domenica 15 marzo 2015

La tomba n.8 ed i guerrieri di Monte Prama del XI-X sec. a.C. L'erudito ed il desiderio

di Danilo Macioccu
(I parte)

Fig. 1 La tomba 8 degli scavi Bedini:
non è un pozzetto semplice, ma una pseudo-cista
Le seguenti conclusioni sono il sigillo di Marco Minoja al recente libro sui Giganti di Monte Prama della Gangemi editore:

Innanzitutto una maggiore antichità delle sepolture a pozzetto semplice rinvenute nell'area settentrionale indagata: il range cronologico rilevato per l'individuo della tomba 8 dei pozzetti scavati da Bedini risulta infatti essere 1089-900 e dunque copre integralmente lo XI e X secolo a.C. Quanto alle sepolture analizzate all'interno dei pozzetti coperti da lastre scavati da Carlo Tronchetti, le datazioni analogamente calibrate, rilevate rispettivamente per le tombe n.1 e n.20, risultano comprese rispettivamente tra il 1008 e lo 838 e tra il 980 e lo 824 a.C. apparendo sostanzialmente sovrapponibili all'interno di un excursus che coprirebbe il X e il IX secolo.[1]
L'ex soprintendente prosegue:
Come è già stato opportunamente rilevato in questo volume il rapporto tra le datazioni calibrate e le sequenze cronologiche tradizionali evidenzia una retrodatazione delle prime rispetto alle seconde di circa un cinquantennio[2]
Poiché la fondazione di un qualsiasi sito deve essere datata tramite la tomba più antica e non certo con la tomba più recente, alla parola “cinquantennio”, ho per un attimo ceduto alla rassegnazione.
In Sardegna è forse inutile la ricerca basata sui moderni strumenti d'indagine come il C-14? Oppure la ricerca sulla civiltà nuragica deve limitarsi a confermare e a fornir riscontro di quel che si scopre in Oriente?

È l'archeologia una scienza così peculiare da riuscire a superare le leggi di altre scienze, tra cui, non ultima, l'aritmetica?
Tra lo XI e X sec. a.C (1089-900 a.C) della tomba 8 di Bedini e la prima metà del VIII sec. a.C. (800-750 a.C) della cronologia tradizionale proposta per statue e tombe, certo non intercorrono appena 50 anni.
Poiché non possiamo neppure considerare l'eventualità che un ex soprintendente abbia sbagliato i classici conti della serva, dobbiamo pensare che egli si sia confuso e stia confondendo anche noi.
Minoja sembra classificare la Tomba 8 tra le tombe a pozzetto semplice e le tombe a pozzetto .

Il lettore non esperto potrebbe pertanto ritenere che la tomba N.8 del settore Bedini appartenga alle sepolture più antiche. Questo implicherebbe che il C-14 abbia confermato in toto, le precedenti ipotesi degli archeologi. È infatti vero che i pozzetti semplici siano le sepolture più antiche dell'intera necropoli. Ma non è vero che la tomba 8 sia, tecnicamente, un pozzetto: è invece una tomba a pseudo-cista appartenente all'ultima fase della necropoli.


I veri pozzetti semplici sono contraddistinti con le lettere dell'alfabeto (A,B,C...Q). le tombe a pseudo cista sono enumerate progressivamente dalla n. 1 alla n.10. La confusione in cui induce il passo di Minoja, porta a ritenere che nel X-XI sec. a.C ricadano, come fu previsto, le tombe della fase più antica. Mentre è l'opposto: al X-XI a.C. è stata datata una tomba della fase più recente e pertanto, le tombe della fase più antica – i pozzetti semplici - sono ancora più antiche. Tale risultato determina una cronologia niente affatto prevista dagli scavatori del sito.
Gli scavatori del sito (Tronchetti, Bedini) da sempre connettono le statue alla fase più recente della necropoli. Dunque datando le sepolture appartenenti a tale fase si datano le statue. Le tombe a cista (serpentina Tronchetti) infatti contengono una decina di frammenti scultore, tra i quali, un
frammento di scudo ed un dito. Il frammento di scudo fu ritrovato in una delle prime sepolture del settore Tronchetti, vale a dirsi, la tomba N.6, ma un altro frammento è presente già nella tomba N.
4. (Zucca Tharros Felix V pag. 259)
Occorre tener presente che le tombe a cista di Tronchetti sono ascritte alla medesima fase delle tombe a pseudo-cista dell'area Bedini. Leggiamo a tal riguardo Zucca mentre cita lo stesso Bedini:

