Sanna e il codice nuragico

di Gigi Sanna
   Fig.1

Ferruccio Barreca a p. 58 del suo noto  ' La civiltà fenicio -punica in Sardegna' (1) così scrive nella didascalia che accompagna il singolare oggetto trovato nel sacello del mastio di Monte Sirai (2): ' Lastrina in osso rappresentante busto di persona divina maschile'.
     La lastrina oggi esposta al Museo Nazionale della Civiltà fenicio -punica in Roma, in realtà, come vedremo fra poco, non è un prodotto della civiltà fenicio -punica ma della civiltà nuragica.
     Lo studioso romano, già sovrintendente ai beni archeologici della provincia di Cagliari ed Oristano, negli anni Ottanta del secolo scorso naturalmente niente sapeva dei 'segni' della scrittura nuragica, quelli che oggi ci sono familiari e men che meno sapeva dell'esistenza di un sistema di scrittura di carattere religioso basato prevalentemente sulla crittografia e sul rebus. Quindi nell'esame della figura il Barreca deve essere rimasto molto perplesso e del tutto incapace, per motivi oggettivi, di comprendere la natura di un manufatto che al massimo poteva suggerirgli quello che ha suggerito e cioè la figura di un 'busto' di un dio maschile personificato. Quale divinità  fosse poi era ancora più difficile da individuare non essendo attestata da nessuna parte e tanto meno in Sardegna una divinità baffuta con un viso perfettamente circolare che schernisce o si fa beffe di qualcuno o di qualche cosa.
    Se noi però esaminiamo con attenzione il cosiddetto 'busto' ci rendiamo subito conto, innanzitutto, del chiaro geometrismo della raffigurazione dato da un triangolo (il supporto), da quattro linee oblique che simulano una veste con maniche corte e da un cerchio inserito nel detto triangolo. Quindi notiamo che il triangolo è reso alla base con le braccia e i pugni della persona,  raffigurati opposti ed uniti come nell'atto di alludere ad una notevole forza, resa questa  ancor più evidente dalle braccia muscolose e dai bicipiti. Ancora  notiamo un copricapo ornamentale che sicuramente doveva terminare con una punta (il vertice superiore del triangolo), oggetto che è composto da quattro pendagli a mo' di trecce che scendono, due per parte, dalla testa- cerchio per circa la metà di esso. E infine notiamo che entrambi gli occhi hanno, sottostanti,  due barrette orizzontali (simulanti verosimilmente più le rughe che le guance) e dei baffi che nascondono una bocca  nell'atto di cavare la lingua e di fare uno sberleffo.
    Scopriamo così, già da una prima osservazione,  che quella strana raffigurazione cela qualcosa di nascosto, di molto nascosto, che spetta a noi  decifrare e  svelare.
    Innanzitutto osserviamo che i 'macrosegni' della composizione sono il cerchio  e il  triangolo in cui esso è inserito, iconografia questa non difficile da interpretare in quanto in non poche civiltà antiche il significato  è quello costante di 'occhio di Dio che tutto vede (the all seing eye), essendo spesso il cerchio simbolo dell'occhio luminoso (solare e lunare) della  divinità e il triangolo simbolo della perfezione della stessa(3).

    Ora, dal momento che sappiamo che nella scrittura nuragica il supporto deve essere letto per primo (4) e che spesso per primi, a sé stanti, vanno letti i segni più significativi, avremo una prima lettura  con il significato suddetto di 'occhio di Dio che tutto vede '. 
 Fig.2

