sabato 11 aprile 2015

Monte Prama, 1977-1979: gli scavi

vd. I parte, vd. II parte

Dopo gli scavi Bedini-Ugas (3-16 dicembre 1975), quello lampo di Lilliu (8 gennaio 1977), il recupero dei due busti nel novembre 1977 e l'accesa diatriba che seguì tra Soprintendenza e "Comitato per la tutela dei beni culturali" dell'Università di Cagliari, iniziò il primo scavo co-diretto da CarloTronchetti (Soprintendenza) e da Maria Luisa Ferrarese Ceruti (Università di Cagliari). Lo scavo occupò le prime 3 settimane del dicembre 1977 (1).


Fig. 1 (modificata da (2))

Dal rif. 1: [..]I risultati del breve cantiere furono eccellenti, sia per il rinvenimento di nuove sculture sia e soprattutto per l’individuazione di una sequenza di lastroni in arenaria disposti lungo l’asse nord-sud attribuiti al luogo di culto ipotizzato da Giovanni Lilliu. La tempestiva edizione preliminare dell’intervento archeologico fu curata da Carlo Tronchetti in «Studi etruschi» del 1978. Nella scheda si precisa il carattere di discarica del complesso di sculture e di pietre brute, formatasi in epoca storica. I manufatti recuperati sono i seguenti:
- 12 torsi acefali;
- 3 teste;
- 1 base con i piedi;
- numerosi frammenti di arti superiori e inferiori;
- pezzi di archi;
- alcuni “capitelli”;
- resti architettonici. [..] 

A fine 1977 il repertorio conosciuto da Monte Prama con provenienza nota ammontava a: 6 pezzi del 1974, 41 del 1975, 407 del 1977. 2253 pezzi avrebbero arricchito il repertorio durante gli scavi successivi del 1979. In tutto, dei 5178 pezzi di cui si occuparono i restauratori tra il 2007 e il 2011, 2707 erano di provenienza nota (3). 

[..]Nel 1978, la Soprintendenza archeologica richiese al ministero per i Beni culturali e ambientali un finanziamento per lo scavo di Monte Prama sul bilancio 1979 (in quanto era già stato presentato il bilancio di previsione Lo scavo archeologico tu diretto, ai sensi dell’art. 43 della legge 1089/1939, dalla Soprintendenza archeologica di Cagliari e Oristano, nella persona del direttore archeologo Carlo Tronchetti, su delega del soprintendente Barreca. La campagna di ricerca archeologica di Monte Prama del 1979 non ebbe, infatti, la collaborazione dell’Università di Cagliari, a causa di uno stato acuto di tensione fra la Soprintendenza e l’ateneo cagliaritano, determinato dalla divaricazione fra le politiche archeologiche di Barreca (che a un tempo era anche libero docente di Archeologia fenicio-punica, chiamato a ricoprire tale incarico di insegnamento dalla Facoltà di Lettere e Filosofia cagliaritana) e quelle dall’Università di Cagliari, principalmente sulla tematica degli scavi archeologici finanziati dalla Regione autonoma della Sardegna con la L.R. 7 aprile 1965, n. 10, con interventi determinati da richieste prevalentemente estemporanee dei Comuni, senza una programmazione regionale. Carlo Tronchetti potè disporre, sullo scavo, della collaborazione di due giovanissimi archeologi della Soprintendenza, Emina Usai e Paolo Bernardini, e dello scrivente (Raimondo Zucca, ndr), allora laureando in Archeologia fenicio-punica e accolto, per volontà del soprintendente Barreca e del direttore Tronchetti, in quella straordinaria campagna di scavi dell’estate-autunno 1979[..]Soprintendenza archeologica. Lo scavo mise completamente in luce il filare di lastroni in arenaria già individuato nell’indagine di C. Tronchetti e M. L. Ferrarese Ceruti, che si rivelarono coperture di tombe a pozzetto, una delle quali (n. 25), scavata dallo scrivente il 10 ottobre 1979, restituì una collana composta da vaghi di bronzo, un vago in pasta vitrea e uno scaraboide in steatite invetriata. Le tombe, scavate fra il 3 e l’11 ottobre 1979, risultarono tutte caratterizzate da una deposizione singola di un inumato, in posizione rannicchiata.[..]  (1).