Alessandro Bedini ha infatti chiarito l’unitarietà del complesso delle tombe più occidentali, oggetto degli scavi dello stesso (1975), e di quelli di Carlo Tronchetti (1979). (…) la strada spiegherebbe l’andamento sinuoso della fila delle tombe che monumentalizzava il lato orientale, definendo e regolarizzando, a S dell’area lastricata con altri pozzetti circolari, che per quanto sconvolta dalle arature è attestata dai lastroni di quelle che Tronchetti considera tombe aggiunte in seconda fila per mancanza di spazio. Non è pertanto possibile distinguere queste tombe a cista da quelle scavate nel 1975 (da Bedini ndr), anche se la forma è diversa, mentre si tratta di un complesso unitario[3].

Nel libro miscellaneo Giganti di Pietra, si legge:
In una terza fase si assiste ad un intervento che possiamo chiamare di monumentalizzazione dell'area. Si rileva la sistemazione della sponda Est della strada (...) con l’apertura di pozzetti, simili a quelli citati per la seconda fase, e pseudociste,con i lastroni di copertura che, in alcuni casi, chiaramente, vanno ad incidere la delimitazione precedente dell’area e che pertanto tradiscono la loro seriorità. Questo ultimo intervento può essere avvenuto durante un certo lasso di tempo(...). In concreto, comunque, adesso si individua chiaramente un ampio tratto di necropoli, con un ingresso, che potrebbe essere centrale, la cui parte meridionale è stata completamente indagata (scavo Tronchetti), mentre quella settentrionale è scavata solo parzialmente (scavo Bedini). È a questa fase che si può assegnare la realizzazione del complesso scultoreo, quantomeno per quanto riguarda le statue a figura umana”.

Nel libro della Gangemi editore, Bedini (pag. 153) ribadisce l'idea che le tombe a pseudo cista da lui scavate, e quelle a cista, scavate da Tronchetti appartengano ad un unica fase:
Dalla zona delle tombe a pseudo-cista devono provenire i frammenti scultorei recuperati nel 1974 (...). Essi, anche se piccoli, sono significativi, come il frammento di base di statua con parte di piede, trovato presso lo stipite Nord del supposto ingresso (Tav. XVII: 2), in totale accordo con la situazione evidenziata più a Sud dallo scavo Tronchetti, dove le statue occupano l’invaso della strada antistante, spesso ancora in posizione di caduta, inclinate lungo la scarpata[4]. 

