domenica 1 marzo 2015

I mitogrammi delle statue-menhir e la polisemia dei simboli

"Nel caso sardo più che in altri, i segni sono espressione di un linguaggio al limite fra oralità e scrittura, un discorso mitico di cui noi, oggi, abbiamo irrimediabilmente perduto le parole." (Mauro Perra, 2014)(1)

Fig. 1: i segni su uno dei 300 frammenti di menhir rinvenuti in un muretto a secco a Cuccuru 'e Lai (Samugheo, OR) nel 2011. Fotografia di A Chergia da questo sito; nostra l'elaborazione grafica. 



Fig. 2: esempi del repertorio di segni su statue-menhir dal territorio di Samugheo. Nostra l'elaborazione grafica da statue fotografate in questo sito e dal Museo di Laconi. 

Dal rif. 1: [..] Rispetto al patrimonio simbolico evidenziato in ambito mediterraneo e continentale europeo, i monoliti sardi si differenziano per un’accentuata tendenza all' astrattismo. Sono quasi assenti le caratterizzazioni anatomiche, eccettuati gli esemplari femminili, i particolari del vestiario e degli ornamenti, e la stessa presenza di armi si limita al doppio pugnale della provincia sarcidanese, oggetto che peraltro non si ritrova comunemente (così come l’object) nelle tombe coeve, e al pugnale degli esemplari samughesi. Nel corpus dei manufatti scultorei sardi solo quelli della famiglia sarcidanese (Laconi e Isili in particolare) presentano un manifesto dimorfismo sessuale, mentre gli altri apparentemente prescindono dalle caratterizzazioni di genere, particolarmente quelli del tipo Samuugheo-Allai. Peraltro i segni di questi ultimi sembrano arbitrari, cioè privi di connessione necessaria con ciò che rappresentano, ma sono segni convenzionali quasi quanto i segni grafici della scrittura poiché non sono informi, episodici e individuali. Bisogna allora, ancora con André Leroi-Gourhan «...mettere in rilievo il fatto che l’arte figurativa. . .è direttamente collegata al linguaggio e molto più vicina alla scrittura nel senso più ampio della parola che non all’opera d’arte...». Nel caso sardo più che in altri, i segni sono espressione di un linguaggio al limite fra oralità e scrittura, un discorso mitico di cui noi, oggi, abbiamo irrimediabilmente perduto le parole. I segni sono, in altre parole, dei mitogrammi legati a particolari e complessi cerimoniali nei quali rivestono un carattere preminente parole iterate e litanie pronunciate davanti alla munità. 
Il mitogramma (sensu Leroi-Gourhan) seleziona i codici espressivi (volto, doppio pugnale e capovolto ad es.) e li assembla per tradurli in simboli e costruire un racconto mitologico. Ciò dimostra che la lettura tradizionale dei segni come riferimenti più o meno puntuali al sesso ed al ruolo sociale deve essere superata da una lettura ben più complessa, che tenga conto della polisemia dei simboli. Il pugnale, è il caso di rimarcarlo, è un simbolo di carattere transculturale, presente cioe in numerose raffigurazioni coeve dell’Italia continentale ed europee. Secondo Jean Guilaine è il segnale di un processo storico che è stato definito “la costruzione dell’ideologia del guerriero”. Tale processo si evidenzia con prepotenza nel mondo delle statue-menhir e dei massi istoriati dell’arco alpino, nonché delle stele della Lunigiana, ma non è sufficiente a spiegare la complessità dei racconti sottesi nella produzione figurativa eneolitica. [..] (1)


Fig. 3a: i siti della Sardegna che hanno restituito statue-menhir o statue-stele con segni-simboli. Modificato dal rif. 1. In diversi casi sono state inglobate o associate a strutture successive di epoca nuragica: le tombe dei Giganti (fig. 4). 


Fig. 3b: i siti della figura 3a mappati in rosso sulla cartina fisica della Sardegna attuale (modificata da Google Earth)

Fig. 4. Tre statue menhirs eccezionalmente associate (non inglobate) ad una tomba di giganti (appartenente ad una fase molto arcaica della civiltà nuragica), in località Pedras Doladas (Silanus, Nuoro), rinvenute davanti all' ingresso nello spazio dell' esedra (2).  Il segno a paletta, presente in tutte e tre le stele, viene interpretato come mazza o scettro quale insegna di dignità civile o religiosa. In basso a destra un'ipotetica ricostruzione della facciata con due delle tre stele (2). 


Fig. 5. Mappa della Sardegna Centrale dove sono state ritrovate stele, spesso frammentarie e riutilizzate  (1, 3). 

Fig. 6. Due straordinari esemplari dall' Oristanese, da Samugheo e Ruinas (vd. fig. 5). 

(1) Mauro Perra, la statuaria antropomorfa prima dei nuraghi, In: Le sculture di Mont’e Prama-La Mostra" 2014, Gangemi editore pp. 83-98
(2) A. Moravetti, Statue-menhir in una tomba di giganti del Marghine, in NUOVO BULLETTINO ARCHEOLOGICO SARDO, I, 1984, pp. 41-67, Sassari 1986. Disegni di F. Carta e A. Farina
(3) M. Perra, Simboli_antenati_e_territorio_per_uninterpretazione_del_fenomeno_dei_menhir_e_delle_statue-menhir_della_Sardegna, In: Atti della XLII Riunione scientifica dell'Istituto di Preistoria e Protostoria : L'arte preistorica in Italia, Trento, Riva del Garda, Val Camonica, 9-13 ottobre 2007. Volume 2, (2012), Trento, pp. 273-278

Si vedano anche:
Foto del giorno: statua-stele di Samugheo, 2 MAGGIO 2013
Foto del giorno: Pedras Doladas, 13 DICEMBRE 2012
Il capovolto: dal Neolitico al Medioevo?, 20 NOVEMBRE 2014