 Se noi, forti sempre della validità della  'griglia di Sassari' ovvero degli espedienti di norma messi in essere nella scrittura arcaica sarda (5), ricorriamo ai simboli fonetici, pittografici e non, alla numerazione convenzionale logografica, all' acrofonia, all'ideografia, al lessico consueto e a quant'altro ci è noto del nuragico in mix e a rebus, ci rendiamo conto che il messaggio è quello che, tante volte, ci è capitato di leggere nella documentazione scritta messa in atto dagli scribi nuragici. Ma con una inedita e singolarissima  aggiunta, come quella che ci consente, come vedremo più avanti, di dare una precisa identità al dio 'nascosto' nell'atto di  schernire.   
  Individuati i due macrosegni che ci danno la lettura 'ayin yh עין יה partiamo ora da quelli più piccoli  disposti al di fuori del cerchio (o viso che sia del dio rappresentato) e poi calcoliamo quelli all'interno di esso. Noteremo innanzitutto che c'è la (solita) voce 'potenza', ovvero  'oz 'scritta' per tre volte in modo differente (6) :

-        la forza resa con i quattro 'pendagli -  trecce' dell'ornamento o berretto posto al di sopra della testa circolare
-        la forza resa dalle 'quattro' linee simulanti il principio della veste.
-        la forza resa con l'ideogramma delle braccia opposte in tensione muscolare  e dei pugni chiusi

   A questa noi dobbiamo aggiungere l'acrofonia della parola hdrh הדרה (ornamento, berretto) che ci consente di avere, come di norma in nuragico (7), il 'hê ovvero il pronome semitico  lui/lei  ה.
    Avremo quindi la seconda lettura :

 Tab. 1

 Prendiamo ora i segni contenuti all'interno del viso e avremo:

                      
                  -    la voce nur/nul ottenuta con il viso circolare
                  -     la voce 'ak ab(i) resa dal disegno della fronte e del naso
-    la  voce forza resa con il pittogramma 'ayin (occhio) e con il segno lineare zayin (le rughe)
-    la voce forza resa ancora con il pittogramma 'ayin e con il segno lineare zayin (le rughe)
-    la voce 'l (dio) ottenuta con l'immagine della 'aleph (toro) + l'ideogramma  l'g לעג  (schernire, farsi beffe di) 
   Avremo quindi il terzo dato di senso come si può vedere dalla tab. 2

                                                                                                        Tab. 2

Tradotta in altri simboli nuragici corrispondenti la sequenza completa sarebbe questa:


  Quindi la lettura completa del documento con scrittura criptata, se tutto abbiamo compreso e tutto messo al posto gusto,  dovrebbe essere la seguente:

1.     'ayin di Dio
עין יה

2.    'oz 'oz 'oz  di lui

ה עז עז עז

3.  'El doppia forza del toro alato (bue api) della luce

אל עז עז נל אג אב
 
     Come si è visto sopra, abbiamo chiamato YH,provvisoriamente, il dio ma abbiamo  il dato certo, per via acrofonica,  che il dio è chiamato 'EL. Quindi siamo di fronte al biblico 'El YH.
    Ora, se nessuna difficoltà sembra incontrarsi per accettare che l'oggetto nasconda una lettura ottenibile attraverso la soluzione del complicato rebus (eseguito questo, ripetiamo, con tutti i normali requisiti del sistema nuragico, compreso quella della lettura dall'alto verso il basso), un rebus  indicante la potenza  straordinaria, ovvero la superpotenza (8) della divinità, nessun ostacolo sembra ergersi anche per capire (e sino in fondo, senza possibili obbiezioni) che la divinità, così singolarmente e stranamente raffigurata, sia indiscutibilmente quella di YH.
  Infatti, il dio noto in letteratura (l'unico caratterizzato, da quanto sappiamo, per questo aspetto) non di rado presentato nell'atto di chi 'si fa beffe di' e di chi 'schernisce' è il dio 'el yhwh  אל יהוה del Vecchio Testamento.
     Per esserne convinti si veda il celebre passo di Ps 2,4.  Insorgono i re della terra/ e i principi congiurano insieme/ contro il Signore ed il suo consacrato// ''Spezziamo le loro catene /gettiamo via da noi il loro giogo !''// Ride colui che sta nei cieli / il Signore si fa beffe di loro / Egli parla nella sua ira , li spaventa nella sua collera'  oppure quello di Prv. 1, 26: anch'io riderò delle vostre sventure, mi farò beffe quando su di voi verrà la paura'
     Appare evidente che l'oggetto non rechi nessuna allusione ai casi specifici suddetti. C'è invece la semplice allusione e quindi il ricorso alla protezione di quel Dio doppiamente luminoso (soli -lunare), ovvero di yhwh, che si fa beffe di tutto e tutti e a cui nessuna potenza può resistere e può essere  paragonata. Perciò chi porta con se quell'amuleto, usato con ogni probabilità contro il malocchio e la malasorte, si fa forte della magia dello scritto della 'potenza' nascosta dell' occhio di YHWH e può andare tranquillo contro il negativo dell'esistenza e magari contro  chi, in un modo o nell'altro, vorrebbe nascostamente attentare alla sua serenità e alla sua incolumità.
   Da ciò che si è detto su questa lastrina ossea risulta chiara l'analogia, se non di forma di contenuto, con altri due documenti nuragici di cui già si è parlato (v. figg. 3 e 4)  ovvero del dischetto di Villaverde (9)  e  dell'oggetto votivo di S'Arcu 'e is Forros di Villagrande Strisaili (10).
   Infatti anche in questi due casi lo scriba oltre a 'scrivere' più volte la voce 'oz , sottolinea che quella forza è doppia e che quella è la forza di yhwh. Basta riprendere le tabelle che abbiamo adoperato per illustrarli più compiutamente e attuare un confronto per rendersi conto che quello che dicono essi sostanzialmente dice anche il documento pubblicato dal Barreca.