Gli archeologi, avendo già stabilito una cronologia relativa del sito, ovvero un rapporto cronologico tra le varie parti e fasi della necropoli, si sono pertanto ritrovati una tomba dell'ultima fase di Monte Prama, datata con cronologia assoluta calibrata al pieno XI-X secolo a.C anziché al VIII sec. a.C.
Per coerenza con quanto detto poco sopra avrebbero dunque dovuto datare anche le statue al XI-X sec. a.C.: se alcune tombe dell'ultima fase sono datate XI sec. a.C anche le statue risalgono a tale periodo. In quest'ultimo senso, ad esempio Luisanna Usai, [5] mentre Lai, afferma che sia necessaria la modifica dei presupposti interpretativi fin qui utilizzati [6]. Ma gli autori degli scavi ed altri ancora, evitano tale conseguenza con una una scelta teorica del tutto opposta. Tronchetti e Minoja parlano di prevalenza dei modelli teorici sui dati scientifici ritenuti contraddittori, leggiamo Tronchetti:
Le proposte rialziste basate unicamente sui metodi “scientifici” (C-14 ndr) non hanno avuto poi un grande seguito, come ha riconosciuto anche di recente una eccellente studiosa che ne era stata tra le più accese sostenitrici. Mi sento di condividere pienamente, dunque, le considerazioni di Bruno d’Agostino nel Congresso sopra citato, e fermamente ribadite anche in seguito, sulla scarsa credibilità di smontare un sistema funzionante e collaudato, basandosi solo su dati parziali che non portano a costruire un sistema alternativo coerente. Tornando al caso più specifico di Monte Prama non si può non mettere in evidenza che il dato proposto di cronologia assoluta è, allo stato attuale dei fatti, isolato. Si impone, quindi, la necessità di un ampliamento di simili indagini su situazioni ben databili e datate archeologicamente (penso ad esempio a siti come Sant’Imbenia, Sulci, Sa Osa...), per poter verificare se si rileva un diffuso e generale rialzamento delle cronologie “tradizionali”, ovvero se queste vengono sostanzialmente confermate ed il dato di Monte Prama costituisce un caso a parte.” [7]

Nel congresso cui Tronchetti si riferisce, si pose il problema della discrepanza tra le analisi al C-14, 
condotte negli insediamenti della penisola Iberica e tendenti a rialzare le datazioni tradizionali rappresentate invece dai contesti vicino orientali che le confermano.
In opposizione al rialzamento delle datazioni D'Agostino ribadisce la maggiore affidabilità delle griglie cronologiche tradizionali in base alla affidabile ceramica greca, la quale è a sua volta agganciata ad altre datazioni al C-14 nei contesti d'origine.
Come esempio migliore e più affidabile di tale griglia D'Agostino cita un altra necropoli, quella di Pontecagnano:
La serie cronologica più ricca e completa, per lo studio di questi apporti nell'ambito della I età del Ferro, è offerta da Pontecagnano. Le sue necropoli hanno, infatti, restituito la più ingente mole di ceramica greca e di tipo greco; la presenza, nei corredi tombali indigeni, di tipi ben datati, come le coppe a semicerchi penduli e gli skyphoi del tipo detto "a chevrons", trova puntuale riscontro nella periodizzazione della facies locale[8]
Quel che il duo Tronchetti-Minoja non ci spiega è se la griglia cronologica utilizzata per datare la necropoli di Pontecagnano (ed i siti iberici correlati), sia applicabile al caso Prama, o se in alternativa, se vi sia un altra griglia, e quale, nella quale rientrerebbero i reperti di Prama.

Tre sono le classi di manufatti che eventualmente agganciabili ad una griglia cronologica, potrebbero inficiare le recenti datazioni al C14: la fibula, lo scarabeo, le ceramiche.
Lo scarabeo è ormai datato al Nuovo Regno e non più allo VIII sec. a.C come nei quarant'anni precedenti si è sempre asseverato: non è in contraddizione alcuna col rialzo cronologico [9]. La fibula è effettivamente del VIII sec. a.C., pertanto risulterebbe agganciabile alle cronologie tradizionali. Ma essa fu trovata nella discarica, senza connessione alcuna con le tombe. Le fibule del Bronzo Recente, sporadiche, ritrovate in alcuni santuari nuragici, non sono mai utilizzate da Ialongo per datare i monumenti, in quanto non è dato sapere la correlazione tra tali fibule e le strutture templari, finendo con l'attestare delle mere frequentazioni. Perché mai una fibula rinvenuta in una discarica, dovrebbe essere usata per datare l'intero complesso di Monte Prama, inficiando le datazioni al C14 effettuate, viceversa, su inumati in contesti chiusi ed affidabili [10]?
La terza classe di oggetti inseribili in una griglia potrebbero essere le ceramiche. Ma proprio su tale classe di materiali è ancora impossibile distinguere nettamente tra bronzo Finale ed Età del Ferro “La carenza di contesti unitari rappresentativi dei diversi momenti del periodo non da forza ai tentativi di periodizzazione interna, che sembra potersi articolare in tre fasi corrispondenti ad un momento iniziale, pieno e finale con forme di lunga durata che rimarranno in uso, con poche variazioni, sino alla prima età del ferro.[11]