Fu durante la campagna di scavo del 1979 che Zucca stesso trovò nella tomba 25 lo scarabeo in steatite: http://monteprama.blogspot.it/2013/05/lo-scarabeo-di-monte-prama-1979-2013.html.
L'attenta ricostruzione degli eventi da parte di Valentina Leonelli, secondi i dati di scavo disponibili, ha permesso di ricostruire almeno in parte la posizione di ritrovamento di diversi pezzi di sculture sopra la necropoli (fig. 2). (3). 


                                Fig. 2: la posizione dei frammenti di sculture sopra la necropoli (dal riferimento 3)

Subito dopo  quella campagna settimanale di scavo, Lilliu durante un convegno lanciò un appello: "Lo scavo di Monti Prama non è finito, diciamocelo francamente. Adesso io non vorrei iniziare qui un discorso che può diventare ingrato e che va oltre i termini di questo convegno. Le cose si chiariranno a Monti Prama quando si saranno scavati possibilmente altri pozzetti, altre tombe che probabilmente ci sono all’interno del temenos e soprattutto quando si vedrà il collegamento che ci potrà essere tra le tombe e i resti del villaggio nuragico che ci sono. Si è cominciato lo scavo della capanna rotonda molto vicina al temenos, ci sono tracce di altri ruderi sul pendio della collina. C’è un nuraghe nella parte alta della collina, ci sono pezzi di conci squadrati che probabilmente appartengono a qualcosa che nuraghe non è e che può essere, che so, per esempio, un tempio. Allora, una parola definitiva su Monti Prama la diremo quando ci si potrà decidere a riprendere gli scavi, ad allargarli e definirli. A mio avviso è un peccato avere abbandonato quello scavo, magari ci si è rivolti ad altri scavi meno rilevanti. Il luogo è di valore eccezionale, cruciale anche per studiare il rapporto che ci deve essere stato tra Tharros, che gli era vicino, e il grosso e ricco cantone nuragico situato in una zona felice. Riguardando Monti Prama penso sempre alle belle pianure iolaee. M. Prama è una zona elettiva per immaginarvi avvenuto uno dei più suggestivi racconti della tradizione letteraria sulla Sardegna dell’età dei nuraghi. " (1)

L'appello di Lilliu rimase inascoltato fino ai giorni nostri: negli anni '70 si ebbe in tutto meno di un mese e mezzo di scavi divisi in 3 periodi.  Si è ripreso a scavare solo nel 2014. 

Rif. 2, riassunto: "La storia del complesso scultoreo di Mont’e Prama comincia con un colpo di aratro nel 1974 e prima del recente restauro è nota soprattutto per le lucide ed attente analisi di Giovanni Lilliu. A queste si sono aggiunte notizie più o meno dettagliate fornite da Carlo Tronchetti sullo scavo più esteso effettuato nel 1979.  Solo dopo l’inizio del restauro si è riacceso l’interesse degli studiosi per questo importante complesso che non trova confronto per il momento in nessun altro sito della Sardegna. In particolare sono stati editi per la prima volta nel 2012 i dati degli scavi effettuati da A. Bedini nel 1975 e sono stati pubblicati in maniera più completa quelli degli scavi di C. Tronchetti del 1979.  L’edizione completa dei dati del restauro fornisce un quadro molto più ricco ed articolato del complesso scultoreo, rispetto a quanto edito in precedenza. In particolare con il restauro sono state individuate chiaramente le iconografie di tre raffigurazioni umane: quella del pugilatore, quella dell’arciere e quella del guerriero; inoltre è emersa in tutta la sua importanza la varietà delle rappresentazioni di modelli di nuraghe. Rimangono tuttavia diversi punti da chiarire, in particolare l'originaria collocazione delle sculture e la loro datazione permanendo tra gli studiosi opinioni molto contrastanti."(2).

(1) Raimondo Zucca, Monte Prama (Cabras,OR). Storia della ricerca archeologica e degli studi. Tharros Felix 5, In: di A. Mastino, P. G. Spanu, R. Zucca (a cura di), Tharros Felix 5, Carocci editore, 2013, pp. 199-296
(2) Luisanna Usai, Mont’e Prama prima del restauro, In: Le sculture di Mont’e Prama–Conservazione e restauro" 2014, Gangemi editore, pp. 49-56;
(3) Valentina Leonelli, Il restauro richiama lo scavo, In: Le sculture di Mont’e Prama–Conservazione e restauro" 2014, Gangemi editore, pp. 377-400