 Fig.3

 Fig.4

   Dal detto confronto ci piace rimarcare l'aspetto riguardante l'attenzione dei nuragici ( che sarà fatta propria dagli Etruschi (fig. 5) per la divinità androgina TIN/UNI  'apacatic' (11)) della doppia fonte di luce ovvero del doppio ed eterno occhio alato o cerchio  soli - lunare. Il YHWH cananaico, di chiara ispirazione siro - palestinese,  della Sardegna arcaica si distingue da quello del VT per la varia e più marcata simbologia (toro, serpente, uccello, albero della vita, fallo) ma soprattutto per una assai più accentuata connotazione astrale. YHWH è soprattutto NR, doppia luce che dà la vita, eterna lampada o occhio del cielo, diurna e notturna, senza la quale non ci sarebbe stato il principio della creazione e da quell'istante la vita.  

Fig. 5 

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Post-scriptum: osservazioni e commenti a questo post, inducono a presentare il cosiddetto "timpano" in trachite del pozzo sacro nuragico di Genoni (OR)-colle di Santu Antine. Lo si confronti con la figura 2 di questo post. MP

L'immagine del concio in trachite dal pozzo sacro di Genoni (sin.) è da questo sito. A destra, la figura 2 di questo post

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Note ed indicazioni bibliografiche