Il primo problema relativo alle ceramiche di Prama, è proprio se ritenerle appartenenti all'età del Ferro o del Bronzo Finale. Al riguardo Ugas e Santoni presentano opinioni totalmente discordanti; il primo collocò tutte le ceramiche di Prama entro l'età del Ferro. Come prova principale presentò un vaso miniaturistico ritrovato in uno dei pozzetti semplici, e dunque più antichi, della necropoli Bedini, per confrontarlo con un altro vasetto miniaturistico ritrovato a Serri. Poiché il vasetto di Serri non risalirebbe ad oltre lo VIII-IX sec. a.C, tale data costituì il non plus ultra, dei medesimi pozzetti semplici del settore e delle ceramiche di Bedini. Questo tra l'altro permise ad Ugas di stabilire confronti con l'analogo rito della deposizione di vasi in miniatura presente nelle tombe Villanoviane del IX sec. a.C. rafforzando la sua ipotesi [12]. Tuttavia la congruità di tale confronto è dubbia per la presenza di anse ad “X” nella miniatura di Serri, mancanti invece nel fittile miniaturistico di Prama [13]. In generale i vasi miniaturistici sono ritenuti poco diagnostici a causa della genericità delle loro forme. Ugas inoltre omise di evidenziare la pratica della deposizione di vasi in miniatura sin dagli albori della cultura Nuragica, ma risalente sino all'eneolitico almeno. Nello stesso Sinis, una delle rare tombe dei giganti offre testimonianza di tale pratica funeraria; nella Tomba de sa Gora e sa Scrafa fu infatti rinvenuto un vaso miniaturistico.
Diametralmente opposta a quella di Ugas, fu la disamina di Santoni. Quest'ultimo confrontò le ceramiche della Necropoli del Sinis, con numerosi altri contesti dell'oristanese, tra i quali: i centri abitati del Sinis e di Cabras (Nieddu, Crichidoris, Muras, Riu Urchi), presso depositi votivi (di Corrighias e di Sianeddu), in recenti rinvenimenti presso Tharros ad opera dell'archeologo E. Acquaro, presso il nuraghe Cobulas di Milis, tutti databili al Bronzo finale e non oltre [14]. 
Il modello “funzionante e collaudato” a cui si riferisce Tronchetti presenta vistose falle. Non dovrebbero darsi interpretazioni antitetiche, margini di errore così ampi, se ci fosse una griglia cronologica certa e consolidata.
Questo perché, la datazione delle ceramiche nuragiche di Prama e non solo, non essendo associate a ceramiche extrainsulari come quelle di Pontecagnano non possono avvalersi delle precise seriazioni delle ceramiche greche.
In realtà l'unico punto su cui Ugas e Santoni sembrano concordi è nella confrontabilità delle ceramiche del settore Bedini, con le ceramiche nuragiche trovate nel castello di Lipari, ed inquadrate nell'Ausonio II [15]. 
A Lipari, stando a Paglietti, le ceramiche Nuragiche sono presenti dalla fine del bronzo recente alla fase conclusiva del sito entro il bronzo finale III [16].
In base a quanto appena detto anche la datazione delle ceramiche del Settore Bedini collimano col risultato del XXI sec a.C.
Dunque in estrema sintesi, contrariamente a quel che Tronchetti paventa, non esiste alcun sistema funzionante e collaudato in grado di opporsi alle datazioni al C14 rilevate a Prama.

Non è poi del tutto vero che tali datazioni siano così isolate. All'interno della torre D del nuraghe Arrubiu di Orroli, furono trovate delle ghiande nella medesima stratigrafia in cui fu rinvenuto un modello di nuraghe in basalto. Gli esami al C-14 delle ghiande eseguiti presso l'Università di Madrid datano tale livello di frequentazione tra il 1132 a.C. ed il 1000 a.C. [17]. Il dato dell'Arrubbiu parrebbe confermato dagli scavi effettuati nel Complesso cultuale di Matzanni (Vallermosa, Cagliari). In questo sito il pozzo sacro A racchiudeva un modello di nuraghe, un ariete e dei piedi umani di un bronzetto, in un contesto del pieno Bronzo finale [18]. Tali datazioni al Bronzo Finale, dei modelli di Nuraghi, combaciano con la presenza nel pozzetto semplice i del settore Bedini di “possibili frammenti di modelli nuraghe”, ove naturalmente si accettasse la datazione al X-XI sec. a.C per le tombe a cista [19].
Bisogna porre in evidenza come a Prama, modelli di nuraghe e statue sono in stretta associazione. Ciò significa che quando furono scolpiti i primi, plausibilmente, furono scolpite anche le statue. Ora spero di aver chiarito al lettore i miei sospetti circa la confusione di Minoja e le argomentazioni di Tronchetti. A che cosa cioè porti “equivocare” sulla cronologia relativa tra le tombe di Prama, ed a quale problema più generale, sembra ci si voglia sottrarre.

Ma vorrei renderlo ancor più chiaro, citando un ultima volta le sibilline conclusioni:
Come è già stato opportunamente rilevato in questo volume il rapporto tra le datazioni calibrate e le sequenze cronologiche tradizionali evidenzia una retrodatazione delle prime rispetto alle seconde di circa un cinquantennio. Ne consegue di ascrivere in termini cronologici tradizionali le due sepolture 1-20 (di Tronchetti, ndr) alla piena e matura età del ferro (indicativamente metà X e prima metà dello VIII a.C, rendendo dunque compatibile anche con le cronologie tradizionali degli elementi culturali più significativi, come lo scaraboide della tomba 25.
Questa ipotesi di lettura consente interpretare in maniera convergente tutti gli elementi oggettivi evitando di forzare l'uno contro l'altro. L'inquadramento nell'ambito dei primi decenni del VIII secolo delle sepolture di Mont'e Prama e in relazione ad esse le sculture(...) all'interno di una nuova storia con nuovi protagonisti, la cui identità appare denunciata dagli elementi lasciati in traccia all'interno del contesto di Mont'e Prama e la cui matrice non può che essere levantina, come rivela lo scaraboide della tomba 25, o ancora italica, come suggerisce la fibula presente nel medesimo terreno di accumulo delle sculture.

Sottolineo come alcun accenno sia fatto alla tomba 8 di Bedini, già esclusa dal novero degli elementi utili per la corretta interpretazione del complesso monumentale.
Una volta che il dato difforme ed inaspettato è stato, con opportuni accorgimenti, emarginato e neutralizzato, esso viene escluso dal novero dei presupposti interpretativi.
Quindi si tenta di ristabilire la continuità col vecchio modello interpretativo, “evitando di forzare i dati oggettivi l'uno contro l'altro”, come se ciò fosse di per sé più scientifico del farli convergere
forzosamente l'un verso l'altro...