1. Barreca F. 1986, Sardegna archeologica. Studi e monumenti. La civiltà fenicio -punica in Sardegna, Delfino ed. Sassari.
2. Si tenga presente che il cosiddetto 'mastio'  fu in origine (nuragica) un tempio e presumibilmente continuò ad esserlo anche in periodo successivo. Fu di esclusivo uso religioso e non militare. Non è un caso che il nostro oggetto di cultura religiosa nuragica yhwhistica fu trovato nel sacello. Per  informazioni sul sito archeologico e le interpretazioni che vennero date sull'insediamento si veda in particolare P. Bernardini, 1989, Le origini di Sulcis e Monte Sirai, in Studi di egittologia e di antichità puniche, 4, pp. 45-66; P. Bartoloni, Monte Sirai: genesi di un insediamento, in Incontro "I Fenici", Cagliari, Regione Autonoma della Sardegna; P. Bartoloni- S.F.Bondì- L.A. Marras, 1992 Monte Sirai, collana " Itinerari" , Roma, Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, 1990, pp. 31-36; idem,1994,  L'impianto urbanistico di Monte Sirai nell'età repubblicana, in Atti del X Convegno di studio "L'Africa Romana" (Oristano, 11-13 dicembre 1992), Sassari, Gallizzi, pp. 817- 829; P. Bartoloni, 2000, La necropoli di Monte Sirai, Roma, Istituto per la civiltà fenicia e punica; Monte Sirai. Le opere e i giorni, a cura di P. Bernardini, C. Perra, 2001, Carbonia,; P. Bartoloni, 2002, Monte Sirai 1999-2000. Nuove indagini nell'insula B, in Rivista di Studi Fenici, 30,, pp. 41- 46;. P. Bartoloni, 2004. Monte Sirai, collana "Sardegna archeologica. Guide e Itinerari", Sassari, Carlo Delfino; M. Guirguis, 2012, Monte Sirai 2005-2010. Bilanci e prospettive, in Vicino Oriente, 16  pp. 97-129.
3 V. Chevalier J.- Gheerbrant A., 2005, Dictionnaire des Symboles. Mythes, Rêves, Coutumes , Gestes, Formes, Figures, Coulerurs, Nombres, Laffont ed. Paris, pp. 686 -689 e 967 – 969.
4. Sanna G., 2011, Scrittura nuragica: ecco il sistema. Forse unico nella storia della scrittura; in Monti Prama. Rivista di cultura di Quaderni Oristanesi, Dicembre, n° 62, pp. 25 - 33.
5. Ricordiamo ancora una volta che il codice nuragico, durato più di 1500 anni (XVI secolo a.C. - III secolo d. C.), fece uso, sino alla fine, della normativa posta in essere all'alba della sua nascita. Le regole del mix e del rebus delle cosiddette 'statue stele' sono, si può dire, le stesse dell'ultimo documento nuragico in mix (semitico sardo, latino ed etrusco) custodito in un museo della Sardegna (di cui tra non molto parleremo).
6. A queste ( v. più avanti) si devono sommare altre due voci 'oz.  Quindi  per la numerologia, sempre presente nei documenti nuragici, si deve registrare che la voce 'oz è ripetuta cinque volte. Essendo il cinque, così  come il quattro, simbolo della potenza, l'oggetto, in virtù dell 'iterazione della parola, tende ad esaltare al massimo grado la 'potenza' del dio. Insomma ripetendo per cinque volte la voce potenza si ha il risultato di ottenerne una sesta.
7. Sanna G., 2011, Scrittura nuragica: ecco il sistema. Forse unico, ecc. cit. p. 27
8. Sanna G., 2013, La bipenne nuragica bronzea scritta di S'Arcu 'e is Forros di Villagrande Strisaili e la 'potenza' (עז) di IL YHWH; in monteprama blogspot.com (8 ottobre); idem, 2013, Tresnuraghes (Sardegna). La chiesetta campestre di Sant'Antonio e il concio della rete - trappola di yh(wh); in  Monteprama blogspot. com (22 ottobre); idem, 2015, M.A.Fadda, Una mano con un piatto e due crostini? No, la yad di YHWH che regge la doppia forza del mondo; in monteprama blogspot. com (26 gennaio)
9. Sanna G., 2015, VILLA VERDE. Il talismano dell'occhio di Y(hwh). L'iterazione logografica in nuragico; in monteprama blogspot.com (7 febbraio)
10. Sanna G., 2013,  La bipenne nuragica bronzea scritta di S'Arcu 'e is Forros, ecc. cit.
11. Sanna G., 2014,  Scrittura nuragica: gli Etruschi allievi dei Sardi (I); in Monteprama blospot.com (1 dicembre); idem, 2014, Scrittura nuragica: gli Etruschi allievi dei Sardi (II); in monteprama blospot.com (10 dicembre); idem, 2015, Cerveteri. L'iscrizione (IV secolo a.C.) del cosiddetto 'Pilastro dei Claudii'. Laris Aule larisal figlio di Tin /Uni. Il linguaggio dei numeri nuragico ed etrusco. I documenti di Crocores e di Nabrones di Allai (III); in monteprama blogspot.com (11 gennaio).