Tali argomentazioni sono sotterfugi per evitare il problema più grave posto dalla tomba N.8 del settore Bedini. L'intera archeologia nuragica è stata interpretata tramite le cronologie assolute del resto del Mediterraneo: Italia, Grecia, Vicino Oriente.
Questo perché il registro archeologico nuragico non dispone di contesti chiusi e fissi su cui applicare il C-14 con sicurezza, ma solo di contesti aperti e pertanto aleatori. Nei contesti aperti si cristallizza - in modo spesso caotico - l'ultima fase d'uso di un sito, mentre molte tracce della fasi intermedie e di fondazione vengono cancellate dai costanti riutilizzi e ristrutturazioni della struttura abitativa o funeraria. Il registro archeologico nuragico è pertanto ritenuto generalmente inaffidabile per la creazione di cronologie assolute e relative.
La discussione sulle origini e sulla conclusione del fenomeno architettonico nuragico risente inoltre largamente del dibattito ancora aperto circa la cronologia relativa ed assoluta della facies isolana. Infatti, le sequenze di cronologia relativa della fine del Bronzo antico e dell’inizio del medio non sono ancora ben definite e condivise; ugualmente, la definizione delle fasi del Bronzo
finale e del primo Ferro è attualmente oggetto di accese dispute. Tali divergenze di opinione dipendono anche dall’insufficiente qualità delle associazioni e dell’edizione dei reperti, come pure dalla carenza di datazioni assolute in associazione puntuale.[20]

A riprova di quanto appena detto, ovvero della inaffidabilità generale dei contesti nuragici, basti pensare al fatto che sono i siti extra-insulari, nei quali si rinviene ceramica o altri manufatti nuragici, a fornire i migliori puntelli cronologici (es. Kommos, Lipari, Cipro ecc). Ma nel riportare il Nuragico alle sole cronologie mediterranee senza disporne di nuragiche per le singole “fasi” o periodi (ad esempio Bronzo Antico, Bronzo Medio, ecc.) si finisce col leggere la storia nuragica tramite – esclusivamente - la lente della storia esterna.
È per questa via che la storiografia parlando di “nuragico”, in realtà, parla quasi sempre di qualcosa
d'altro sotto mentite spoglie.
Monte Prama è invece una serie di contesti chiusi, puntuali, affidabili, grazie alle tombe ed è dunque un occasione irripetibile per sincronizzare la storia nuragica del Bronzo Finale, tramite cronologie nuragiche effettuali ed oggettive, alla storia mediterranea. Se ad esempio occorresse verificare la datazione della tomba 8 di Monte Prama, ci sono almeno altri 9 esperimenti utili a cui ricorrere. La N. 8 è infatti l'unica tomba del settore Bedini, ad esser stata scavata integralmente, tutte le altre hanno ancora l'inumato, eventuali elementi di corredo e frammenti di sculture al loro interno. L'esperimento della tomba N.8 può esser ripetuto e falsificato con almeno altre 9 tombe: a causa del fatto che lo scavo è un intervento distruttivo ed irripetibile, non è una situazione frequente nell'archeologia. Invece Monte Prama offre questa possibilità. Affinché il dato della tomba non rimanga un caso isolato come lamenta Tronchetti, un accidente del destino, da relegare nel campo delle eccezioni inutilizzabili dinanzi al sistema funzionante e collaudato, è unicamente necessaria la volontà di scavare le altre tombe di Bedini e datarle al C-14.
È questo, unitamente alle statue ed agli inumati, il vero tesoro di conoscenza di Prama: esso diventerà col progredire delle conoscenze il sito guida di tale periodo cruciale. Si creerebbe così un discorso archeologico basato su due oggettività cronologiche: quella nuragica e quella mediterranea.
Non più un monologo, ma una dialettica nella quale il registro archeologico nuragico, non dovrà più
esser considerato come una cenerentola inaffidabile.
Dinanzi a tale prospettiva in che modo può pertanto spiegarsi il largo consenso della scelta teorica, compiuta da Minoja-Tronchetti? Com'è possibile che si possa sorvolare sui problemi di cronologia relativa ed assoluta posti dalla datazione C-14, come se nulla fosse? Anzi, com'è possibile che si compiano scelte teoriche diametralmente opposte a quel che il nuovo dato impone, ribadendo tutte
le ipotesi imperniate sul VIII sec. a.C. invece di costruirne di nuove basate sul X-XI sec. a.C.? Potrebbe essere che la scelta teorica dei due eruditi sia dettata dal loro desiderio?

1 Minoja, Conclusioni, pag. 361 in Le sculture di Mont'e Prama: Contesto, scavi e materiali / a cura di Marco Minoja, Alessandro Usai Roma : Gangemi, 2014
2 ibidem
3 Zucca, Monte Prama (Cabras, OR ). Storia della ricerca archeologica e degli studi Tharros Felix V p. 252-253
4 Giganti di pietra : Monte Prama : l'Heroon che cambia la storia della Sardegna e del Mediterraneo / Alessandro Bedini, Carlo Tronchetti, Giovanni Ugas, Raimondo Zucca, pag. 19
5 Se si dovesse accettare la stretta connessione statue-sepolture ed in particolare quelle della necropoli Tronchetti stando alle datazioni radiometriche calibrate, le sculture si dovrebbero datare al XI-X sec. a.C.” Luisanna Usai, Le statue nuragiche, In: Le sculture di Mont'e Prama - Contesto, scavi e materiali, a cura di: M. Minoja & A. Usai, Gangemi Editore, 2014, pp. 219-262
6 Isotopi stabili e radioattivi: primi dati su dieta e cronologia assoluta delle sepolture di Mont e Prama Luca Lai, O'Connor Fonzo, Elsa Pacciani , T a m sin O ’C o n n e l In: Le sculture di Mont'e Prama - Contesto, scavi e materiali, a cura di: M. Minoja & A. Usai, Gangemi Editore, 2014, p. 207
7 Tronchetti, Gli scavi del 1977-1979 Le sculture di Mont'e Prama, p. 173 - Contesto, scavi e materiali, a cura di: M. Minoja & A. Usai, Gangemi Editore, 2014, p. 207 
8 D’Agostino 2010: B. D’Agostino, Osservazioni al convegno, in International Congress of  Classical Archaeology. Meetings between cultures in the ancient Mediterranean 
9 Analisi archeometriche sullo scarabeo ed i vaghi di collana, Ivana Angelini, Gilberto Artioli, pp. 331-344 le sculture di Mont'e Prama, - Contesto, scavi e materiali, a cura di: M. Minoja & A. Usai, Gangemi Editore, 2014
10 N. Ialongo, il santuario nuragico federale di Monte S'antonio di Siligo, tomo 1, p. 21, p. 373
11 A. Depalmas, il Bronzo finale della Sardegna, XLIV Riunione Scientifica - La preistoria e la protostoria della Sardegna , p. 143
12 GUgas, i reperti ceramici dello scavo Bedini, Giganti di pietra : Monte Prama : l'Heroon che cambia la storia della Sardegna e del Mediterraneo / Alessandro Bedini, Carlo Tronchetti, Giovanni Ugas, Raimondo Zucca, pag. 266
13 ibidem
14 V. Santoni, Su monte di Sorradile, La *civiltà nuragica, Nuove acquisizioni II, p. 607
15 G. Ugas, i reperti ceramici dello scavo Bedini, Giganti di pietra : Monte Prama : l'Heroon che cambia la storia della Sardegna e del Mediterraneo / Alessandro Bedini, Carlo Tronchetti, Giovanni Ugas, Raimondo Zucca, pag. 269
17 Antonio Rubinos e Marisa Ruiz-Gálvez, El proyecto Pranemuru y la cronología radiocarbónica para la edad del bronce en Cerdeña in Trabajos de Prehistoria, nº 2, 2003, pp. 91-115.
18 Alba Foschi Nieddu, Αριστον μεν υδωρ. Il santuario nuragico di Matzanni: un tesoro ritrovato in Villa Hermosa. Storia e identità di un luogo, Sassari, 2007
19 Bedini, Mont'e Prama campagna di scavo 1975, Le sculture di Mont'e Prama, p. 173 - Contesto, scavi e materiali, a cura di: M. Minoja & A. Usai, Gangemi Editore, 2014, pag. 145
20 A. Vanzetti et alii, Complessi fortificati della Sardegna e delle isole del Mediterraneo occidentale nella protostoria, p. 93